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Politica
Zingaretti stoppa Renzi e Delrio. Governo M5S-Pd? Strada in salita

Alle ore 17:58 di venerdì 16 agosto arriva l'ennesimo colpo di scena in questa crisi di mezza estate il cui epilogo è ancora tutto da scrivere. Il segretario del Partito Democratico pubblica un breve ma significativo post su Facebook per dettare la linea ai suoi. I punti chiave delle parole di Nicola Zingaretti sono: Pd pronto alle elezioni, no a un governo di corto respiro ed esecutivo solo sotto la guida di Mattarella e su larga base parlamentare. Prima di tutto si tratta di uno schiaffo a chi tra i Dem, Matteo Renzi in testa, ha già bocciato il ritorno al voto dando quasi per scontata l'intesa con il Movimento 5 Stelle. Non solo, il Governatore della Regione Lazio esce allo scoperto anche per stroncare l'apertura di Graziano Delrio che proprio oggi ha proposto ai pentastellati, spingedosi troppo avanti, un contratto alla tedesca sul modello della Grande Coalizione tra Cdu e Spd.

La linea di Zingaretti è sempre la stessa. Aspettare prima di tutto che la crisi si apra davvero in Parlamento, e visti i segnali lanciati da Matteo Salvini a Luigi Di Maio è ancora tutto da vedere. In secondo luogo, no a qualsiasi ipotesi di governo blocca aumento dell'Iva o salva-conti o prepara elezioni. L'unica possibilità, da verificare con il Capo dello Stato e soltanto quando la crisi sarà davvero diventata ufficiale, è quella di un esecutivo di legislatura ma - attenzione alle parole - "con una larga base parlamentare che nasca non a tutti i costi per la paura delle urne".

Oltre all'evedente bocciatura della proposta di Renzi, qualcuno legge in queste parole anche la necessità che venga coinvolta Forza Italia in questa operazione altrimenti, soprattutto al Senato, il pericolo sarebbe quello di un governo che si regge su numeri ballerini (e infatti Zingaretti sottolinea anche "le condizioni numeriche") con il sostegno non certo degli ex M5S e del gruppo Misto e di quello delle Autonomie. Da un lato il leader dem stronca l'entusiasmo di chi già parlava di toto-premier e di toto-ministri del governo giallo-rosso e dall'altro prende tempo per capire se davvero riscoppierà la pace tra M5S e Lega e soprattutto se il Carroccio e Salvini sfiduceranno il premier Giuseppe Conte la prossima settimana. Si tratta anche di un siluro a quei giornaloni che già davano per scontato l'esecutivo M5S-Pd-LeU.

IL POST SU FACEBOOK DEL SEGRETARIO DEL PD NICOLA ZINGARETTI

Continuo a pensare che aprire dibattiti su Governi futuri prima che quello in carica cada sia un errore. Nasconde il dato politico di fondo: l'esperienza del governo populista è fallita. Il PD è pronto per andare alle elezioni e proporre un’idea diversa rispetto al Paese dell'odio e in questo senso si sta organizzando. Vedremo, dopo questo fastidioso ginepraio di parole senza contenuti e senza valori, cosa accadrà martedì nel dibattito aperto dal Presidente Conte. Diciamo no a qualsiasi ipotesi di Governo pasticciato e di corto respiro. Solo nello sviluppo dell'eventuale crisi di Governo sotto la guida autorevole del Presidente Mattarella si potranno verificare, se esistono, le condizoni numeriche e politiche di un Governo diverso con una larga base parlamentare che nasca non a tutti i costi per la paura delle urne, che non abbiamo, ma dalla reale possibilità di trasformare l'Italia, cambiare e rifondare l'Europa e ricostruire una speranza.

La proposta di Graziano Delrio: "Tra Pd e M5s serve un accordo scritto, alla tedesca" - Intervistato da Circo Massimo su Radio Capital, Graziano Delrio analizza quello che viene definito il "bacio del rospo" e ricorda di essere sempre stato "aperto al dialogo con i Cinque Stelle, non ero di quelli che dicevano ‘mai’. Ciò che serve però è un accordo alla tedesca, come Cdu e Spd, una cosa scritta. Ci si mette a sedere, si tratta, si analizza ogni punto per il bene del paese, convocando le menti migliori, per dare un’impronta diversa. Questo paese finora è stato ossessionato da argomenti che non hanno portato bene, come l’immigrazione. Mi fa piacere che Conte ne abbia preso atto. Il problema invece è il lavoro, dobbiamo abbassare il cuneo fiscale, c’è il tema del salario minimo". Oltre al salario minimo l’altro punto di dialettico sarà il reddito di cittadinanza, sul quale Delrio vede "luci e ombre": "Noi lo abbiamo criticato per un verso ma sostenuto per un altro - spiega l’ex Ministro - perché come sviluppo del reddito di inclusione era giusto. Poi hanno messo anche le politiche attive del lavoro che però non entrano in vigore, hanno creato confusione e tolto efficienza alle misure contro povertà. Non abbiamo mai fatto battaglia frontale contro il Reddito ma la misura così concepita anziché avviare al lavoro lo scoraggia". "Dobbiamo essere seri e non fare sconti, reciprocamente, avere chiara l’idea di cosa serve al paese, sennò si fallisce come i gialloverdi. Mettersi a sedere - aggiunge - non significa che l’esito sia scontato, anche se Salvini è terrorizzato all’idea".

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