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Arcelor Mittal, lacrime e sangue per Taranto: esuberi del 40% - Sciopero!

Altro che scudo penale, i veri programmi di Arcelor Mittal a Taranto sono sempre più evidenti e non promettono nulla di buono. Anzi, confermano tutt’altro che l’auspicato rilancio della produzione, quanto una sequenza di cicli produttivi al rallentatore, con una dose alquanto preoccupante di ‘lacrime e sangue’, come se ‘lavoro a discapito della salute’ non avessero già piagato abbastanza la Città dei due Mari e suoi abitanti.

Ilva Morselli

4.700 esuberi, di cui 2891 già nel 2020, con l'organico dell'ex Ilva che passerebbe dai 10.789 occupati del 2019 ai 6.098 del 2023. In pratica, riduzione di circa il 40% della forza lavoro e un’ipotesi di incremento della produzione dagli odierni 4,5 milioni di tonnellate di acciaio ai 6 milioni dal 2021: questo il calice amaro del nuovo Piano Industriale di Arcelor Mittal, che l'AD dell'azienda, Lucia Morselli, ha messo sul tavolo aperto al Mise.

Ilva fumo

Immediata la reazione dei sindacati, che hanno definito ‘irricevibili’ i tagli annunciati e prospettati da Arcelor Mittal, e già proclamato lo sciopero per martdedì 10 dicembre: "Non ci sono condizioni per aprire confronto per un accordo”, ha stigmatizzato il segretario generale Cisl, Anna Maria Furlan, a nome di tutti le organizzazioni.

patuanelli

"Sono molto deluso - ha dichiarato il ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli - l'azienda non ha fatto i passi avanti attesi", segnalando che il governo sarebbe al lavoro su un proprio piano, per rilanciare l'impianto tarantino e renderlo più eco-sostenibile. "Lo Stato è disposto a investire. Tra venerdì e lunedì il governo presenterà un suo piano industriale - avrebbe precisato Patuanelli - che farà diventare Ilva un esempio di impianto industriale siderurgico, con uso di tecnologie sostenibili, con forni elettrici e altri impianti ecosostenibili per arrivare a una produzione di 8 milioni per tutelare livelli occupazionali".

Ilva fumo2

"Questo non è un piano industriale: è un progetto di chiusura nel tempo di Taranto e di Ilva", ha commentato il segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, al termine dell'incontro al Mise. Analisi avallata dagli step dello stesso nuovo piano industriale 2020-2024 di ArcelorMittal Italia, che prevede nel 2023 la fermata del forno Afo2 e la marcia della sola linea D di agglomerato e la massa di produzione del forno elettrico ad Arco Eaf.

boccia

Inoltre, a seguito della fermata dell'Afo2, la copertura dei parchi (micidiale e principale fonte delle polveri killer) è prevista solo per 500 metri, invece di 700 metri; a cui si aggiungerebbe anche la riduzione degli investimenti sulle aree dismesse (cokerie, Afo2 e acciaieria). Sconfortanti le parole del sindaco di Taranto, Rinaldo Melucci: "Catastrofe, purtroppo, annunciata!".

Possibilista, invece, l'interventi del presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, in relazione al programma di interventi ipotizzato dal ministro Patuanelli: "A proposito dell'intervento pubblico ipotizzato dal ministro dello Sviluppo Economico, noi non amiamo l'investimento pubblico, ma è chiaro che con siti strategici come questi, occorre fare una riflessione: ove dovesse emergere un piano B, è evidente che con buonsenso e pragmatismo occorre affrontare anche questo"

(gelormini@affaritaliani.it)

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