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Bari, Comitato Fronte del Porto 'Cemento e Autorità Portuale'

La  nuova palazzina che sta sorgendo nei giardini del Genio Marittimo all’interno del porto di Bari per essere adibita a uffici pubblici e  la cementificazione di 30 ettari di mare,  prevista nell’ansa di  Marisabella, rappresentano la punta dell’iceberg  di un malinteso senso di autonomia assoluta della pianificazione portuale,  che ci porta 40 anni  indietro nel tempo al piano regolatore del porto di Bari (PRP) del 1974  recepito poi   nel 1976 dal  Piano Regolatore Generale Quaroni del 1976 tutt’oggi ancora in vigore.

Quella data ha segnato nel nostro Paese una significativa  rivoluzione legislativa in materia di porti, tutt’ora in corso, che ha riguardato anche l’urbanistica e l’ambiente e che non considera più i porti  una  variabile indipendente slegata dallo sviluppo della città.

Marisabella APBari
 

Se l’ Autorità Portuale di Bari non vuole dotarsi di un nuovo piano regolatore, pur avendo questo  ormai 40 anni di età, per non impattare con un mondo che è cambiato sul piano urbanistico e ambientale, ciò non giustifica che si debba ancora edificare nel porto per uso ufficio o cementificare il mare per parcheggio tir, laddove non è più opportuno farlo per ragioni sociali, culturali e ambientali,  lasciando anacronisticamente  immutate  la tipologia delle aree portuali.

Se è pur vero che oggi occorrerebbero diversi anni  per un nuovo piano regolatore, da sottoporre a valutazione ambientale strategica, coerente con le innovazioni legislative  introdotte dalla legge 84 del 1994 già modificata nel 20007 e oggi ulteriormente  in fase di riforma  - con un recente DDL che valorizza le nuove sensibilità socio-culturali e ambientali - è necessario anche aggiungere che a 20 anni di immobilismo e mancato recepimento di quelle modifiche legislative,  il piano regolatore del porto di Bari presenta, nonostante qualche aggiustatina con varianti di interesse  e qualche aggiornamento con il Piano Operativo Portuale (Pot) anch’esso ormai datato, tutti gli acciacchi di un vecchio porto che non vuole curarsi pur avendo incrementato notevolmente i flussi turistici.

Marisabella
 

Vengono definiti  veti in senso negativo o malcelati interessi, quelli dei cittadini organizzati in comitati fuori da ogni interesse privato e per il bene comune che si interpongono nella realizzazione di  certe  opere portuali  fuori da ogni  visione prospettica  della città.

Vengono decise  realizzate opere portuali  con conferenze di servizi senza forme di pubblicità e coinvolgimento, che seppur ancora  non obbligatorie  per legge,  restano  ignote ai cittadini che non possono   rappresentare le loro ragioni nel momento in cui tali decisioni vengono prese.

Eppure nelle  linee guida per la redazione dei piani regolatori portuali si parla di sotto-ambiti ”interazione città-porto” e di “innesti urbani” che comprendono anche il campo culturale e urbano  che non possono  essere considerati  ancora oggi oggetti misteriosi  a distanza di  20 anni dalla legge 84 del 1994  di riforma dei porti.

L’Interazione città-porto e gli innesti urbani di contenitori all’interno dell’area portuale   dovrebbero garantire il legame fisico e sociale fra la città e le aree portuali più permeabili e più compatibili con i flussi e le attività sociali, culturali e sportive della città. L ’area a verde prospiciente il Castello Svevo e il prezioso specchio d’acqua dell’ansa di Marisabella, sono solo alcuni   evidenti esempi in tale direzione, sottratti alla fruizione pubblica collettiva.

bari città metropolitana

 

Esempio emblematico e da imitare  di tale visione è rappresentato dal nuovo  Piano Regolatore del porto di Palermo.

Nella città di Bari inoltre  si assiste ad  alcuni paradossi che vedono  usi  impropri   ad uffici di pregiati edifici storici e architettonici come lo stesso Castello Svevo  e  come nel recente passato lo è stata la Chiesa Russa.

E’ auspicabile che gli illustri estensori del nuovo piano regolatore della città di Bari questa volta respingano con forza il recepimento del vecchio piano regolatore del porto di Bari  fuori da ogni logica  di una visione moderna di interazione città-porto.

In queste situazioni le opere pubbliche del demanio marittimo non possono completamente ignorare l’ “ingegneria del territorio”, di un territorio  metropolitano che deve invece gettare le basi per uno ponte verso le future generazioni al di la dei conflitti sociali  e delle decisioni poco approfondite della giustizia amministrativa.

Matteo Magnisi e Silvana Grilli

Portavoce Comitato Fronte del Porto

Tags:
bariportoautoritàcementomarisabellacomitatopiano regolatore

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