C'è un giudice a Taranto

Giovedì, 26 luglio 2012 - 18:49:00

di Angelo Maria Perrino

Ci si sono messi in tanti per nascondere la verità, ma alla fine la resa dei conti è arrivata. C'è un giudice a Taranto. E quel giudice (anzi, quella giudice, Patrizia Todisco) ha ristabilito la verità. E con essa la giustizia. I signori dell'Ilva devono rispondere davanti a un tribunale di disastro ambientale e, se la tesi dei periti verrà confermata, di morti e malattie diffuse sul territorio. Sul territorio tarantino e non solo. Perché il vento quelle polveri di diossina le porta lontano, fino al mitico Salento della taranta e del Negroamaro.

Questi imprenditori senza particolari scrupoli etici e ambientalistici,e' l'accusa dei magistrati, hanno portato a casa profitti lucrando per anni sulla salute dei cittadini e dei loro dipendenti e distruggendo il territorio. Uno dei più belli e ricchi di storia d'Europa. Con uno scempio ambientale che era sotto gli occhi di tutti e che è stato ignorato o sottovalutato per anni.

Gravi le colpe dell'impresa, ma gravi anche le colpe del sindacato che sapeva e ha taciuto. E gravi le colpe della classe dirigente,specie locale, ma anche nazionale, che non ha fatto nulla per opporsi(salvo negli ultimi tempi con la giunta Vendola che ha ottenuto da Ilva l'innalzamento di alcuni standard di emissione, senza pero' riuscire a risolvere alla radice il problema).

La vita dei cittadini è un bene indisponibile, sotto tutte le latitudini e tutti i credo, politici, filosofici e religiosi. E non può essere scambiata con il posto di lavoro. Neanche nella più povera e sottosviluppata delle aree geografiche.

La smettano i politici e gli opinion leader locali di organizzare manifestazioni di protesta per contestare le decisioni dei giudici. Siano invece compatti e dignitosi nel pretendere dai pubblici poteri rigore e severità contro i profittatori, rispetto dei diritti e norme severe che impongano il rispetto più assoluto delle leggi e la correttezza delle procedure. Pena il carcere.

E la Regione e il governo di Roma risarciscano questo territorio martoriato avviando processi di bonifica dei siti ma anche piani di riconversione dell'economia locale verso i tanto strombazzati ma mai abbastanza implementati modelli di sviluppo ecosostenibili. Sennò è inutile riempirsi la bocca con la Puglia regione dell'energia pulita, del mare limpido,dell'aria buona e del ritorno alla slow life della ruralità. Falsità da depliant turistici che andranno gettati al macero se non si punterà con decisione sulla legalità e sul rispetto della verità. Senza la quale, come diceva Karol Wojtyla, non può esserci libertà.

P.S. Visto che Regione e governo hanno stanziato 336 milioni di euro per la bonifica dell'area(ma è solo l'inizio, ce ne vorrebbero molti di più) perché la famiglia Riva con un gesto riparatorio non restituisce parzialmente alle popolazioni tarantine quanto le medesime hanno generosamente prodotto in termini di redditività e profitti aziendali? Nell'era della CSR, Corporate Social Responsibility, ossia nell'esaltazione ormai diffusa dei principi del privato sociale e della economia civile, sarebbe un gesto quanto meno doveroso.






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