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‘Capitale Italiana Cultura 2020': Bitonto carte in regola, ma la spunta Parma

E’ un diffuso fermento di orgogliosa ambizione, frammisto a sentimenti di scetticismo, quasi scaramantico, quello che si percepisce arrivando a Bitonto e attraversando i vicoli del centro storico, le piazze ricche di fascino in cui essi sfociano e, allungando l’orecchio, tra le conversazioni dei suoi cittadini, all’ombra dei palazzi gentilizi che ne nobilitano tradizioni e prospettive.

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Bitonto era tra le dieci città finaliste per la candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2020, che ha visto la vittoria di Parma, con voto unanime della Commissione.  La speranza, per la favorevole decisione del MIBACT, era radicata nella consapevolezza del ruolo da sempre svolto per la promozione culturale - in un ambito territoriale particolarmente dinamico tra entroterra meridiano e Vicino Oriente - e affidata alle testimonianze concrete di largo coinvolgimento, nelle cicliche iniziative proposte dai suoi innumerevoli animatori culturali, diventate dei veri e propri attrattori, al pari dei suoi monumenti, delle sue gallerie d’arte, delle sue chiese e dei suoi stessi eleganti palazzi nobiliari.

Prima fra tutte “Bitonto Cortili Aperti”: l’evento, organizzato dall’Associazione Dimore Storiche Italiane e dal Comune di Bitonto, che rientra nelle “Giornate Nazionali A.D.S.I.”, promosse in tutta Italia, con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo. “Due giorni” per visitare luoghi che, in quanto privati, non sono sempre accessibili, in cui Bitonto diventa Capitale dei Tesori Nascosti.

Palazzi e Cortili che si aprono ai visitatori, diventando palcoscenici e musei diffusi, con accoglienza e visite in lingua inglese, francese, spagnolo, tedesco, polacco, albanese, arabo e cinese, a cura degli alunni delle Scuole di Bitonto: che come ogni anno saranno nominati successivamente, dal Comune di Bitonto, "Sentinelle della Cultura".

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Bitonto abbaticchio
 

Una lungimirante operazione dell'Assessorato alla Cultura, che mira ad avere - da qui a vent'anni - una comunità cittadina ricca di ben 16.000 "sentinelle", in pratica una vera e propria "Fortezza"! La testimonianza e ragion d’essere di una manifestazione-evento, che trova fondamento nella consapevolezza che qui, per trasmettere il patrimonio alle generazioni future, è indispensabile la tutela degli edifici e dei relativi giardini storici. In modo da riuscire a non perdere la memoria del passato e dell’identità culturale del Paese: solide radici per un futuro senza confini.

Ma anche l’opportunità per l’intero territorio appulo-lucano di dare “respiro largo” all’appuntamento del 2019 di Matera Capitale Europea della Cultura, ampliandone e prolungandone gli effetti con un appendice di tutto rispetto come l’antica e nobile città di Bitonto.

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Città d’arte, degli ulivi e dell’olio; sede della prima Galleria Nazionale di Puglia: il Museo “De Vanna”, della storica Cattedrale - di una diocesi risalente al 1089 e perdurata sino al 1986, quando è stata unita all'arcidiocesi di Bari - e dell’antico Convento di Suore Benedettine ‘Santa Maria delle Vergini’, dove nel 1966 trovarono asilo per essere lavati, curati e restaurati molti dei libri travolti dall’alluvione di Firenze; sede anche del Museo Diocesano più grande del Mezzogiorno d’Italia.

E ancora: di un magnifico ambone e di un pulpito dal quale Gregorio IX scomunicò Federico II nel 1229; sito e teatro di una decisiva e storica battaglia nel 1734 - tra austriaci e Borbone - che portò alla nascita del Regno di Napoli come stato indipendente, nonché patria di Tommaso Traetta: l’innovatore del melodramma italiano.

Nei suoi monumenti più significativi restano scolpite pagine memorabili di storia e di identità meridiana, ma anche la pretesa discendenza “davidica” della stirpe Hohestaufen (nel passaggio dello scettro da Davide in Cathedra a Enrico VI), l’abilità artistico-architettonica impressa nel Rosone ‘asimmetrico’ - per rappresentare la dinamica ciclicità della vita - o la presenza dominante del Pie pellicane, simbolo cristologico spesso richiamato nelle composizioni medievali, e citato da San Tommaso d’Aquino nel celebre inno Adoro Te devote: "Pie pellicane, Jesu Domine, me immundum munda Tuo sanguine".

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"Kaspar jr. Van Wittel guardò a lungo il pellicano dello stemma: "Emblema di carità" (O. Wirth), che la tradizione vuole si laceri il petto per nutrire i propri figli, e allegoria del supremo sacrificio di Cristo (trafitto sulla Croce al costato, da cui sgorgarono il sangue e l’acqua, fonte di vita per gli uomini). Poi fissò ammirato anche la stella mariana dell’Assunta con la fiamma pentecostale dello Spirito Santo, e il pensiero corse a Dante e al Cristo “pellicano dell’umanità” della Divina Commedia" (da "Episcopius Troianus" di A. Gelormini - Gelsorosso Ed.).

Ma il sigillo ‘unico’ e suggestivo alla candidatura - a testimonianza che “Il futuro è nelle radici” - è custodito nel succorpo della Cattedrale di Bitonto, là dove si trovano i resti di una chiesa paleocristiana e quelli della Basilica precedente risalente al X-XI secolo, con un elegante e raffinato mosaico, rappresentante un grifone.

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Il mosaico realizzato con la tecnica dell'opus sectile e risalente all'XI secolo è in ottimo stato di conservazione. Il grifone, con la cui doppia natura - corpo di leone e testa di aquila - simboleggia nella sua sintesi iconografica la natura umana e divina di Cristo. Ed è la sua vicenda storica a dare corpo e forza all’ambizione di un’intera comunità.

Più volte continuiamo a ripeterci che il patrimonio artistico-culturale custodito nel Paese ci è stato affidato dalle generazioni che ci hanno preceduto, per poterlo conservare e valorizzare e tramandarlo alle generazioni successive. Qui, a Bitonto, questa mission è sintetizzata e racchiusa in uno dei messaggi, forse, più belli e più suggestivi che si possano immaginare.

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Lo splendido mosaico col grifone, per la costruzione della nuova Cattedrale, nel XII secolo, era destinato ad essere ‘sepolto’. Dovevano costruirci sopra e non si poteva fare altrimenti. Destinato al sacrificio! Ma qualcuno, in quel tempo - prima di iniziare i lavori - decise amorevolmente in qualche modo di conservarlo, coprendolo di paglia e di elementi che potessero proteggerlo e ‘sopportare’ l’incombente costruzione. Quasi presago, quasi a sapere che un giorno qualcun altro lo avrebbe potuto ritrovare.

Ed è quello che è successo con i lavori di scavo di qualche anno fa: il mosaico, opportunamente conservato, è tornato alla luce in ottimo stato, grazie a chi volle custodirlo per tramandarcelo. Sapeva e sperava che l’avremmo trovato. L’abbiamo ritrovato! Questo è il messaggio, credo, più forte che possa trasmettere e inviare Bitonto, per la sua candidatura a Capitale Italiana della Cultura 2020.

(gelormini@gmail.com)

Tags:
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