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PugliaItalia
Expo secondo Pietro Zito "Certezze e responsabilità"

di Pietro Zito

In un momento di difficoltà economiche e sociali come quello che stiamo attraversando, si va delineando e consolidando la figura di un consumatore più consapevole ed esigente, che chiede qualità e affidabilità all’esperienza culinaria. Per questo, oggi più che mai, i cuochi hanno l’obbligo di fornire CERTEZZE e offrire GARANZIE attraverso la loro cucina.

EXPO 2015 è un’occasione unica per far conoscere al mondo intero il nostro Paese: attraverso la biodiversità dei suoi prodotti e la vivacità della sua cucina. I cuochi hanno inoltre il non facile compito – quasi una missione - di evidenziare la particolarità del territorio in cui operano, esaltandone le caratteristiche migliori e più singolari.

I cuochi italiani diventano così ambasciatori e custodi del patrimonio alimentare del nostro Paese con il dovere di raccontarlo, condividerlo ma, soprattutto, cucinarlo al meglio.

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La missione, quindi, è quella di mettere al centro dell’attenzione il prodotto con i produttori ed i luoghi da cui ha origine; prodotto che viene esaltato ed arricchito dalla nostra tradizionale grande creatività culinaria.

Per riuscirci bisogna avere il coraggio di tornare a una cucina semplice, ma non banale, una cucina che parli anche di luoghi, di uomini, delle loro storie e delle loro passioni.

Una cucina sostenibile e attenta alla salvaguardia del territorio che l’ha generata e a cui appartiene; una cucina, insomma, deputata a trasmettere conoscenza, sapore e consapevolezza dell’appartenenza.

Solo identificando, codificando e promuovendo una cucina che cambia da regione a regione, da borgo a borgo, da valle a valle, ed abbinandola alla creatività, alle nuove tecniche ed alla pluralità delle esperienza individuali dei cuochi, sarà possibile partecipare alla creazione di un grande patrimonio gastronomico e contribuire, quindi, al superamento di questo difficile periodo per l’economia del settore.

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E’ fondamentale e non più rimandabile far radicare una nuova cultura d’impresa nella ristorazione Italiana. La nostra identità gastronomica è l’unica via per uscire dall’omologazione culinaria e dai pericoli della globalizzazione del gusto.

Attraverso questi semplici pensieri mi preme trasmettere il mio sincero auspicio di vedere un giorno riconosciuto, a livello mondiale, il nostro patrimonio gastronomico come unico e irripetibile, alla stregua del nostro patrimonio storico, artistico e monumentale.

Se oggi, con orgoglio, mi trovo qui circondato dai più grandi chef Italiani e del mondo non è certo per la mia tecnica o abilità in cucina ma è perché, da oltre venti anni, racconto con amore la storia della mia terra e dò certezze e garanzie con la semplicità dei miei piatti. L’impegno e la serietà nel garantire la qualità di un piatto in ogni sua componente contribuiscono a rendere Antichi Sapori, a Montegrosso di Andria, uno tra i più apprezzati e stimati ristoranti pugliesi, conosciuto in ambito internazionale.

Zito Pietro
 

Considerando quali soggetti destinatari della Carta di Milano i cittadini, le imprese, le associazioni e le istituzioni, a loro esclusivo beneficio suggerisco una attuazione concreta e solerte di quanto sopra evidenziato. I vantaggi di questa operazione, da realizzarsi a livello nazionale, riguarderebbero:

1 - i cittadini, a cui si darebbero certezze e garanzie sull’origine del prodotto;

2 - le imprese, valorizzando la micro-economia;

3 - le associazioni, creando una fitta e virtuosa rete di produttori;

4 - le istituzioni, incentivando il mercato agroalimentare delle piccole e medie imprese e, con esso, il settore terziario.

In conclusione, l’invito è a prendere coscienza che la nostra grande ispirazione e la nostra grande risorsa sono le materie prime e le persone che le producono: i contadini, gli allevatori, i pescatori che si trovano dietro ogni singolo prodotto per poter condividere con loro il nostro successo.

Il rispetto, la soddisfazione e la crescita del consumatore consoliderà il successo della cucina italiana nel mondo solo attraverso l’alleanza tra cuochi e produttori.

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Pietro Zito non ama essere definito chef. Egli è un uomo che, dietro la dolce timidezza con cui accoglie i suoi ospiti, cela una vasta cultura gastronomica, appresa in parte dai genitori e dai nonni, in parte sul campo.

La storia di Antichi Sapori comincia così, nel 1992 a Montegrosso di Andria, quando il giovane Pietro Zito, perito agrario e orgogliosamente figlio di contadini, decide di passare dietro ai fornelli, ma mantenendo ben solida la sua posizione nei campi.

Una sorta di richiamo irresistibile, che Pietro ha sentito dall’infanzia in questo borgo contadino e che lo ha portato a diventare patron di un ristorante-culto frequentatissimo: qui lo stress della vita cittadina si eclissa pian piano, lasciando il posto ad una serie infinita di emozioni e ricordi olfattivi e gustativi, che non ti abbandonano nemmeno quando, lasciato il ristorante, sei sulla via del ritorno.

L’impressione è davvero quella di essere a casa, tra amici di vecchia data che ti ricoprono di attenzioni e ti raccontano l’origine di ogni piatto; per preservare quest’atmosfera il ristorante è stato recentemente ristrutturato e i coperti sono stati ridotti. Ora si può osservare il lavoro dei cuochi attraverso un’ampia vetrata oppure decidere di fare una capatina tra i fornelli: “Non è vietato entrare in cucina” è i'l motto che Pietro ama suggerire ai suoi amici. La semplicità e la genuinità sono doti che non vanno tenute nascoste (ag).

 

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