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Il Sud da “questione” a opportunità strategica per lo sviluppo del Paese

L’occasione per ricordare  Enzo Binetti - uomo delle istituzioni, imprenditore, politico e sottosegretario alla Giustizia durante il governo Ciampi - e presentare l’Associazione che ne intende tener viva la presenza, attraverso il racconto e gli affetti famigliari, ha visto riuniti - al Circolo della Vela Bari - alcuni illustri amici, accolti e accompagnati nella discussione da Gilda Binetti, per dialogare su una fase storico-politico-economica italiana particolare, che rischia di sbiadire nell’evanescenza chiassosa e confusa dell’odierna superficialità analitica.

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Ugo Patroni Griffi, Presidente dell’Autorità Portuale del Mare Adriatico Meridionale, Giuseppe De Tomaso, Direttore Responsabile de ‘La Gazzetta del Mezzogiorno’ e Francesco Boccia, Presidente della Commissione Bilancio - Camera dei Deputati, hanno dialogato con Vincenzo Scotti, deputato, più volte Ministro della Repubblica, sindaco di Napoli, vicesegretario della DC e autore - insieme a Sergio Zoppi - del libro “Non fu un miracolo - L’Italia e il Meridionalismo negli anni di Giulio Pastore e Gabriele Pescatore. Testimonianze e riflessioni”, Eurlink University Press Ed.

Una lucida analisi sul miracolo economico dell’Italia, che fu reso possibile proprio dalla strettissima collaborazione che si instaurò tra la politica e l’alta amministrazione. Un libro “maieutico” l’ha definito in un suo editoriale Giuseppe De Tomaso. L’obiettivo degli Autori, infatti, oltre a offrire alla storia del nostro Paese alcune testimonianze - che aiutano a far luce su un periodo tanto complesso quanto fattivo - è quello di suscitare una riflessione, perché non vada disperso un modello - originale e vincente - di intervento pubblico sul territorio, che potrebbe tornare assai prezioso anche ai nostri giorni.

Un modello che già Alcide De Gasperi, prima, e Aldo Moro, in seguito, avevano provveduto a indicare con lucida lungimiranza, convinti che il Mezzogiorno non poteva essere affidato ai soli meccanismi del mercato, ma richiedeva un discreto e incisivo intervento dello Stato.

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L’intuizione faceva perno sugli effetti di stabilizzazione che l’aumento della produttività media al Sud - grazie alle politiche economiche di sviluppo del Mezzogiorno varate dai Governi nazionali degli anni ’50 - avrebbe avuto sull’economia, non solo italiana ma anche europea, agevolando di conseguenza i processi di integrazione.

Ma soprattutto, come ha evidenziato Ugo Patroni Griffi: “Concependo l’eliminazione degli squilibri tra Nord e Sud dell’Italia non come interventi correttivi, ma come veri e propri propulsori di una politica di sviluppo”. Il modello, infatti, tendeva a superare la questione meridionale, trasformandola in opportunità, agendo sull’equilibrio tra produzione agricola e produzione industriale al Sud, promuovendo nuovi insediamenti industriali (spinti dalle Partecipazioni Statali) e al contempo incentivando l’iniziativa privata.

Sintesi e attore principale di quello che “Non fu un miracolo”: il capolavoro della Cassa per il Mezzogiorno, frutto della creatività di Sturzo, Moro e dell’allora Governatore della Banca d’Italia, Donato Menichella, con l’apporto significativo di Vanoni, Campili, Pastore, Pella e La Malfa, nonché di Tecnici di alta qualità etica e professionale, che viene dotato di fondi certi e cospicui (100 miliardi di lire l’anno che diventeranno presto 1.200 miliardi per un decennio).

“Al Comitato dei Ministri, a lungo presieduto da Giulio Pastore - ha sottolineato Vincenzo Scotti - spettava l’elaborazione dei programmi pluriennali e il coordinamento con gli interventi ordinari ministeriali, oltre che vigilare politicamente sulla Cassa: il vero grande organismo di progettazione generale, di supervisione, di controllo tecnico e soprattutto di finanziamento”.

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“L’impulso dato alla Cassa dalla presidenza dal 1954 di Gabriele Pescatore, giovane Consigliere di Stato - ha ricordato ancora Scotti - segnerà una crescente attenzione all’indispensabile sviluppo industriale, cambiando il volto del Mezzogiorno e introducendolo a pieno titolo nei processi di modernizzazione”.

Un’analisi storica e politica condivisa da Francesco Boccia, presidente della Commissione Bilancio della Camera: “L'esperienza di Pastore e Pescatore ci induce a riflettere su quanto abbiamo fatto. Per accrescere la consapevolezza che l'aggancio vero, duraturo e robusto all'Europa - oggi come allora - si fa con un vero tentativo di coesione nazionale”.

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“I tanti Governi che si sono succeduti negli ultimi vent'anni - ha puntualizzato Boccia - hanno fatto alcune cose. In alcuni casi anche utili, in altre ridondanti e, spesso, morte dopo gli annunci. Nel complesso non si può dire che di Sud non si parla, anzi, forse per alcuni aspetti, si tende a parlarne pure troppo. Il vero problema, però, è la priorità che gli si riserva”.

“Nel decennio 1958-1968 oggetto di quella grande trasformazione infrastrutturale, rurale e culturale che analizziamo oggi - ha ricordato Francesco Boccia - tutto il Paese riteneva che il Mezzogiorno fosse ‘la priorità’. E non solo per i problemi di allora come analfabetismo, mafia e arretratezza delle aree interne, perché anche al Nord c'era la consapevolezza che il Paese sarebbe cresciuto solo se a crescere fosse stato il Sud”.

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“Oggi questa tensione non c'è”, ha lamentato il presidente Boccia, “Nel provvedimento appena varato dal Governo sulla programmazione pluriennale fino al 2032 abbiamo preteso che nel parere della Commissione Bilancio ci fosse il vincolo di destinazione delle risorse destinate al Sud. Ora, però, è necessario avere anche i dettagli di dove andranno quei 19 miliardi su 46 in 13 anni per le infrastrutture e soprattutto è necessario aumentare le risorse per la ricerca limitate a 1,4 miliardi su 46”.

“Il Sud ha nel motore giovani digitali brillanti e atenei, a partire dal Politecnico di Bari - è stata l’esortazione conclusiva di Boccia - che possono giocarsi qualsiasi partita in giro per il mondo, ma questa consapevolezza deve diventare patrimonio collettivo”.

L’inconsapevole regia della piacevole e interessante serata ha voluto che il gruppo dei relatori si ritrovasse posizionato sotto l’installazione artistica e luminosa di Daniela Corbascio, “Sud”, nell’insolita visualizzazione ‘speculare’, che faceva leggere a tutti un profetico: “buS”…!

(gelormini@affaritaliani.it)

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Pubblicato sul tema: Scotti e Patroni Griffi ‘In ricordo di Enzo Binetti’

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