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La Basilica di Santa Maria di Siponto rivive nella luce imbrigliata di Tresoldi

Fissando l'animazione sinuosa, virtuale e reticolata sullo schermo del suo computer delle sue opere o delle strutture a cui stava lavorando, Edoardo Tresoldi ha individuato un percorso apparantemente al contrario, ma tutto teso a "dare un futuro concreto al passato". Quell'animazione virtuale poteva realizzarsi, e non c'era nemmeno da chiedersi come: atraverso la stessa rete riprodotta dal foglio elettronico di lavoro, con una semplice "rete metallica".

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E così, dopo una serie di installazioni realizzate in giro per il mondo, partendo dalla pianta della sua struttura originale, ha pensato di ricostruire a Siponto, frazione di Manfredonia - il cuore pulsante di una delle più antiche diocesi meridionali - l’imponente Basilica paleocristiana. Edoardo Tresoldi, anche questa volta, ce l'ha fatta. L’artista romano, noto per riuscire a realizzare grandi strutture trasparenti attraverso intricati reticolati di fili metallici, ha imbrigliato la luce del passato in una modernissima opera d'arte, capace d'illuminare le prospettive lunghe di un pezzo di Puglia a ridosso del Gargano.

Sorpresa e ammirazione per risultato di un’interessante collaborazione tra la Sovrintendenza Archeologica della Puglia ed il segretariato del MiBact. Che ha coinvolto l'estro e la tecnica di Tresoldi per preservare quello che restava della Basilica di Siponto (la base rinvenuta negli anni '30 e un prezioso mosaico), e in qualche modo desse corpo a qualcosa che c'era, ma non era più!

“Mi ero già confrontato con alcuni lavori legati all’architettura - commenta EdoardoTresoldi - ma si trattava piuttosto di sculture, che usavano il linguaggio dell’architettura. Questa, invece, non solo è un’architettura vera, di dimensioni reali, ma si rapporta ad un discorso dedicato alla storia e all’antico. Oltre ad un lavoro sullo spazio, è stato fatto un lavoro sul tempo”.

"Insieme agli storici dell’arte e agli archeologi, comparando e confrontando altre chiese paleocristiane del periodo, abbiamo definito quali potevano essere le dimensioni, le altezze e tutti i rapporti interni della Basilica", spiega Tresoldi. "Partiti, quindi, dalla pianta e da alcuni elementi rinvenuti dagli scavi, siamo riusciti ad ottenere un’ipotesi molto verosimile di quello che poteva essere la chiesa in quell’epoca".

Nel parco di Siponto a Manfredonia, i resti della Basilica paleocristiana coabitano con una chiesa romanica di 600 anni dopo. La struttura trasparente di Edoardo Tresoldi, non solo rende "visibile" l'immaginato, ma diventa soluzione sperimentale e modello sostenibile per ogni sito o scavo archeologico.

“Una scelta che dimostra la cultura e il coraggio della Soprintendenza - ha sottolineato Giovanni Carbonara, Ordinario di Restauri di Monumenti, Università La Sapienza Roma - attenta non soltanto al restauro prudenziale dell’opera, con l’obiettivo di non danneggiarla, ma anche alla sua comprensibilità”. E soprattutto per aver voluto dare fiducia alla creatività di un artista, anzichè affidarsi, come da tradizione, alle soluzioni-design degli architetti.

Una soluzione che conosce precedenti importanti: “Vicino Roma, sul tempio di Apollo a Veio, Franco Ceschi ha realizzato una costruzione con dei tondini di acciaio che danno un’idea del tempio, altrimenti incomprensibile. Inizialmente - ha ricordato Carbonara - doveva essere una cosa provvisoria, poi è piaciuta tanto ed è rimasta definitiva".

Lo stesso professor Carbonara ha poi aggiunto: "Il restauro è manutenzione e prevenzione attraverso tecniche innovative. Fare restauro è un modo di fare critica e fare storia, non espressa verbalmente ma tradotta in atto. Si lavora sull’opera materiale e non sulla sua concezione, non si agisce su copie - come in letteratura, poesia e musica - ma sempre e solo su originali unici e irripetibili. Per questo servono professionalità sempre migliori e tecniche sempre più affinate, che diminuiscano l’invasività dell’intervento, che garantiscano la reversibilità e la compatibilità”.

Il progetto ri-generante della Basilica di Santa Maria di Siponto ha visto lo svolgersi dei lavori in circa cinque mesi. "È stato un progetto fatto di grandi entusiasmi - ha ribadito Tresoldi - nasceva come un’enorme sfida. Tutti i giorni ti svegliavi con questa voglia infinita di fare le cose. Lo studio tecnico iniziale è stato quello più stressante: non avendo mai fatto un’architettura così grande, completamente costruita in rete metallica, ho dovuto inventare un sistema di tenuta. Un momento di stress e di grande tensione, ma anche la parte, forse, più stimolante di tutto il progetto".

Ancor più sorprendente, se si pensa che Edoardo Tresoldi ha affrontato l'architettura aleocristiana per la prima volta: "La mia preparazione sulla storia dell’arte dell’architettura è sempre stata abbastanza vaga, sono arrivato in Puglia, qui a Manfredonia, da vergine. Avevo già fatto dei lavori in alcune chiese inglesi, ma erano di altri periodi. Importante, interessante e basilare il collegamento tra me e tutti gli altri architetti che, nella storia, hanno lavorato in quello spazio e su quelle forme. Quando ti trovi a lavorare su un’intervento così site specific - conclude Tresoldi - devi relazionarti con l’ambiente circostante. A me piace essere influenzato dal posto dove lavoro, e mi piace che ci siano delle cose che non scelgo io, ma che le sceglie lo spazio al posto mio".

(gelormini@affaritaliani.it)

(Photo di Michele Vitulano -

Variazioni cromatiche a cura di Michelangelo De Meo )

Tags:
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