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La CGIL a congresso a Bari per eleggere il Segretario. Governo assente

Ha preso il via a Bari il XVIII Congresso della CGIL, che dovrà eleggere anche il Segretario Generale, dopo gli 8 anni di mandato di Susanna Camusso. Il sindacato rischia la spaccatura e si conferma il testa a testa tra Maurizio Landini e Vincenzo Colla. Anche se le diplomazie sono al lavoro per cercare una soluzione unitaria.

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868 delegati, 1.500 invitati e oltre 100 ospiti delle delegazioni straniere in rappresentanza di 40 Paesi, saranno riuniti a Bari in Fiera del Levante fino al 25 gennaio. Non è certo un buon segnale l’assenza del Governo, mentre dopo l’intervento di Susanna Camusso e quelli dei segretari generali di Cisl e Uil, Annamaria Furlan e Carmelo Barbagallo, mercoledì 23 è prevista anche la lectio magistralis di Rosy Bindi, ex ministro della Sanità, sul 40esimo anniversario della Riforma Sanitaria.

Assicurata la partecipazione del Presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, e di altri esponenti politici, a partire dai candidati alla segreteria del Pd, Maurizio Martina e Nicola Zingaretti.  Il Segretario sarà eletto giovedì 24 da un’assemblea generale con circa 300 membri.

A favore di Vincenzo Colla si sono espressi i segretari del settore Trasporti, i Pensionati, i Chimici, quelli delle Comunicazioni. A favore di Landini, oltre che Susanna Camusso e la maggioranza della segreteria uscente, ci sono la Funzione pubblica, i Metalmeccanici, i Lavoratori del commercio, gli Alimentaristi, i Precari, i Bancari.

Sull'elezione del nuovo leader la segretaria ha rimarcato “il valore del noi”. “Penso che la Cgil non se lo meriti. Mentre attendiamo delle risposte – ha dichiarato - non rinunciamo ad una idea unitaria della Cgil e del suo gruppo dirigente”.

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INTERVENTO DEL PRESIDENTE EMILIANO AL XIII CONGRESSO NAZIONALE CGIL A BARI

“Carissimi amici e amiche, compagni e compagne, innanzitutto vi sono grato di avere scelto Bari e la Puglia per questo importantissimo evento, che per noi rappresenta un momento di riflessione che senza la forza del sindacato è impossibile realizzare in questo Paese. Abbiamo cominciato qualche anno fa a difendere il sindacato e lo abbiamo fatto qui, partendo dalla Puglia, in una terra che è sempre stata consapevole delle proprie debolezze, non le abbiamo mai negate, ma che ha sempre rappresentato anche una grande energia e una grande forza per la democrazia italiana e per la lotta del Mezzogiorno.

Non ci piangiamo addosso ma siamo anche consapevoli che senza dire la verità sempre e comunque, in ogni luogo, è impossibile la battaglia politica e la manutenzione permanente della Costituzione. È per questo che la Puglia è stata una delle terre che si è schierata a favore dei referendum sul lavoro della CGIL, è ha difeso la scuola pubblica con le unghie e con i denti, rimettendoci anche del proprio. È per questo che difendiamo l'ambiente da qualunque Governo immagini di utilizzare la bellezza e la forza del mare per stupide speculazioni senza costrutto e senza futuro economico. È per questo che noi ci sentiamo al fianco della CGIL, non per compiacerla sistematicamente, non sempre questo è potuto avvenire, ma quando insieme abbiamo fatto la battaglia per l'Ilva mi sono sentito parte di una lunga storia politica che però non ha smesso di evolversi, non ha smesso di crescere. Una storia che si è modernizzata ed è andata verso obiettivi che non possono solo essere quelli della difesa del lavoro, ma devono contemporaneamente inglobare e tenere insieme una visione della società e del modo di produrre collegate all'ambiente, alle nuove tecnologie e alle occasioni che da questo possono derivare.

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E con una discussione sempre franca siamo arrivati insieme ad una buona conclusione. Non ci siamo compiaciuti gli uni gli altri e ci auguriamo che il Governo riesca ad aprire finalmente la discussione sulle nuove tecnologie che devono presiedere il nuovo impianto siderurgico di Taranto. Basterebbe l'importanza di quell'impianto a giustificare ogni discussione anche in sede nazionale, però c'è qualche cosa di più: c’è l'idea di una capacità di produzione carbon free, che non rilasci emissioni in atmosfera di Co2 né di altri materiali inquinanti, che possa trasformare la nostra competitività e possa restituirci un ruolo produttivo anche nel settore dell'acciaio in tutto il mondo. E ci possiamo riuscire solo se mettiamo insieme la saggezza di chi rappresenta la protezione dei lavoratori ma anche, per cultura e per storia, quella dei cittadini. Perché nella vostra storia non c'è solo la protezione corporativa del lavoratore, ma una visione complessiva della società.

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Il motivo per il quale ad ogni discussione tra noi segue sempre una grande e determinata volontà di riconciliazione e di ricominciare il lavoro, dipende da questa comune cultura che la Puglia custodisce per storia. Non vi sto a ripetere i nomi ai quali noi dobbiamo dare un futuro e un seguito. Ma l'idea della Casa del lavoro di Bari sia stata l'ultima a cadere nel ‘22 dopo la marcia su Roma, e che Peppino Di Vittorio l’abbia difesa con al fianco la moglie incinta a due passi dal Comune di Bari; il fatto che quel teatro di cui parlava il Sindaco è stato il teatro nel quale si è immaginata l'Assemblea costituente, non sono accidenti della storia. Il motivo per il quale la Regione Puglia è la regione che riesce con maggiore efficienza a spendere tutti i fondi a propria disposizione - siamo la prima Regione italiana e una delle prime d'Europa - non è un caso, ed è merito di una cultura condivisa. Il fatto che abbiamo risalito negli ultimi tre anni i livelli essenziali di assistenza del nostro sistema sanitario, fino a raggiungere il picco massimo mai raggiunto nella storia d nostra Regione, non è il frutto di questo o quel Presidente, ma è una volontà che dal Mezzogiorno, senza stare col cappello in mano ma con la schiena dritta, mira a restituire al Paese ciò che il Paese ci ha dato, anche se qualche volta con eccessiva parsimonia.

Noi ci auguriamo che questa grande storia nella quale la Puglia si inserisce, sia ricucita con la delicatezza e l'intelligenza che vengono da una tradizione alla quale noi sentiamo tutti di appartenere. Se siete qui evidentemente è perché questa appartenenza la sentite e la trasformerete senza dubbio nelle vostre azioni future. È indispensabile che questo patrimonio immenso sia nuovamente proposto al popolo italiano non come una vecchia litania di interessi corporativi e lobbistici, perché purtroppo per un periodo è forse ancora oggi siamo considerati così, parlo della mia parte politica. Abbiamo bisogno di restituirlo all'unità del popolo italiano, dobbiamo restituire questi argomenti nella loro complessiva capacità di leggere il momento per rilanciare il processo dell'unità europea. 

Abbiamo bisogno di dire chiaramente che l'obiettivo sono gli Stati Uniti d' Europa. Sappiamo che l'Unione europea così com'è rischia di perdersi nei meandri di una burocrazia sicuramente efficiente, checché se ne dica, ma incapace di restituire ai cittadini quell'entusiasmo e quella voglia di essere europei che si è persa in questi anni.

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Bari è stata scelta non solo da voi, ma da moltissime altre istanze importantissime di questo Paese, come un luogo di permanente discussione. Non deve essere un caso se i patriarchi del Mediterraneo siano stati riuniti il 7 di luglio qui per discutere della pace nel Mediterraneo, e che a breve ci sarà un sinodo di 600 vescovi che verranno a discutere del futuro del mondo. E la nostra parte politica, che è ampia, non può essere divisa, non può essere assoggettata alle singole personalità, ha il dovere di ricucire una visione del mondo nella quale, il mondo del lavoro nella sua autonomia dovrà attuare la riconciliazione con la rabbia delle periferie italiane. Con la rabbia di chi non si sente rappresentato, con la rabbia di chi pensa che ogni tanto spazzare via tutto con un idrante gelato sia l'unico modo per perseguire la propria salvezza personale e quella collettiva. Non perdiamo la speranza di ricominciare questo cammino. Proviamo a riconciliarci prima di tutto e poi a lavorare insieme. Si diceva una volta ‘compagni allo studio e alla lotta’: lo studio è importante, non si può affrontare la grande questione ambientale di questo Paese e dell'Europa senza che ci siano grandi luoghi di approfondimento. E io mi auguro che attraverso lo studio, l'approfondimento, la condivisione, l’eliminazione dei conflitti e finalmente la restituzione del ruolo imparziale alle istituzioni politiche, si possa ricostruire questo Paese.

La CGIL è in campo da sempre. In campo quando si trattò di difendere l'Italia dalla rivoluzione fascista, in campo da quando si difesero gli impianti industriali che i tedeschi volevano distruggere, in campo quando ci sono stati attacchi mafiosi alle istituzioni, con perdite anche personali. Questa grande eredità non appartiene al passato, ma è l'eredità del futuro di questo Paese. Voi lo rappresentate fisicamente e quindi nel darvi il mio augurio per un buon congresso, vi dico viva la CGIL, viva il movimento operaio dei contadini viva l'Italia”.

(gelormini@affaritaliani.it)

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