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PugliaItalia
La Puglia 'impalata' (di E. Tangrosso)

Non si arresta lo scempio del paesaggio e della campagna Dauna.

In maniera irrefrenabile vengono piantate sempre nuove pale eoliche nelle contrade della provincia di Foggia prima sui profili delle colline, dopo sui loro versanti, poi sui rilievi di pochi metri, ora anche in basso, in pieno Tavoliere.

È una marcia senza ostacoli quella della palificazione del territorio pugliese, una resa senza condizioni alle organizzazioni para-energetiche e para-ecologiche che non trovano alcuna forma, neanche minima o solo apparente, di resistenza.

L’ultima aggressione in ordine di tempo è una sorta di OPA speculativo-finanziaria che invita chiunque ad investire nell’energia prodotta dal vento attraverso la realizzazione di campi eolici in “multiproprietà”. Investendo qualche decina di migliaia di euro si possono acquistare quote di società che impiantano e gestiscono “parchi eolici”.

eolico parco energia
 

Un’ultima ibridazione a metà tra la “speculazione” (pardon investimento) finanziaria e l’impresa energetica super incentivata dal governo, che garantisce buoni margini d’interesse a fronte di bassi rischi, almeno così annuncia la pubblicità tutta buoni propositi e buoni sentimenti, lanciata da una società non meglio identificata, ma assai ambiziosa a vedere le numerose pagine di giornale comprate per convincere i potenziali investitori.

Chi potrà resistere, visto anche i tempi, al canto di una simile sirena? A chi potrà importare della cultura, del paesaggio, della sacralità dei luoghi, dell’agricoltura? A chi starà ancora a cuore una Puglia sognata dai più come luogo scampato alla furia distruttiva dello sviluppismo, terra fautrice di un’agricoltura tecnologica ma ancora rispettosa della campagna, regione ontologicamente accogliente, clemente con i profughi, i migranti, i pellegrini, aperta alla biodiversità di ogni vivente.

Mentre i pugliesi riservano la poca ferocia di cui dispongono solo contro il paesaggio aumentano il numero dei nuovi schiavi che, invisibili agli sguardi, protetti dai “ray ban”, di politici e affaristi di ogni sorta, continuano a lavorare proni con il muso nelle zolle a raccogliere pomodori, carciofi, ortaggi, uva, pesche, olive; il tutto per pochi euro, per la fortuna dei neocaporali ed i portafogli di rampanti agricoltori di chiara formazione neoliberista, sconosciuti all’intendenza di finanza, ma regolarmente tesserati al SEL.

Neanche uno sguardo di risarcimento, una parola di riparo per uno scempio sistematico, pensato e organizzato a danno del territorio da parte del “Rivoluzionario Gentile”, del colto filosofo terlizzese (e dal suo seguito) che, com’è noto, tiene con uguale “pahtos” agli operai dell’Ilva e ai membri della famiglia Riva, ma purtroppo non mostra nessun interesse per il paesaggio e la civiltà contadina ne tanto meno ai nuovi schiavi; in fondo lui resta un nostalgico appassionato della mitica epopea dell’industrialismo post vittoriano.

eolico pale
 

Impianti para-energetici dappertutto, specchi e ventole che feriscono lo sguardo che violentano l’anima dei luoghi, una masseria dalle architetture spontaneamente rurali, bianca di calce, rilucente al sole del mezzogiorno sotto il roteare di eliche piantate da mani di giganteschi ed insolenti bambini, sono la sintesi di un horror vacui diffuso e dilagante che ormai caratterizza l’immagine del mix post-moderno della nuova Puglia.

Zelanti intellettuali, ex comunisti, convertiti alla scuola economica di Chicago osservanti allievi di Milton, Friedman e  Stigler  ci spiegano, ogni giorno, cosa è o non è utile a realizzare lo sviluppo della nostra terra per entrare finalmente a pieno titolo e senza timore nel libero mercato dell’economia globalizzata.

L’antica  civiltà contadina, è solo un retaggio, un incubo pezzente che puzzava di miseria e di fame e non una civiltà che si reggeva sulla forza delle braccia e la dignità delle persone che coltivava assieme ai frutti della terra l’onore e la convivialità (termini ormai desueti e sconosciuti alla post modernità), che si inebriava di bellezza e di frugalità che aveva rispetto tanto per gli uomini quanto per gli animali, che teneva alle piante come alle cose.

Una Puglia sottomessa da una modernità avida e micragnosa, stuprata da un progresso strabico e rachitico che avanza con le buone maniere, con una forma di sordido e sadico autolesionismo che si manifesta attraverso una voglia ottusa e pervicace di distruggere e negare ogni utile inutilità.

eolico parco
 

Le “mezzane”[1], un tempo regno di pecore e cani, odorose di origano e salvia, ombreggiate da roverelle e perastri che nascondevano gelosamente, all’occhio profano, fragranti funghi cardoncelli e guizzanti asparagi, oggi sono rotte da pale eoliche ed invase dai pannelli fotovoltaici.

Il paesaggio è letteralmente irriconoscibile ha perso ogni caratteristica, ogni peculiarità, la Daunia come il Vermont, la Capitanata come la Foresta Nera, una nuova civiltà si va affermando come una sorta di pialla omologatrice che leviga diversità e caratteristiche per renderle sempre più lisce e modellate al flusso standardizzato del mercato e dell’economia finanziaria.

Il prezzo è un’agitazione da coping -noi come gli altri-, un’ansia da inseguimento verso modelli produttivi standard, uno spaesamento alessitimico[2], insomma, tutti affaticati a colmare distanze con la frustrazione di voler tendere a quello che non siamo con la mortificazione di sentirci inadeguati oltre che arretrati, ma poi da che o da chi?

eolico parco tramonto
 

La smania di fare per fare ci stravolge, trasfigura le nostre belle e aggrumate città, i luoghi dove la filosofia, il pensiero ancora bambino giocava e si esercitava in attesa di diventare adulto, in attesa di diventare “Occidente”. Gli armoniosi centri storici sono ormai assediati da una edilizia affaristica, arruffona e mondializzata, sempre alla ricerca di nuove aree da sottrarre alla campagna, di nuove discariche da riempire di rifiuti, di nuovi siti eolici, fotovoltaici, da mettere a produzione.

Però, “non è tutto nero quello che è buio”, proprio in questo crepuscolo delle civiltà non omologate, in questa apocalisse della cultura fatta a mano, di campanile in campanile, di casa in casa, si odono sempre più forti i primi rimescolii degli illuminati quelli che sentono, che intuiscono prima di ogni altro, quelli che guardano dove nessuno ancora vede, che annusano l’aria per sapere come sarà il nuovo giorno.

Ebbene sono sempre di più le voci che si alzano a difesa della specificità dell’anima dei luoghi e non mi riferisco agli iscritti alle pro loco, ma ai pensatori, agli intellettuali che stanchi di questo coro universale, assordante e monotono, stanno iniziando a dissonare.

Vi assicuro che sono veramente in tanti, il limite è che ancora non si conoscono e non si frequentano e cantano, per non contraddirsi, armonie diverse, senza essere consci di condividere lo stesso spartito. Sono loro la nuova e vera anima del sud, dei sud non solo geografici, dei sud del pensiero, dei sud dell’anima.

eolico wind farm
 

Con voce stentorea ci dicono che “i nord” sono in rotta, che come un esercito in ritirata stanno razziando tutto quello che trovano lasciando solo terra bruciata e rovine: opifici deserti e sportelli di banche chiuse, silos anneriti e cumuli di ferraglie, impianti rugginosi e  scheletri di cemento e come ultimo regalo pale eoliche e pannelli solari.

Sono gli ultimi strepiti di un modello, di una visione di vita, passata e decadente i nostri “tenori” ci cantano, sillabando, che pur potendo girare tutto il mondo, è qui che è bello vivere e che basterebbe l’orgoglio e la dignità del pensare in proprio alla nostra vita, vicolo per vicolo, casa per casa, porta a porta, pietra su pietra per trovare modalità più adatte al nostro ben-essere. Riprenderemo in mano la trama della nostra storia filo su filo, intreccio su intreccio, ritroveremo relazione e convivialità sicuri che si vive bene solo se ci si sente in sintonia con il pensare della comunità locale e l’anima dei luoghi.

eolico parco2
 

Lo so è difficile comprendere quello che vado affermando, ma il sud lo può comprendere solo chi si impegna ad amarlo per quello che è. Il vero sud non pensa in termini di povertà o di ricchezza ma in gradi di ben-essere e come in tanti hanno dimostrato[3] non esiste una relazione diretta tra ricchezza e benessere, anzi al contrario pare che dopo una soglia base, la ricchezza produca malessere.

Anche se pare che tutti l’abbiano dimenticato, i sud hanno vissuto tempi migliori, basta guadare chiese, palazzi, masserie, alberi, giardini, il genius loci produce rendite emotive e spirituali incommensurabili se paragonate ai “quattro soldi” distribuiti delle multinazionali del business energetico. La speranza è che i tanti che lo hanno già capito formino anche loro un coro e partano in tournée.

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[1] Terreni adibiti al pascolo da tempo immemore e che sino agli inizi dell’’800 ricoprivano più della metà delle colline daune, erano sia di proprietà privata (dei latifondisti) che destinati agli usi civici.

[2] Termine medico scientifico con il quale si definisce: “l’Incapacità a cogliere, a definire e a descrivere il proprio malessere”.

[3] Wilkinson R., Pickett K., (2009) La misura dell’anima, Milano, Feltrinelli

 

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