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PugliaItalia
La soddisfazione di Di Paola Lo schema programmatico

"La condivisione della mia candidatura, da parte del Nuovo Centrodestra alle prossime amministrative per il comune di Bari, è uno straordinario segnale che darà fiducia ai cittadini nella proficua cooperazione della società civile con la buona politica", questo il primo commento - a caldo - di Mimmo Di Paola, dopo l'arrivo del via libera formale del sostegno di NCD alla sua corsa verso Palazzo di Città.

"Ciò accade - aggiunge Di Paola - senza negoziazioni su assetti di governo e Presidenze di Circoscrizione, in un momento in cui il travagliato e discusso percorso verso  le primarie del centrosinistra dimostra, almeno in questo caso,  che la convergenza su un programma e la scelta condivisa degli uomini, è più efficace e trasparente di una competizione talvolta attraversata da sospetti e intrighi".

"L'intera e forte coalizione, che peraltro non mancherà di ricercare nuove adesioni, darà a Bari un governo concreto e di grande qualità. Punteremo sulla capacità, l'esperienza e la passione  dei nostri uomini migliori coniugando, progetti che facciano di Bari una capitale internazionale e soluzioni, nel più breve tempo possibile, dei problemi legati alla vita quotidiana dei cittadini".

Solo qualche ora prima, il leader di Impegno civile per Bari aveva stigmatizzato il suo schema programmatico nella risposta ad un editoriale di Giandomedico Amendola (CdM ../2/14 ndr).

La nota

E’ bellissimo l'editoriale di Giandomenico Amendola "Diritto a 10 diritti".  Articolo bellissimo nei contenuti (che l’autore declina con la profondità che gli è propria), ma anche nei tasti che preme, spostandoci tutti su un terreno che è quello dei valori e dei diritti, “assenti ingiustificati” della politica mercanteggiante di questi anni. Una politica arida che non produce altro che deserto sociale e partecipativo. Amendola interpreta i bisogni di una città dal punto di vista dei diritti dei cittadini. Diritti da difendere e da promuovere. Questo, per me, è il primo compito di un sindaco. E oggi da candidato sindaco, dico ad Amendola che i suoi 10 diritti, li faccio miei. Anzi, li faccio nostri. E sottolineo “nostri” perché occorre,  innanzitutto, per intraprendere il percorso che ci indica Amendola, emanciparsi da quell”io” che ha invaso lo spazio pubblico, tornando a guardare la società come una comunità solidale.  Solo abbandonando la deriva individualista di questi anni è possibile tornare a guardare l’altro negli occhi e sentirsi tutt’uno nei destini inevitabilmente incrociati.

Per farli uscire dalla categorie delle “parole belle ma vuote” i diritti hanno bisogno di fatti concreti affinché diventino realmente disponibili ed esigibili. Hanno bisogno, cioè, di risposte. E per dare risposte c’è bisogno di recuperare la politica a una dimensione alta. Per l’appunto non più mercanteggiante. Ed è questo che intendo fare. E’ un sogno? Può darsi. Ma come diceva Adriano Olivetti, un sogno resta un sogno finchè qualcuno non comincia a lavorarci. E allora propongo ad Amendola di arricchire i suoi 10 diritti con tre architravi, che costituiscono il terreno sul quale innestarli e farli crescere forti e solidi.

DiPaola telefona
 

Innanzitutto il lavoro. Siamo destinati a un ineluttabile declino? Dobbiamo rassegnarci a un futuro senza lavoro? Assolutamente no. La situazione in cui siamo oggi solo in parte, è frutto della crisi economica. Molto dipende dalle scelte fatte e da quelle non fatte che hanno messo in ginocchio la città. Emiliano aveva promesso 30mila posti di lavoro. Ce ne abbiamo più di 5mila in meno. Questo non è colpa della crisi. Possiamo cambiare questo stato di cose? Certo e dobbiamo farlo. Attraendo investimenti industriali e turistici, migliorando l'area industriale di Bari, dando alla città una mobilità adeguata, riqualificando e orientando la spesa pubblica, ottimizzando i rapporti con le scuole e le università, valorizzando il patrimonio storico e culturale. Altro architrave è l’imprenditorialità, che tradurrei come diritto al futuro. Negli ultimi 10 anni abbiamo perso un quarto del nostro potenziale industriale, moltissimi negozi hanno abbassato la saracinesca per l’ultima volta. Come può una città invertire il piano inclinato se non ha fiducia in se stessa e non investe nel futuro? Anche su questo la responsabilità non è solo della crisi, visto che a Bari va peggio che nel resto della Puglia. Se c’è una scelta da fare, la nostra è quella di stare con i commercianti, gli artigiani, gli imprenditori micro, piccoli e medi, che costituiscono l’ossatura economica della nostra città. Non certo con chi in questi anni ha visto la città come un territorio da depredare. Anche dal punto di vista culturale.

L’ultimo architrave è la sicurezza. Sicurezza personale e anche sociale. Un ambito dove far confluire il contrasto ai furti, rapine e scippi, in centro come in periferia, ma anche al vandalismo, al degrado, all’inciviltà. E nella sicurezza sociale c’è anche la salute, l’assistenza agli anziani, le infrastrutture sociali, la scuola. Naturalmente questi tre architravi sono legati tra loro. Come ho avuto modo di affermare in altre occasioni, il diritto alla sicurezza potrebbe in parte essere assicurato da quello al lavoro. una città in cui regna benessere e salute economica è senza dubbio una città più sicura. E una città sicura è una città che attrae investimenti.

Rendere solidi questi tre architravi significa edificare i 10 diritti di Amendola. Ed è questo ciò che vogliamo fare per far tornare il sole su Bari e i baresi. Quei baresi traditi dal vento di primavera rimasto solo uno slogan elettorale di 10 anni fa, come afferma sulle pagine di questo giornale il sociologo e docente universitario Onofrio Romano, anche lui deluso da quella che era stata presentata come una stagione nuova. E su una cosa, condividendo la sua analisi, mi sento di rassicurare Romano: la primavera barese può cominciare il  25 maggio prossimo.

Mimmo Di Paola

 

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