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Liviano DArcangelo

 

Reportage d'autore tra i fantasmi dell'ex industria italiana...


Luoghi e vite dell'industria italiana che non c'è più. Arriva in libreria per Il Saggiatore il reportage di Giancarlo Liviano D’Arcangelo, classe '77 - LEGGI SU AFFARITALIANI.IT UN ESTRATTO DEDICATO ALL'ILVA

Dal 2 al 6 Settembre la Missione dei Saveriani (sullla strada Taranto-Lama) ospiterà una serie d'incontri per la XVIII edizione della "3 Giorni di fine estate", sulle problematiche di sviluppo della città ionica e sulle sue reali prospettive di progresso economico, culturale e sociale.

Il tema scelto quest'anno: "Non c'è Democrazia senza Verità". Molti gli interpreti che si alterneranno a trattarlo, dal presidente delle attività portuali Sergio Prete agli assessori regionali Angela Barbarente e Silvia Godelli, fino alle conclusioni affidate a Luciano Violante.

Il ciclo sarà inaugurato dall'incontro sul tema "L'uomo al centro del lavoro", che avrà come interprete principale lo scrittore Giancarlo Liviano D'Arcangelo con la sua ultima opera "Invisibile è la tua vera patria" (Il Saggiatore). Affaritaliani l’ha intervistato.

liviano darcangelo invisibile

Il sottotitolo del suo libro recita: “Luoghi e vite dell’industria italiana che non c’è più” ma si apre col capitolo sul siderurgico tarantino (che produce acciaio e fumo), cosa non c’è più e perché è da rimpiangere, non crede ci possa essere un futuro migliore?

Il libro si apre con il capitolo su Taranto per ragioni di cuore, visto che io sono cresciuto a Martina Franca (Ta), e la salita sulle colline fino alla vetta dell’Orimini, da cui è possibile vedere in un solo colpo d’occhio l’intero Golfo di Taranto, con il suo cielo vermiglio e l’incredibile colluttazione tra città e sito industriale, è sempre stato uno degli scenari più emozionanti e al contempo più capaci di atterrire che mi sia capitato di vedere nell’infanzia. In quanto al cortocircuito tra sottotitolo del libro e la spinta ancora produttiva che proviene dal’Ilva, la chiave di lettura è molto concreta. Il siderurgico a Taranto è ed è sempre stata una monocultura, quel settore produttivo ha inevitabilmente sottomesso e ucciso tutti gli altri. Pesca, turismo, commercio, valutazione del territorio, tutta l’imprenditoria non strettamente legata al titano. Questo è innegabile se si prova a cercare una visione a largo raggio, e chi non lo ammette non si muove nel campo dell’onestà intellettuale, ma protegge interessi particolari propri o di gruppi di riferimento.

Taranto castello1

Il suo libro sarà presentato durante la giornata dedicata al lavoro nell’ ambito della rassegna organizzata dall’associazione “La città che vogliamo”. Nel libro la città a dimensione d’uomo è Ivrea, quella di Olivetti (e non a caso con lei ci sarà il Direttore editoriale Edizioni di Comunità e del comitato scientifico Fondazione Adriano Olivetti). Crede che quello sia il modello da seguire e ritiene sia applicabile anche per la Città dei Due Mari?

I modelli virtuosi purtroppo non si possono esportare. La realtà olivettiana di scena a Ivrea nacque da una concatenazione di eventi e soprattutto dalla cieca volontà personale di un singolo individuo, così profondamente carismatico e persuaso della sua missione da essere in grado di trascinare con sé anche parte della comunità che occupava quei territori. A Taranto, francamente, il quadro resta profondamente diverso. L’imprenditore di riferimento appartiene a quella classe di imprenditori così numericamente corposa in Italia, di uomini che si muovono ideologicamente votati a occupare un ruolo del tutto parassitario nei confronti del territorio su cui operano e della comunità con cui condividono gli spazi. Il loro grido di battaglia è profitti privati e perdite (in tutti i sensi, economiche, ambientali, umane, sociali) pubbliche. Non c’è alcuna speranza di replicare il modello Olivettiano a Taranto nel breve periodo. Anche perché mi pare che le forze politico-sociali che operano sul territorio siano del tutto disinteressate a una risoluzione virtuosa del problema Ilva. Sembra più una guerra di rane e topi, con ogni singolo impegnato a depistare dalla verità nel nome, lo ripeto, d’interessi particolari.

Liviano giancarlo

Questo suo lavoro è un saporitissimo cocktail di osservazioni, ricordi, sensazioni emozionanti e studio delle dinamiche industriali tra economia e impatto ambientale ma è una postfazione alla storia del declino già avvenuta, come fosse un capitolo di archeologia industriale. Il cambiamento che auspica è solo in favore di una tecnologia più avanzata con strutture all’avanguardia?

Il cambiamento che auspico riguarda soprattutto un cambiamento di visione ampia. Non c’è riforma che possa invertire la direzione ormai intrapresa, le riforme sono staccionate che dovrebbero arginare l’oceano. Per come sono state riformulate le regole della gestione economico-sociale del mondo nel trattato di Lisbona, appare del tutto evidente un’abominevole disparità di potere effettivo e dunque esecutivo tra le grandi forze che governano il capitale e la società civile. 150 multinazionali di base governano la qualità della vita di 6 miliardi e mezzo di persone, e questa è una tragedia assoluta. È ridicolo parlare di libero mercato in questi termini, se il 90% della ricchezza mondiale concentrata in poche migliaia di soggetti. Se nella realtà produttiva di un paese come l’Italia, un numero limitato di titani accentra su di sé la maggior parte della ricchezza e della produzione, per lo più esternalizzando il lavoro in luoghi dove non esistono diritti, è scontato che i piccoli muoiono. Simbolicamente, è come quando dal paganesimo si è passato al monoteismo. I templi del paganesimo, restano solo come ruderi, il passato non torna, se non sottoforma di monito.

Un altro dei temi affrontati nella rassegna è “Taranto, vocazione industriale?” Secondo lei?

Sinceramente non credo che Taranto abbia una vocazione industriale, l’Ilva è lì da cinquant’anni e Taranto dal settecento avanti Cristo. L’Ilva al massimo della sua espansione ha impiegato qualche migliaio di persone e a Taranto ne vivono 250.000. E’ un modo di parlare dall’alto, politico, che lascia intravvedere già la direzione univoca del ragionamento che seguirà, la vocazione di una città, qualunque essa sia, così come di qualsiasi gruppo social e di qualsiasi individuo, e di avere un’alta qualità della vita, poi sono i metodi a cambiare, c’è che vuole vedere bellezza intorno a sé e chi mira a realizzare alti margini di profitto a migliaia di chilometri da dove vive, riversando su altri tutti i morbi.

Suppongo che con questo testo lei cerchi la verità, l’ha trovata nei fatti o negli uomini che li hanno vissuti? E dunque qual è la verità che ha raccontato?

Cercare la verità è un’impresa a perdere, perché non c’è cosa del mondo che non sia complessa e ambigua nel profondo. Io ho cercato di raccontare i luoghi che ho visto, e il dispiegarsi delle forze umane, economiche, legate all’ambizione, all’avidità, alla mistificazione che operano su un territorio determinandone le fortune o le disgrazie. L’unica verità che credo di aver rispolverato, allora, è che nella realtà attuale gli unici gruppi sociali a possedere una coscienza di classe sono i gruppi dirigenti, che imperversano nella razzia dei territori su cui operano. La maggioranza invece appartiene, consapevolmente o no, alla classe unica dei soggiogati.

 

IL PROGRAMMA IN DETTAGLIO:

Lunedì 2/9 ore 18.OO -  "L'UOMO AL CENTRO DEL LAVORO"- (presentazione del libro di Giancarlo Liviano D'Arcangelo "Invisibile è la tua vera patria"). Con Giancarlo Liviano D'Arcangelo (scrittore)

Daniela Fumarola (segret. prov.le Cisl)

Vincenzo Cesareo (presid. Assindustria)
BENIAMINO DE LIGUORI CARINO (presid. Fondazione "Olivetti")
 
Martedì 3/9 ore 18.00 - "PROSPETTIVE URBANISTICHE PER TARANTO"- (espansione o rigenerazione urbana?)

con Leonardo Giangrande (presidente Ascom)
Piero Dione (presidente Ordine Architetti)
Antonio Marinaro (presidente Ance)
Leo Corvace (ambientalista)
ANGELA BARBANENTE (Vice Presidente e Ass.Territorio Regione Puglia)
 
modera Mimmo NUME (presid. Associaz. la Città che Vogliamo)
 
Mercoledì 4/9 ore 18.00 - "PORTO DI TARANTO: QUALE FUTURO ??"- (ipotesi di assunzioni o rischio di licenziamento)
con Michele Conte (già presid. Autorità Portuale)
Vittorio Angelici (già Parlamentare - Esperto porto)
Giancarlo Turi (segret. prov.le Uil)
 
 SERGIO PRETE (presid. autorità portuale)
 
 modera Felice Giannotte
 
Giovedì 5/9, ore 18,00 - " TURISMO E CULTURA: RISORSE STRATEGICHE PER IL RILANCIO DI  TARANTO?"- (mare, sole, storia, green road, enogastroniomia, Capitale della Cultura ed  inquinamento)
 
prof. Riccardo Pagano
prof. Francesco Semeraro
prof. Aldo Perrone
Pres. Emanuele Papalia

ore 18.45 turismo
 prof. Federico Pirro (docente universit, ed esperto economico)
 Antonio Prota (presid, Gal colline joniche)
 Cosimo Gigante (resp. puglia promotion taranto)
 Nicola Baldi (presid, comitato taranto capit. della cultura)
 Francesco Palmisano (presid. federlaberghi)
 Gino D'Isabella ((segret. prov.le cgil)
 SILVIA GODELLI (Ass. Mediterraneo,Cultura e Turismo Regione Puglia)

 modera Giovanni Guarino
 
Venerdì 6/9 ore 18.00 - "TARANTO: VOCAZIONE INDUSTRIALE ??" (presentaz del libro di Angelo Mellone "Acciaiomare")

con Angelo MELLONE (dirigente Rai 2)
Enzo Ferrari (giornalista)


Ore 20.00 -- (chiostro parrocchia Regina Pacis)  "NON C'E' DEMOCRAZIA SENZA VERITA'"  (presentazione del libro di Luciano Violante "Politica e menzogna")
 
DISCUSSIONE A DUE VOCI TRA:
Luciano VIOLANTE e
don Antonio PANICO (docente universitario, vicario diocesano per la politica)
 
modera Gianni LIVIANO

 

Tags:
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