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PugliaItalia
Xylella, la sindrome accidiosa del boicottaggio (di A. Gelormini)

Ad un certo punto la colpa era diventata dei francesi. Si rimproverava loro di aver attivato procedure di difesa, che solo,un paio d'anni fa tutti avrebbero voluto veder applicate a tutela di quegli ulivi ora infestati dal batterio della Xylella fastidiosa.

Stesse procedure che avrebbero dovuto essere eseguite nei confronti dell'importazione dall'Olanda, a Gallipoli (Le), del famoso oleandro identificato come il "ceppo zero": portatore del patogeno, all'origine di tutta la catastrofe ambientale nel Salento.

Xylella
 

Mica ci si è interrogati, magari facendo anche mea culpa, sul perché ci sono voluti oltre due anni prima di nominare un Commissario ad acta e "competente" sull'emergenza Xylella: Giuseppe Silletti - Comandante del Corpo Forestale della Regione Puglia.

Sul perchè lo scetticismo a lungo diffuso, trasversalmente, tra le Amministrazioni locali, i rappresentanti politici istituzionali, le stesse Associazioni di categoria, ha centrato le attenzioni più sulla richiesta di "aiuti finanziari" che sulle misure da adottare per arginare e domare il problema.

No, la spocchia accidiosa - tipica del provincialismo più esasperato - ha spinto subito a trovare il capro espiatorio francese, per strumentalizzarne la "demonizzazione" persino a scopi elettorali, coinvolgendo agricoltori, contadini, settori commerciali, grande distribuzione ed enti territoriali.

xylella fastidiosa ulivo eradicato
 

E come se non bastasse, nessuno che si sia preoccupato di recuparare credibilità, soprattutto internazionale, nemmeno quando le analisi, le diagnosi e le terapie di esperti del settore, studiosi e ricercatori - raccolte dal Commissario Silletti - hanno indicato il sentiero doloroso e virtuoso dell'eradicazione mirata degli ulivi spacciati, con assistenza intensiva per quelli malati e favoreggiamento dello sviluppo naturale di una sorta di remise en forme spontanea delle piante.

Un'azione meticolosa, necessaria e propedeutica al rilancio delle colture, da praticarsi innazitutto nella fascia a Nord dell'area salentina interessata, per creare una barriera al diffondersi del batterio patogeno, individuata in una larghezza di circa 15 km.

Buon senso e lungimiranza avrebbero voluto che vox populi si rilanciasse l'indicazione - proprio per fare ammenda del precedente scetticismo e dimostrare di voler fare davvero sul serio per recuperare la credibilità perduta - magari proponendo di intervenire "per sicurezza" su una fascia non di 15, ma magari fino a 20 km. Se non di più!

Xilella Brx3
 

E invece, la precipitazione di tutti, ambientalisti compresi, è stata quella di provare a contenere gli interventi in 2 o 3 km., se non addirittura mettersi a cavallo delle piante malate, per impedirne l'eradicazione decisa. Uno spettacolo che gli schermi televisivi hanno ripetutamente ed efficacemente diffuso. E il dovere della cronaca ha completato l'opera.

Allarmante, il danno causato dalla "sputacchina" su ogni tipo di vaso linfatico, nel riscontrare - nonostante tutto questo - l'insistente richiesta di boicotaggio da parte di tanta presunzione e tanta approssimazione!

Ora, bando ai boicottaggi - visto che anche la Francia scopre l'invasione del patogeno in arrivo ancora una volta dall'Olanda - è legittimo chiedere uno scatto di reni e di orgoglio istituzionale e chiamare l'Europa, le sue lobby e la sua Commissione a un serio intervento legislativo e ad altrettanti provvedimenti sanzionatori nei confronti dei Paesi responsabili di uno scempio senza confini, il cui indennizzo riguarda un inestimabile patrimonio comune?

(gelormini@affaritaliani.it)

 

 

Tags:
xylellasindromeaccidiaboicottaggiogelormini
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