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di Pasquale Merella

 

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La burocrazia liberi i mini-bond, di Pasquale Merella

Qual è la differenza principale tra il sistema del baratto e i moderni sistemi economici? Tutti risponderebbero la moneta ovviamente. Potrà sembrare meno intuitivo ma il vero elemento di progresso si ritrova con la nascita del sistema bancario.

La recente crisi ha messo in luce alcuni aspetti di interconnessione tra gli attori che operano attivamente nel sistema economico-finanziario, sia a livello nazionale che globale. In questo ambito le banche hanno creato un monopolio delle fonti di finanziamento alternative all’equity nei confronti delle imprese e dall’altro lato hanno caricato i loro bilanci di titoli di debito pubblico.

Le imprese italiane presentano bassi livelli di patrimonializzazione con una stretta dipendenza dal credito bancario quale fonte pressoché unica di finanza esterna; questo rappresenta un elemento di rischio nonché di fragilità nel breve termine ed un freno alle potenzialità di sviluppo nel lungo termine.

La Banca d’Italia, nella scorsa relazione annuale, sottolinea come nel nostro Paese il 38% dei prestiti alle aziende ha durata non superiore ai 12 mesi; tale quota scende al 18% in Germania e in Francia. La maggiore dipendenza dal debito a breve termine espone le imprese italiane a più elevati rischi di rifinanziamento e di conseguenza restringe l’orizzonte temporale degli investimenti.

Dopo anni di incremento dei prestiti bancari è arrivato il "credit crunch", il “deleveraging” degli attivi potrebbe assumere connotati ancora più ampi anche solo per effetto di Basilea 3. L’incremento dei tassi sui titoli di Stato italiani ha avuto anche la conseguenza di peggiorare le condizioni creditizie per le imprese, costrette a pagare anche 190 punti base in più rispetto alle concorrenti tedesche.

Con i due “Decreti Sviluppo”, nel 2012 sono stati introdotti gli strumenti per aprire un circuito d’intermediazione diretto tra risparmio e investimento, in grado di supplire alle criticità esistenti nel campo del credito bancario. In particolare, sono stati rimossi gli ostacoli civilistici all’accesso al mercato dei capitali da parte di emittenti finora esclusi, come le imprese non quotate e quelle di piccola dimensione, l'esempio oggi più discusso è quello dei "mini-bond".

Quello che è necessario per le imprese è un accompagnamento verso il mercato e parallelamente un'evoluzione delle banche verso un modello di fornitura di servizi avanzati di consulenza.

Il rafforzamento della struttura finanziaria delle imprese è una condizione necessaria per sostenere gli investimenti industriali necessari per il recupero della competitività e per l’internazionalizzazione. In questo scenario assume un ruolo strategico la previdenza complementare quale investitore istituzionale di lungo periodo. Allo scopo di rafforzare la capacità degli emittenti più piccoli di intercettare flussi finanziari anche internazionali, diversi investitori stanno costituendo dei Fondi dedicati all’investimento nei "mini-bond". L’entità complessiva delle emissioni ha quasi raggiunto € 5 miliardi.

Questa possibilità è al momento limitata da alcuni vincoli regolamentari e dalla burocrazia, che limitano la capacità dei fondi di investimento di destinare una quota adeguata dei loro portafogli a questa tipologia di investimenti. Attualmente i Fondi Pensione Italiani investono mediamente oltre metà del proprio patrimonio in titoli di stato italiani, se potessero destinare il 10% delle loro risorse alle PMI italiane, l’impatto sull’economia del nostro Paese sarebbe significativo.

Facilitare le operazioni di cartolarizzazione, semplificandone le procedure, rimodulando in senso agevolativo la fiscalità, soprattutto con riferimento ai mini-bond, sono i prossimi passi utili per un'evoluzione del sistema bancario e produttivo del nostro Paese. Il collegamento diretto tra economia finanziaria ed economia reale non può aspettare!

Tags:
minibondbond
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