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Roma

di Valentina Renzopaoli

Una bimba di cinque anni gravemente ferita dalla mamma e ridotta in fin di vita, un bimbo di appena quattro mesi massacrato dal compagno della madre e arrivato al pronto soccorso con fratture multiple e lividi. Nel giro di una manciata di giorni due storie orribili hanno sconvolto l'opinione pubblica. I due minori sono tuttora ricoverati all'Ospedale Bambino Gesù, la struttura pediatrica più importante del centro Italia con 72mila accessi l'anno. Caterina Offidani, responsabile di Medicina Legale dell'Ospedale  ha scelto Affaritaliani.it per una riflessione sul fenomeno degli abusi sui minori e per spiegare qual è il percorso medico e psicologico per riconoscere quando un bambino è rimasto vittima di violenza.
Dottoressa Offidani, la sensazione che si ha dopo i due casi di cronaca così ravvicinati è che il fenomeno della violenza sui bambini possa essere cresciuto, cosa dicono i numeri?
"Il fenomeno dell'abuso si caratterizza per la difficoltà di avere numeri e dati precisi. Se si guardano i dati delle Questure o dei Tribunali così come la letteratura scientifica, si parla di una situazione in cui si distinguono i casi noti dai casi sommersi. La quantità  dei casi sommersi dipende da diversi fattori. Il principale è la sensibilità sociale; gli altri motivi dipendono da possibile mascheramento da parte delle famiglie nei casi di abuso intrafamiliari. In base alla nostra esperienza non possiamo dire che il fenomeno sia in aumento rispetto al passato recente, possiamo dire che c'è stato un aumento delle segnalazioni dovuta ad una maggiore sensibilità al problema e ad un cambiamento nel sistema di valutazione del fenomeno".
L'abuso sui bambini non è soltanto fisico o sessuale: quali forme di maltrattamento possono essere definite “abuso”?
"Sotto la definizione di “abuso” rientrano, secondo una classificazione ormai ricorrente, le forme del maltrattamento fisico, della cosiddetta “patologia delle cure” - che comprende sia l'incuria che le cure eccessive (es. “dottor shopping”); c'è poi l'abuso sessuale e il maltrattamento psicologico, una campo davvero molto complicato e delicato da definire".
Quali sono le tipologie di abusi più frequenti?
"Tra i casi che arrivano nel nostro ospedale, possiamo dire che il maltrattamento fisico rappresenta circa il venti per cento, l'abuso sessuale il dieci per cento, il restante settanta rientra nei casi dell'incuria".
E i casi più gravi come quelli che sono avvenuti negli ultimi giorni?
"Per fortuna in un anno si contano sulle dita di una mano".
Quali sono i mezzi che avete per riconoscere un abuso?
"Sulla base dei dati della letteratura scientifica e dall'esperienza che abbiamo maturato negli anni, ci siamo dotati di alcuni “indicatori di screening”: si tratta di voci e fattori che applichiamo ai bambini che afferiscono al nostro pronto soccorso".
Mi fa qualche esempio?
"Indicatori di screening possono essere le incongruenza nell'anamnesi, l'eventuale esposizione a sostanza tossiche, l'incuria o il rifiuto e il ritardo delle cure. Abbiamo inserito nello scandaglio delle screening le situazioni possibili più frequenti".
Cosa accade se lo screening dà un risultato positivo?
"All'Ospedale Bambino Gesù abbiamo adottato uno specifico percorso clinico per la tutela dell'infanzia e dell'età evolutiva che prevede alcune fasi. Lo step fondamentale prevede la convocazione di un 'equipe multidisciplinare per valutare caso per caso".
Com'è composta?
"Al Pediatra del pronto soccorso viene sempre affiancato uno psichiatra e uno psicologo che aiutano ad avere un approccio più adeguato al minore per aiutarlo a parlare e per valutare il suo livello di trauma. Poi, a seconda dei casi, intervengono il ginecologo se esiste il sospetto di un abuso sessuale, l'ortopedico in caso di lesioni e fratture, il neurochirurgo e il neurologo se siamo di fronte ad un caso di trauma celebrare. Inoltre l'equipe può contare sul supporto del servizio sociale dell'ospedale".
E dopo cosa accade?
"L'equipe decide se segnalare il caso alle autorità giudiziarie competenti o ai servizi sociali che hanno in carico la tutela dei minori".
E' vero che l'abuso avviene soprattutto all'interno dell'ambiente familiare?
"La stessa definizione di abuso prevede che il danno, la lesione, la violenza sia causata da chi ha il compito di curare e tutelare il minore, ossia la famiglia, la scuola, la baby sitter, l'insegnante. In caso diverso non si parla di abuso ma di altri tipi di reato".

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