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Roma
Alzheimer, i malati gravi non devono pagare il ricovero. Sentenza storica

Rivoluzione in vista per i malati di Alzheimer ricoverati nella Rsa del Lazio come in tutta Italia: se con un grado di autonomia seriamente compromesso non dovranno pagare la retta. Tutto sarà a carico del servizio sanitario e non dei parenti.

 

A stabilirlo è stato una sentenza del Tribunale di Monza (pubblicata lo scorso primo marzo) che non solo ha revocato il decreto ingiuntivo, ma ha anche condannato la Rsa a restituire quanto era stato in precedenza versato, ritenendo che nulla sia dovuto per i malati di Alzheimer ricoverati, quando necessitano oltre che di prestazioni assistenziali, quali il vitto e l'alloggio, anche di quelle sanitarie.


Nel Lazio significa che molti pazienti portatori di questa patologia senile dovranno essere di nuovo esaminati dalle equipe valutative delle aziende e, se in condizioni gravi, spostati in strutture rsa che assicurano un ciclo di cure sanitarie intensivo la cui retta è interamente a carico della Regione in virtù del fatto che le cure assicurate sono prevalentemente a carattere sanitario.

Il caso era stato sollevato dalla figlia di una donna malata di Alzheimer che aveva ricevuto un decreto ingiuntivo chiesto dalla Rsa di Monza, presso la quale la paziente era stata ricoverata, con il quale le si intimava di pagare ben 39.274,66 a saldo della retta di ricovero, oltre interessi e spese. Cio' anche sulla base di una dichiarazione scritta con la quale la figlia si era impegnata a corrispondere gli importi mensili dovuti dalla madre, qualora fossero venute meno le risorse di quest'ultima.

La sentenza invece tutela la donna. Il Tribunale si e' uniformato infatti alle sentenze della Cassazione (in particolare alla sentenza n. 22776 del 2016) per le quali “quando vi sia stretta correlazione tra prestazioni assistenziali e quelle sanitarie, anche le prime sono a carico del servizio Sanitario e non possono, invece, essere fatte pagare ai malati e ai loro parenti". Il Tribunale ha chiarito anche che, in questi casi, un impegno come quello assunto dalla figlia deve ritenersi nullo, non avendo ragion d'essere farsi carico dell'obbligo di pagare cio' che non è dovuto.

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