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Roma
Bagnasco a giornalisti e politici: “Cercate la verità, non siate schizofrenici

di Gabriella Sassone


Mentre Papa Francesco stupisce e rallegra ancora una volta per la sua semplicità uscendo dal Vaticano senza scorta per andare a comprare le scarpe ortopediche a conforto della sciatica e per meglio affrontare le fatiche del Natale e lanciare il Messaggio al mondo in affanno, il cardinale Angelo Bagnasco, che è il Presidente di tutti i Vescovi italiani – e forse vorrebbe essere il rappresentante del Papa in Italia - ha voluto celebrare la Festa più bella dell’anno con due categorie professionali che hanno rilevanza nella società: i giornalisti e i parlamentari, invitati a cercare la verità per non rimanere “enigma” a se stessi e non diventare “schizofrenici” ritenendo che la fede debba essere “messa fra parentesi”. Insomma, non essere “distratti”, “non illudersi”, “non far prevalere l’interesse sulla realtà”. No, in sostanza, al mito di Sisifo.


Due momenti differenti. Di sera  preghiera e rinfresco – o “agape” – in convento per i giornalisti, di pomeriggio Messa per i politici a Santa Maria Sopra Minerva, dove venne processato Galileo. Due luoghi emblematici per questi settori della società considerati, a torto o a ragione, centri e forze di potere. Ma l’adesione è stata scarsa. O così è sembrato. Due discorsi, più teo-filosofici che politici: un unico filo, secondo l’ampia cultura e la ricca esperienza del porporato, qui in semplice veste talare. Per l’incontro con gli operatori dell’informazione, il cardinale genovese dall’aspetto mite (compirà 74 anni il prossimo gennaio) ma inflessibile sul piano dottrinale e morale, etico e di costume, intransigente verso la famiglia allargata, ha scelto l’antico e suggestivo Convento dei Santi Quattro Incoronati, alle spalle della Basilica di San Giovanni, casa di colte Suore Agostiniane, ricco di opere d’arte, di Codici (che lo pongono sotto la tutela e la salvaguardia della Soprintendenza delle Belle Arti) e di affreschi quattrocenteschi che rievocano secoli di storia, nel bene e nel male, tra trionfi e persecuzioni, tra alfieri della cristianità, astuti approfittatori come Simon Mago che voleva comprare dagli apostoli il potere di far miracoli, e  violenti conquistatori, come Alessandro Magno. La fraterna agape” serale sostituisce la Messa che il Vescovo Nunzio Galantino, il vero “deus ex machina” della  Cei, di solito celebra nella sede di Piazza di Villa Carpegna. Cordiale l’accoglienza al cardinale da parte dei pochi giornalisti intervenuti, alcuni con le famiglie. Giornalisti di chiara impronta cattolica, in servizio per lo più nella miriade di organismi confessionali, nazionali e diocesani, tv, radio, giornali. Assenti non solo i “mezzo-busti” tv, ma anche i giornalisti che di solito accorrono alle conferenze-stampa o che si sbracciano nel talk-show da Bruno Vespa e altrove. Ad eccezione del discreto Paolo Ruffini, direttore di TV2000, e di Salvatore Izzo, ormai il decano della Sala Stampa vaticana. Recita di salmi appropriati all’ora e alla festività, accompagnati dai canti e dal suono dell’organo e un discorso del Presule, che non ha indossato paramenti liturgici, ma una semplice stola. Un discorso lontano da ogni tono polemico, nessuna condanna, tutto ispirato alla fraternità e al difficile momento che vive l’umanità.

Alla Messa per i Parlamentari, se sono mancati alcuni big della politica, sono intervenuti i più alti rappresentanti delle Istituzioni, i presidenti della Camera, Laura Boldrini, e del Senato, Pietro Grasso, la ministra della Sanità, Beatrice Lorenzin, Rosy Bindi, il vice presidente del Senato Maurizio Gasparri e il presidente della Commissione Esteri, Pier Ferdinando Casini. Non certo i sostenitori delle Unioni Civili. “La strada della vera giustizia è lo scopo della politica”, ha detto in sostanza il cardinale nei due discorsi. “La fede non è un’idea né un codice, ma l’incontro con la persona di Cristo. Senza di Lui, le grandi domande non trovano risposta, e l’uomo resta un enigma a se stesso”. Purtroppo ci sono “i tragici fatti” che suscitano “indignazione e sgomento”, ma “non si può vivere alla giornata, appiattiti sul presente, circoscritti a obiettivi a volte mediocri perché legati a piccoli interessi individuali. Oggi viviamo in un clima di permanente distrazione, spesso mascherata da impegni gravi, responsabilità importanti. Respiriamo una cultura distraente che vuole farci vivere distratti”.  Più esplicitamente in chiave politica Bagnasco ribadisce che la Chiesa non ha mai preteso di appellarsi all’autorità di Dio, ma sempre ha usato la ragione per offrire ragioni alle visioni, ai principi, alle norme, consapevole che non poco di ciò che fa parte della Rivelazione, è scritto nel libro della natura di cui l’uomo è culmine. Vogliamo essere sapienti e liberi per il bene delle nostre anime, per il senso pieno dei nostri giorni, per costruire il vero bene di tutti, quello cioè che il popolo attende e pretende”. Concetti, precetti e linee che il cardinale Angelo Bagnasco, nei circa due anni che ancora gli restano come presidente Cei, avrà modo e occasioni di ribadire, anche in forme più esplicite. Per ora si limita a concludere a conforto di tutti che “Dio non può lasciarci andare, non può abbandonarci, non può mandarci al diavolo, perché è fedele con le sue creature anche se le sue creature non sono fedeli a lui”.

 

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