E allora esplode la polemica. "Questo per noi è inaccettabile - dice Rocco Berardo, uno dei due consiglieri radicali uscenti - correremo da soli con la lista 'Amnistia giustizia libertà'". Sembrano ridottissimi, se non nulli, i margini per un accordo in extremis. "Per ben due volte - continua Berardo - ci hanno ripetuto che non dovevamo ricandidarci, eppure siamo noi quelli che hanno scoperchiato lo scandalo dei fondi ai gruppi della Pisana". Tra i candidati alla presidenza è in pole position lo stesso Berardo, "anche se - spiega il consigliere - ancora non abbiamo deciso e non escluso che possa essere Giuseppe Rossodivita o un altro esponente radicale". E proprio Giuseppe Rossodivita va giù durissimo e se la prende col coordinatore della campagna elettorale, Massimiliano Smeriglio. "Il senso del ridicolo avrebbe dovuto impedire al sig. Massimiliano Smeriglio di accostare il veto posto da lui e da Nicola Zingaretti, alla candidatura mia e di Rocco Berardo, alla declinata esigenza di rinnovamento. Per uno che occupa poltrone istituzionali da un decennio, prima come Presidente di Municipio, poi come Deputato e ancora come Assessore alla Provincia di Roma, senza che la memoria politica del Paese ne conservi vividi ricordi, sarebbe stato più prudente". E continua: "Per la prima volta due anni e mezzo fa io e Rocco Berardo, poco più di 75 anni in due, siamo entrati nelle istituzioni. Riteniamo di aver innovato molto di più noi in due anni e mezzo, rendendo pubblici e trasparenti i finanziamenti dei gruppi regionali del Lazio, di quanto Smeriglio e Zingaretti abbiano fatto in tutte le loro lunghe carriere dentro le istituzioni. La Regione Lazio funzionava da sempre così come l’abbiamo trovata noi. L’aver dato corpo alla trasparenza, come il Pd – da sempre in regione – non aveva mai fatto, ha determinato la valanga che ha poi portato la Guardia di Finanza in sette regioni e il Governo Monti ad intervenire con decreto. Nel Lazio questa situazione ha fatto venir meno equilibri di potere partitocratico e clientelare interni alla burocrazia del PD. Questa situazione ha imposto – per le veementi proteste della base del PD nei confronti del gruppo regionale – il totale rinnovamento di quel gruppo capeggiato da Esterino Montino che entrava per la prima volta in consiglio regionale quando io entravo per la prima volta in prima elementare”.

E allora esplode la polemica. "Questo per noi è inaccettabile - dice Rocco Berardo, uno dei due consiglieri radicali uscenti - correremo da soli con la lista 'Amnistia giustizia libertà'". Sembrano ridottissimi, se non nulli, i margini per un accordo in extremis. "Per ben due volte - continua Berardo - ci hanno ripetuto che non dovevamo ricandidarci, eppure siamo noi quelli che hanno scoperchiato lo scandalo dei fondi ai gruppi della Pisana". Tra i candidati alla presidenza è in pole position lo stesso Berardo, "anche se - spiega il consigliere - ancora non abbiamo deciso e non escluso che possa essere Giuseppe Rossodivita o un altro esponente radicale". E proprio Giuseppe Rossodivita va giù durissimo e se la prende col coordinatore della campagna elettorale, Massimiliano Smeriglio. "Il senso del ridicolo avrebbe dovuto impedire al sig. Massimiliano Smeriglio di accostare il veto posto da lui e da Nicola Zingaretti, alla candidatura mia e di Rocco Berardo, alla declinata esigenza di rinnovamento. Per uno che occupa poltrone istituzionali da un decennio, prima come Presidente di Municipio, poi come Deputato e ancora come Assessore alla Provincia di Roma, senza che la memoria politica del Paese ne conservi vividi ricordi, sarebbe stato più prudente". E continua: "Per la prima volta due anni e mezzo fa io e Rocco Berardo, poco più di 75 anni in due, siamo entrati nelle istituzioni. Riteniamo di aver innovato molto di più noi in due anni e mezzo, rendendo pubblici e trasparenti i finanziamenti dei gruppi regionali del Lazio, di quanto Smeriglio e Zingaretti abbiano fatto in tutte le loro lunghe carriere dentro le istituzioni. La Regione Lazio funzionava da sempre così come l’abbiamo trovata noi. L’aver dato corpo alla trasparenza, come il Pd – da sempre in regione – non aveva mai fatto, ha determinato la valanga che ha poi portato la Guardia di Finanza in sette regioni e il Governo Monti ad intervenire con decreto. Nel Lazio questa situazione ha fatto venir meno equilibri di potere partitocratico e clientelare interni alla burocrazia del PD. Questa situazione ha imposto – per le veementi proteste della base del PD nei confronti del gruppo regionale – il totale rinnovamento di quel gruppo capeggiato da Esterino Montino che entrava per la prima volta in consiglio regionale quando io entravo per la prima volta in prima elementare”.

E allora esplode la polemica. "Questo per noi è inaccettabile - dice Rocco Berardo, uno dei due consiglieri radicali uscenti - correremo da soli con la lista 'Amnistia giustizia libertà'". Sembrano ridottissimi, se non nulli, i margini per un accordo in extremis. "Per ben due volte - continua Berardo - ci hanno ripetuto che non dovevamo ricandidarci, eppure siamo noi quelli che hanno scoperchiato lo scandalo dei fondi ai gruppi della Pisana". Tra i candidati alla presidenza è in pole position lo stesso Berardo, "anche se - spiega il consigliere - ancora non abbiamo deciso e non escluso che possa essere Giuseppe Rossodivita o un altro esponente radicale". E proprio Giuseppe Rossodivita va giù durissimo e se la prende col coordinatore della campagna elettorale, Massimiliano Smeriglio. "Il senso del ridicolo avrebbe dovuto impedire al sig. Massimiliano Smeriglio di accostare il veto posto da lui e da Nicola Zingaretti, alla candidatura mia e di Rocco Berardo, alla declinata esigenza di rinnovamento. Per uno che occupa poltrone istituzionali da un decennio, prima come Presidente di Municipio, poi come Deputato e ancora come Assessore alla Provincia di Roma, senza che la memoria politica del Paese ne conservi vividi ricordi, sarebbe stato più prudente". E continua: "Per la prima volta due anni e mezzo fa io e Rocco Berardo, poco più di 75 anni in due, siamo entrati nelle istituzioni. Riteniamo di aver innovato molto di più noi in due anni e mezzo, rendendo pubblici e trasparenti i finanziamenti dei gruppi regionali del Lazio, di quanto Smeriglio e Zingaretti abbiano fatto in tutte le loro lunghe carriere dentro le istituzioni. La Regione Lazio funzionava da sempre così come l’abbiamo trovata noi. L’aver dato corpo alla trasparenza, come il Pd – da sempre in regione – non aveva mai fatto, ha determinato la valanga che ha poi portato la Guardia di Finanza in sette regioni e il Governo Monti ad intervenire con decreto. Nel Lazio questa situazione ha fatto venir meno equilibri di potere partitocratico e clientelare interni alla burocrazia del PD. Questa situazione ha imposto – per le veementi proteste della base del PD nei confronti del gruppo regionale – il totale rinnovamento di quel gruppo capeggiato da Esterino Montino che entrava per la prima volta in consiglio regionale quando io entravo per la prima volta in prima elementare”.

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Roma

di Fabio Carosi

Hanno tentato l'accordo, sino all'ultimo. Spiegando che oltre alla condivisione del programma per far tornare la Regione Lazio un'istituzione seria dopo lo scandalo dei fondi dei Gruppi, c'era anche il primato della campagna che proprio i Radicali con Rocco Berardo hanno condotto per denunciare l'uso del denaro pubblico per fini non propriamente politici, segnando un punto fondamentale nella parabola discendente della Giunta Polverini.
Invece niente da fare. Mentre il Pd allegramente sposta i consiglieri uscenti nei Comune e tra Camera e Senato, i Radicali non possono ricandidarsi. Ragione per cui, la santa alleanza con Nicola Zingaretti non si può fare.

Sel Smeriglio

E allora esplode la polemica. "Questo per noi è inaccettabile - dice Rocco Berardo, uno dei due consiglieri radicali uscenti - correremo da soli con la lista 'Amnistia giustizia libertà'". Sembrano ridottissimi, se non nulli, i margini per un accordo in extremis. "Per ben due volte - continua Berardo - ci hanno ripetuto che non dovevamo ricandidarci, eppure siamo noi quelli che hanno scoperchiato lo scandalo dei fondi ai gruppi della Pisana". Tra i candidati alla presidenza è in pole position lo stesso Berardo, "anche se - spiega il consigliere - ancora non abbiamo deciso e non escluso che possa essere Giuseppe Rossodivita o un altro esponente radicale". E proprio Giuseppe Rossodivita va giù durissimo e se la prende col coordinatore della campagna elettorale, Massimiliano Smeriglio. "Il senso del ridicolo avrebbe dovuto impedire al sig. Massimiliano Smeriglio di accostare il veto posto da lui e da Nicola Zingaretti, alla candidatura mia e di Rocco Berardo, alla declinata esigenza di rinnovamento. Per uno che occupa poltrone istituzionali da un decennio, prima come Presidente di Municipio, poi come Deputato e ancora come Assessore alla Provincia di Roma, senza che la memoria politica del Paese ne conservi vividi ricordi, sarebbe stato più prudente". E continua: "Per la prima volta due anni e mezzo fa io e Rocco Berardo, poco più di 75 anni in due, siamo entrati nelle istituzioni. Riteniamo di aver innovato molto di più noi in due anni e mezzo, rendendo pubblici e trasparenti i finanziamenti dei gruppi regionali del Lazio, di quanto Smeriglio e Zingaretti abbiano fatto in tutte le loro lunghe carriere dentro le istituzioni. La Regione Lazio funzionava da sempre così come l’abbiamo trovata noi. L’aver dato corpo alla trasparenza, come il Pd – da sempre in regione – non aveva mai fatto, ha determinato la valanga che ha poi portato la Guardia di Finanza in sette regioni e il Governo Monti ad intervenire con decreto. Nel Lazio questa situazione ha fatto venir meno equilibri di potere partitocratico e clientelare interni alla burocrazia del PD. Questa situazione ha imposto – per le veementi proteste della base del PD nei confronti del gruppo regionale – il totale rinnovamento di quel gruppo capeggiato da Esterino Montino che entrava per la prima volta in consiglio regionale quando io entravo per la prima volta in prima elementare”.

Poi affonda la lama nelle contraddizioni della sinistra: “Esponenti degli altri partiti della coalizione di Zingaretti hanno profittato di questa 'regola' per 'regolare' conti interni ai loro partiti e perciò ne hanno accettato di buon grado l’estensione. Zingaretti dica la verità, e dica che pur essendo oggi candidato Presidente grazie a quel che noi abbiamo contribuito a determinare come nessuno aveva fatto prima, è stato costretto dalla sua base ad azzerare il solo gruppo del Pd, sistemato poi per metà alla Camera e Senato e per metà, ci scommettiamo, nelle aziende regionali e del parastato. Zingaretti non si comporti da cattivo maestro e non insegni ai suoi figli che chi è trasparente e denuncia il malaffare deve essere vietato e nascosto, io continuerò ad insegnare ai miei figli a denunciare il malaffare, solo così ho la speranza che questo nostro paese possa essere realmente rinnovato. Spero di poterlo fare a partire da questa tornata elettorale con l’aiuto di tutti i cittadini liberi da clientele – pagate con il debito pubblico - per poter liberare il Lazio con i Radicali della lista 'Amnistia Giustizia Libertà”.

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