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Roma
Bus Atac a Fuoco, la Iena Quintavalle dal giudice. L'imbarazzo a 5 Stelle

Bus Atac a fuoco, la pasionaria del sindacato M5S Micaela Quintavalle racconta tutto a Le Iene in tv e per lei scatta il procedimento disciplinare di sospensione e licenziamento. Oggi l'udienza che dovrebbe mettere fine a una vicenda che fa vergognare l'Atac e mette in imbarazzo il Comune di Roma e il Movimento 5 Stelle.

Incontenibile come sempre la Quintavalle alle 7 del mattino dà vita a una pre-udienza parlando al popolo dei tranvieri, “non solo romani ma di tutta Italia”. Lei che da oltre 118 giorni è sospesa dalla paga in attesa del ricorso al Tribunale del Lavoro contro il diktat di Atac che l'ha cacciata via per aver violato il “codice etico”, dà l'ennesimo schiaffo alla sua azienda e alla maggioranza a 5 Stelle che lo governa. Coccolata dal Movimento quando era all'opposizione di Marino e con ben 3 proposte di candidatura politica, l'incontenibile autista spiega in un accalorato video su Fb, perché il tempo della conciliazione è passato. E così si scopre che gli irsuti che hanno licenziato un'autista solo perché è andata in tv a dire che gli autobus erano pericolosi e che prendevano fuoco, forte di una sentenza della Procura che ha stabilito che il “flambus” non è altro che l'effetto di scarsa o inesistente manutenzione dei mezzi, è stata convocata dall'azienda per ben 3 volte per una conciliazione con la quale far rientrare il licenziamento. E per ben due volte la Quintavalle ha detto no. Se ci arriverà sarà con una sentenza di reintegro immediato, salvo perdere e ricorrere in ogni grado do giudizio.

 

La Quintavalle da carnefice a vittima
Comunque dovesse finire, per Atac sarà una pagina da vergogna e un buco nero sul Movimento 5 Stelle di Roma che l'ha usata per picconare la Giunta Marino e poi lasciata in balia di un'azienda che la testa l'ha persa da anni, senza mai essere più riuscita a ritrovarla. Uno scopo l'Atac l'ha raggiunto: la Quintavalle da carnefice si è trasformata in vittima.

Autisti senza divisa perché non le hanno
Spiega in video la sindacalista di Cambia-Menti M410: “Si dorme poco non sono stati bei giorni. Lavoratori senza divisa? Non è che non se la vogliono mettere - è che non gliela danno d anni. Ancora campagna elettorale sul niente: biglietti aumentati e si tace che nel 2017 la metro era chiusa. Altra ferita per la categoria è che ci sta che l'azienda metta in campo ogni tipo di azione per verificare la responsabilità degli eventi. Nel momento in cui ti rendi conto che la procura dice che non c'è sabotaggio e allora una lettera pubblica di scuse nei confronti di migliaia di lavoratori che stanno a portare avanti parlerebbe da sola. E' ignobile quello a cui si sta assistendo da settimane”.

Il messaggio al giudice
Poi entra nel vivo del processo: “Tra tre ore c'è l'udienza. No so se il giudice ha letto almeno i giornali degli ultimi giorni. Non so quanto mentiranno spudoratamente... A leggere le memorie infondate e cattive di questo avvocato strapagatissimo di Atac. Vi dico anche che Atac mi ha riconvocata per oggi. È la terza dopo 4 mesi di silenzio assordante e oggi c'è questo grande interesse. Non ho nulla da dire ad Atac c'è un giudice c'è poco da conciliare. Vediamo come va ma non imi interessa. Qui si va fino in fondo. E' finito il tempo della conciliazione. Sino all'ultimo grado di giudizio. Non ci sono offerte che tengono. Devono capire che quando i lavoratori hanno ragione devono dirci che la vita delle persone conta meno del codice etico aziendale. Quando rifiutai l'ennesima candidatura mio padre l'ha presa male ma c'è sempre. Grazie ai pochi autoferrotranvieri d'Italia che mi hanno sostenuta economicamente e moralmente come nessun altro ha saputo fare”.

La sentenza politica
“Le sue ultime parole della pre-udienza: “Possono provocarmi quanto vogliono, non ci riusciranno. Con la trasmissione Le Jene vista da 2 mln di persone, per la prima volta la Procura è entrata negli uffici. Ce la giochiamo da qui. Se perde Atac non perde nessuno, se perde Quintavalle si perde una bella storia collettiva”.

Atac, Micaela Quintavalle licenziata. La fine dell'autista invaghita dell'M5S

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