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Roma
Caso Marrazzo, condannati 4 carabinieri per tentato ricatto su scandalo trans

Ripreso insieme al transessuale Natali e costretto a consegnare loro 20mila euro per non parlare. Condannati dal tribunale di Roma i quattro carabinieri responsabili del tentato ricatto ai danni dell'ex governatore della Regione Lazio Piero Marrazzo, i militari Nicola Testini e Carlo Tagliente,  10 anni più una multa da 50mila euro a testa, Luciano Simeone, 6 anni e mezzo, e Antonio Tamburrino, a 3 anni.

 

Testini, Simeone e Tagliente, che all'epoca controllavano l'area di Roma Nord, Cassia-Trionfale, sono stati assolti, tra l'altro, dall'accusa di associazione per delinquere "perché il fatto non sussiste", ma ritenuti colpevoli di concorso in concussione ai danni di Marrazzo, per averlo costretto a consegnare loro tre assegni per un importo complessivo di 20mila euro, e di quello in rapina per essersi impossessati di 5mila euro, in parte dell'allora esponente politico e in parte del viado Natali.

 

Ai tre è contestata anche una rapina (datata 31 luglio 2009) ai danni di un altro trans, privato di un cellulare, di un Ipod e di un orologio, oggetti che gli sarebbero stati sottratti durante una perquisizione in casa "effettuata con modalità intimidatorie". Testini e Tagliente, poi, sono stati condannati per una violazione della legge sugli stupefacenti per aver indotto un loro informatore a procurarsi 6 grammi di cocaina, collocata poi nell'auto di un'altra persona, del tutto inconsapevole, nell'agosto del 2004. Al solo Tamburrino è stato attribuito il reato di ricettazione di un video, girato con un telefonino il giorno del blitz in via Gradoli da Tagliente e Simeone (che entrarono nell'appartamento di via Gradoli, perché Testini era in ferie a Bari), che ritraeva Marrazzo in casa del trans e che nelle intenzioni dei militari dell'Arma, che speravano di guadagnarci sopra tra gli 80 e i 100mila euro, doveva essere commercializzato.

 

Grande la soddisfazione di Luce Petrucci, legale dell'ex presidente della Regione, che sottolinea il comportamento scorretto e infamati dei quattro miliari nei confronti dell'Arma: "Piero Marrazzo ha atteso nove anni questa pronuncia che accogliamo con soddisfazione. La sentenza riconosce in pieno la colpevolezza degli imputati che, disonorando la propria divisa, si sono resi responsabili di un ignobile sopruso e di un vile ricatto criminale - ha dichiarato il penalista - Anche in questo momento da uomo delle istituzioni, da giornalista del servizio pubblico e, soprattutto, da cittadino per bene, Piero Marrazzo tiene a ribadire la propria massima considerazione nell'Arma dei Carabinieri che è, assieme a lui, la vittima principale dei crimini commessi da questo manipolo di 'mele marce'".

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