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Roma
Caso Moro, torna il fantasma di Markevic. Di nuovo in libreria con documenti inediti

di Patrizio J. Macci

Jorge Louis Borges ha scritto che il mondo esiste per approdare a un libro. Il volume a cui alludeva lo scrittore bibliomane cieco argentino non è stato ancora trovato, oppure attende di essere redatto. In compenso ci sono libri misteriosi che compaiono e aiutano a orientarsi nei buchi neri della Storia. Questi volumi sono riconoscibili dal fatto che il più delle volte non hanno una vita facile.
È il caso del libro di Giovanni Fasanella e Giuseppe Rocca "La storia di Igor Markevic - Un direttore d'orchestra nel Caso Moro" Chiarelettere Editore. Il volume uscito una prima volta nel 2001 con un altro titolo, dopo una breve presenza sugli scaffali delle librerie è stato oggetto di una clamorosa censura da parte dell'editore originario (l'Einaudi entrata nell'orbita mondadoriana). Depennato dalle rivelazioni statistiche in libreria, boicottato. Infine gli autori trascinati in tribunale con l'accusa di diffamazione per il suo contenuto. Mentre la giustizia italiana faceva il suo corso il volume è divenuto irreperibile, merce rara per bibliofili incalliti e ricercatori assetati di notizie. Le ultime copie disponibili oggetto di disputa sul web a colpi di centinaia di euro, fotocopiato clandestinamente e passato di mano in mano. Stoppato sul nascere quando stava per diventare un bestseller, per contrappasso si è trasformato in un vero e proprio caso editoriale da scuola. Gli autori lo hanno ora ripubblicato in una nuova edizione e arricchito con i documenti che ricostruiscono filologicamente tutta la vicenda editoriale del volume (ci sono nomi e cognomi di chi ha difeso la sua pubblicazione a spada tratta e di chi lo ha di fatto affondato), oltre naturalmente all'aggiunta di materiale inedito sul sequestro nel frattempo emerso. Un testo riveduto e aumentato profondamente diverso da quello originale.
La tesi principale è dirompente. Negli ultimi giorni del sequestro Moro nel 1978 un "misterioso intermediario" sarebbe stato attivato per favorire la sua liberazione, ma un improvviso rivolgimento avrebbe fatto cambiare le carte in tavole e il Presidente della Democrazia Cristiana sarebbe stato infine giustiziato a pochi metri dal luogo del ritrovamento. Questa ricostruzione smentisce in maniera totale la tesi del trasporto del corpo nel bagagliaio della Renault 4 da Via Montalcini fino al centro di Roma.
Il personaggio in questione sarebbe tale Igor Markevic, un individuo dalla biografia affascinante e pirotecnica. Compositore e direttore d'orchestra ucraino naturalizzato italiano di fama internazionale, si ritrova partigiano nella Resistenza nei Gap a Firenze. La sua figura gli permette di avere contatti privilegiati con gli occupanti tedeschi. Compie azioni eroiche. Venuto a conoscenza di un rastrellamento imminente sulla collina di Fiesole. Inforca la bicicletta e corre ad avvertire gli abitanti, salvando la pelle tra gli altri a Carlo Levi. Partecipa alla fondazione dello Stato di Israele. È un intellettuale poliglotta. Sposa in seconde nozze l'erede di una famiglia della nobiltà nera romana, i Caetani. Un signore d'altri tempi raffinato e misterioso. Il suo nome compare la prima volta In un rapporto del servizio segreto militare. Erroneamente dai nostri servizi segreti viene chiamato Igor Caetani, anche il ruolo che gli viene attribuito di "grande vecchio" verrà smentito dalle successive indagini. In via Caetani, dove venne trovato il cadavere di Moro, c'è il palazzo della famiglia Caetani, "schiatta" alla quale apparteneva, appunto, la moglie del direttore d'orchestra. Una coincidenza molto curiosa. I brigatisti hanno sempre affermato che il prigioniero fu ucciso in Via Montalcini a Monteverde, poi trasportato nel bagagliaio della Renault 4 fino al Ghetto, in Via Caetani. Due magistrati che hanno indagato a lungo sul sul Sequestro, Priore e Imposimato, erano convinti tutti e due che Moro fosse stato giustiziato nei pressi del Ghetto Ebraico, comunque non lontano dallla strada dove è stato ritrovato. Mentre facevano un sopralluogo in quella zona accompagnati da una "fonte" furono osservati e fotografati da qualcuno che poi si premurò di farglielo sapere. L'episodio è agli atti dell'indagine ed è stato rappresentato anche nel film di Martinelli "Piazza delle Cinque Lune". Il libro è denso di informazioni, suggestivo nella ricostruzione del personaggio. Necessita della capacità di saper distinguere dove cadono esattamente i fulmini, oltre ai lampi e ai tuoni degli eventi che si scatenano semplicemente raccontando gli eventi spesso nella loro assurdità. Gli autori sono stati onesti fino in fondo, riportando anche recensioni e giudizi di chi li ha accusati di essere folli come i personaggi de "Il Pendolo di Foucault".
Un buco nel muro a colpi di parole per cercare di arrivare là dove anche l'autorità giudiziaria ha dovuto fermarsi. Il prigioniero purtroppo è morto, ma la verità su quei cinquantacinque giorni può ancora essere raggiunta.

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