Fondatore e direttore
Angelo Maria Perrino

Centro Storico senza negozi. "-16%, è una desertificazione"

Una vera e propria fuga, vessati dal fisco e bastonati dalla progettazione urbanistica che spinge verso le periferie. Da Confcommercio le proposte per evitare la moria di esercizi commerciali

Sangalli Carlo
Carlo Sangalli

Un calo in sette anni di circa il 15% dei negozi nelle medie città, a fronte del 5,9% del resto d'Italia, e che arriva al -16,7% nei centri storici, con un "rischio di desertificazione commerciale". Mentre il commercio ambulante aumenta del 43,3% sempre nelle medie città, e del 73,2% nei loro centri storici, dove crescono del 9,8% alberghi, bar e ristoranti, mostrando una "vocazione turistico-ricettiva".

A lanciare l'allarme è Confcommercio, che ha presentato un'analisi sulla demografia d'impresa nei centri storici di 39 comuni di medie dimensioni, dove risiedono circa 7 milioni di abitanti. In sette anni, ha spiegato il direttore del centro studi dell'associazione, Mariano Bella, ha chiuso il 16,7% delle imprese di commercio al dettaglio con sede fissa, contro il 13,9% di mortalità registrato nelle periferie.
"Il rischio desertificazione è un rischio vero e concreto che va assolutamente scongiurato - ha detto il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli - Il primo passo è migliorare la progettazione urbanistica delle città e nello stesso tempo agire sulla leva tributaria, introducendo una cedolare secca sulle locazioni commerciali in modo da ridurre gli affitti, un passo indispensabile per arginare l'elevata mortalità dei negozi a sede fissa registrata nei centri storici dei comuni italiani".

Ma "non è solo un effetto crisi. C'è una pluralità di concause: la competizione della grande distribuzione, il cambiamento degli stili di vita, i flussi turistici, l'interazione disordinata tra formule distributive, non c'è coordinamento sufficiente a livello di progettazione urbana e sulle chiusure in centro storico c'entrano anche gli aumenti degli affitti". Mentre il calo del 13,9% dei negozi tradizionali fuori dai centri storici può indicare fenomeni non di "desertificazione", ma di "concentrazione" commerciale. La perdita a livello di totale delle categorie commerciali nelle medie città si attesta invece al 3,2%, mentre nel resto d'Italia rimane invariata. A "salvare" in alcuni casi le medie città, che "perdono complessivamente negozi in sede fissa molto più rapidamente rispetto al resto d'Italia", e a svolgere una funzione di "supplenza", sottolinea Bella, è il commercio ambulante, cresciuto appunto del 43,3% tra il 2008 e il 2015, a fronte di una diminuzione del 4,7% nel resto d'Italia. Inoltre, aggiunge, "vi sono in media 150 abitanti per negozio nel nordest del paese, 120 circa nel nordovest, con una media nazionale dell'89,2%, per arrivare a 50-60 nel sud del Paese", mostrando una "dicotomia Nord-Sud". E crescono alberghi, bar e ristoranti, nei centri storici (+9,8%) e fuori (+3,4%) delle medie città, con un picco del 61,8% nel centro storico di Salerno, testimoniando una vocazione "produttiva importante e specifica". E nel settore per Bella si registra inoltre un "effetto Sud", in cui "il Mezzogiorno esprime i suoi elementi di più genuina vitalità attraverso il ripopolamento dei centri storici con alberghi bar e ristoranti". Nell'indagine, realizzata su un campione di 39 comuni italiani di medie dimensioni, dove risiede l'11,3% della popolazione italiana, sono state analizzate le consistenze delle varie tipologie di attività commerciali e turistico-ricettive nel 2008, 2012 e 2015.


 


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