Cerroni, sarà processo show. Ogni mercoledì ci sarà udienza

MONNEZZOPOLI ALLA SBARRA. Al via giovedì il giudizio immediato per i manager del gruppo che fa capo al “re dei rifiuti” e ai dirigenti regionali “infedeli”. La vicenda del gassificatore di Albano diventa centrale: Cerroni: “Tutti i vantaggi ai soci privati, ecco perché”

di Fabio Carosi

Si parte. E con uno scadenzario da maxi evento. La prima udienza del processo a trent'anni di “monnezzopoli” è fissata per giovedì 5 giugno alle ore 9, quando accusa e difesa daranno il via alla tenzone con il deposito delle costituzioni di parte civile e altri tecnicismi che porteranno ad un primo rinvio.
Ma che il Pm Alberto Galanti voglia fare in fretta si è intuito sia col “giudizio immediato”, sia con il progetto di costruire un un processo rapidissimo fissando udienze ogni mercoledì. Un ritmo serratissimo che la dice lunga sulla volontà di arrivare in tempi ridotti alle sentenze di primo grado.
Sul banco, con il re dei rifiuti Manlio Cerroni, Bruno Landi, Francesco Rando, Piero Giovi, Giuseppe Sicignano per quanto riguarda il gruppo di imprese che fanno capo a Cerroni e poi la “parte pubblica” rappresentata da Luca Fegatelli ex dirigente dell'Area Rifiuti della Regione Lazio e Raniero De Filippis. Per tutti le accuse sono pesantissime: associazione a delinquere finalizzata al traffico di rifiuti ma, a seconda delle singole posizioni, la violazione delle norme amministrative in materia di smaltimento e la truffa in pubbliche forniture.
In poche parole, l'indagine del Noe che lo scorso 9 gennaio ha portato all'arresto dei manager e dei funzionari pubblici e all'iscrizione nel registro degli indagati di decine di persone, tra cui l'ex presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo, disegna un quadro scioccante: per tre decenni il Gruppo Cerroni grazie alla sudditanza o alla compiacenza di tutto lo schieramento politico romano, avrebbe controllato l'intero ciclo “attivo” dei rifiuti (esclusa la raccolta), garantendosi un monopolio invincibile. E questo sino a quando l'inchiesta non avrebbe messo in luce la “ragnatela Cerroni”.
A supporto dell'accusa decine e decine di intercettazioni di conversazioni parziali, attraverso le quali l'indagine avrebbe ricostruito il ruolo di ciascun personaggio, sino a confezionare “un'associazione a delinquere”, costituita da soggetti che per motivi professionali non potevano non interloquire tra di loro, soprattutto nei momenti caldi delle emergenze rifiuti e dei diversi commissariamenti che hanno permesso alla politica di affidare a soggetti terzi il problema dei rifiuti.
La madre di tutte le accuse è dunque quella di essere tentacoli di un'unica piovra che si sarebbe riprodotta ad ogni cambio di Giunta Regionale e di sindaco di Roma. Un fatto unico, che rende il processo di per sé come il più interessante della storia romana degli ultimi anni.
Tra discariche, produzioni di combustibile da rifiuti e battaglie autorizzative, si profila come evento “speciale” la storia del gassificatore di Albano. Grazie al libro-racconto presentato da Cerroni a pochi giorni dal processo si può evincere quale sarà la sua linea difensiva, ma anche alcune stranezze processuali. Come, ad esempio, lo stralcio del ruolo di Acea e Ama dal processo, pur avendo nel Consorzio Coema una partecipazione assolutamente maggioritaria. Se è vero che Cerroni “spingeva” per accendere il superforno che avrebbe mangiato i rifiuti, è altrettanto vero che i vantaggi economici rilevanti sarebbe stati per le due aziende sotto il controllo pubblico. Tant'è che “il giorno dopo l'autorizzazione per il gassificatore – scrive Cerroni a pagina 115 del suo libro – le azioni del'Acea hanno avuto in borsa un balzo del 4%, con profitto rilevante dalla sera alla mattina degli azionisti”. E poi conclude: “Varrebbe la pena fare un conto esatto dell'operaqzione finanziari scaturita da fonti rinnovabili e non solo”.
Insomma a leggere quelle che poi saranno parte della “carte della difesa”, Manlio Cerroni avrebbe imbastito un'operazione per far guadagnare la parte pubblica”.


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