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Roma

Scritte inneggianti al criminale nazista Erich Priebke e alcune svastiche sono apparse all’esterno della sede dell’Anpi nazionale. La data non è stata scelta a caso: ricade proprio nel giorno in cui il boia delle Fosse ardeatine compie 100 anni. Un anniversario che ha riacceso polemiche mai sopite.

Un gesto che i partigiani bollano come “Il solito vile atto di chi ancora non cede di fronte all’unica e sacrosanta verità della storia: il nazismo e il fascismo furono esclusivamente regimi sanguinari che hanno portato l’orrore della guerra e dell’odio razziale in tutta Europa e oltre”.
Il pomo della discordia non è il centenario di Priebke, ma qualsiasi forma di saluto pubblico a cominciare da striscioni e manifesti, che qualcuno vorrà tributare ad un ufficiale nazista reo confesso responsabile dell'eccidio delle Fosse Ardeatine: il massacro venne compiuto dalle truppe di occupazione della Germania nazista il 24 marzo 1944, ai danni di 335 civili e militari italiani, come atto di rappresaglia in seguito all'attacco compiuto da membri dei GAP romani contro truppe germaniche in transito in via Rasella. Per la sua efferatezza è diventato l'evento simbolo della rappresaglia nazista durante il periodo dell'occupazione.
Priebke non si è mai pentito ne ha mai chiesto perdono ai famigliari delle sue vittime. Dopo essere stato estradato dall'Argentina, è stato condannato nel 1998 all'ergastolo, ma per motivi d'età ha il permesso di uscire di casa. Nella sentenza i giudici di lui hanno scritto: "La sua spinta criminosa è frutto della certezza di essere nel giusto. E di quella fede ha riempito la sua vita fino ad oggi".

Il clima è rovente in via Cardinal Sanfelice, dove un centinaio di persone, tra cui una delegazione appartenente alla comunità ebraica, sono radunati sotto la finestra della casa dove Erich Priebke sta scontando i domiciliari e dove oggi vuole festeggiare il suo centesimo compleanno. Verso le 11.30 il nipote è arrivato davanti al cancello con una bottiglia di champagne in mano, mostrandola provocatoriamente. Subito si sono accesi gli animi, la polizia schierata a presidio dell'ingresso lo ha invitato ad allontanarsi. Poi mentre l'uomo viene portarto via con la forza, colpisce violentemente una donna con la mano libera.
"Assassino, maledetto da Dio, vattene merda, vergogna bastardo, venduto fai schifo, sei come lui", urlano e si accalcano davanti al cancello della casa, rivolgendosi, all'avvocato di Priebke, Paolo Giacchini. I poliziotti temendo nuove aggressioni hanno indossato i caschi, un gesto che ha acceso ancor di più il clima: "Ci stavate pure voi alle Fosse Ardeatine", "Noi siamo brava gente a differenza vostra, non facciamo nulla".

Comunicati di condanna da rappresentati delle istituzioni e forze politiche, unite nello sdegno davanti a provvocazioni inaccettabili. "Il futuro si costriuisce con il dialogo e la pacificazione" ha detto l'ex sindaco Gianni Alemanno, che ha chiesto un rapido intervento del Campidoglio per rimovere le scritte offensive.

Il sit-in, di ispirazione ebraica, non è stato organizzato dalla comunità, che non è presente in veste ufficiale, ma a titolo personale. A dare vita alla manifestazione sono stati i creatori del "progetto Dreyfus", che attraverso la pagina facebook dedicata alla lotta contro l'antisemitismo, hanno radunato tanti romani, non solo di religione ebraica, per risvegliare le coscienze ed esprimere "indignazione per delle misure restrittive che noi paghiamo e che non vengono messe in atto nella maniera adeguata, un provvedimento sostitutivo del carcere che dovrebbe essere applicato nel modo più rigoroso possibile", afferma Barbara Pontecorvo, consigliere dell'Unione delle Comunità ebraiche italiane, che ha aderito al sit in non in veste ufficiale, ma personale, in quanto avvocato. I 335 nomi delle vittime prima di sciogliere il sit in, vengono proclamati uno per uno al megafono da un manifestante.

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