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Roma
"Con M5S Roma torna ad Alemanno". Esposito, Pd: “Mettiamo Atac a gara”

di Fabio Carosi


Senatore piemontese, Stefano Esposito, assessore ai trasporti del Comune di Roma nel terzo rimpasto di Ignazio Marino, è tornato a vedere la città con gli occhi dell'ospite. Tre, quattro giorni a settimana, tanto basta per dire che “i romani sono eroici” e che il cambiamento atteso “è lontano”.

 


Allora senatore, come è cambiata questa città negli ultimi 4 mesi?
“Cambiata? Di cambiamento non c'è traccia. Semmai qualche balzo nel passato. Mi pare che stiamo a larghe falcate tornando indietro e ripristinando quella logica clientelare e consociativa che ha raggiunto il suo apice con Alemanno”.
 

Tipo i rifiuti?
“I rifiuti sono stati la pagina più evidente e sotto i riflettori. Ma la vicenda si condensa in una figura, questa Paola Muraro, che è la negazione stessa del cambiamento. Al di là dei giudizio che i possono dare su du lei ì, il fatto di mettere una figura architrave del sistema rifiuti e di riferimento di chi viene indicato come il peggior soggetto che ha gestito Ama – e parlo di Panzironi e Fiscon - non mi pare possa essere declinata come discontinuità”.

E poi c'è l'Atac, una sua, diciamo “passione”...
“Ahaha qui siamo tornati alla pratica della bugia sistematica degli avvenimenti. Mi spiace che uno degli interpreti di questo ritorno al passato sia l'assessore Meleo. C'è un guasto e si racconta una cosa non vera. La porta del treno che si apre è l'apoteosi della balla a Cinque Stelle. Tolti Rettighieri e Rango hanno affidato l'azienda a tutti quelli che l'hanno gestita prima”.
 

E chi è che comanderebbe in Atac?
“Hanno rimesso in mano l'azienda alla Cisl e a Donati (Gianluca Donati, segretario Fit Cisl Lazio, ndr) che è il vero capo di Atac. Senza giri di parole: di un Atac che andrà al disastro”.

La soluzione dello spezzatino gomma-ferro e di affidare alle Ferrovie la gestione?
“Negli anni ho maturato personale cultura, e cioè che non ci sono uomini della provvidenza. Non penso che lo spezzettamento sia una cosa giusta, il trasporto è un servizio integrato e ha senso in una logica unitaria”.

Ferrovie dello Stato sì o no?
“Non è un no a Ferrovie, piuttosto che a Esposito. Il sì è una gara perché il soggetto che la bandisce può massimizzare il risultato. La cosa più importante è un piano industriale vero che rimetta il sindacato al suo posto e non a cogestire l'azienda; che misuri la qualità vera dei dirigenti; che non consenta di promuovere a capo di una ferrovia scassata come la Roma-Viterbo un uomo che ha il merito di avere un parente assessore a 5 Stelle di un Muncipio”.

E secondo lei in un'ipotetica gara per il servizio “metroferroviario”, chi vincerebbe? Arriva, Ratp o Fs
“Magari vincerà Fs ma l'importate è che si aggiudichi la gestione sulla base di un impianto con impegni definiti e con competizione. L'evidenza pubblica fa bene al sistema e Atac ne ha bisogno”.

Quanto può tirare avanti l'Atac in queste condizioni?
“Con la decisione di rinviare il pagamento del 400 milioni alle banche ho la sensazione che si siano infilati un un vicolo cieco”.

Se invece dovesse finire in mano a Fs?
“Sarebbe come privatizzarla. Non hanno capito che Fs non è più quella dei 170 mila”.

Senta Esposito, l'assessore alle Partecipate del Comune di Roma ha ipotizzato l'avvio di una stagione di tagli del personale. Cosa ne pensa? E dove? Atac e Ama?
“Mi chiedo se l'assessore ha idea di costa sta parlando. Sa qual è il modello organizzativo? Per come ho conosciuto io Atac il numero dei dipendenti non è il problema ma come vengono impiegati quei 12 mila....Redistribuendo e organizzando dove servono quei 12 mila sono tutti utili”.

Nessun inutile?
“Semmai Atac ha una struttura amministrativa pletorica, bisogna mettere mano agli  inidonei e ha un deficit strutturale sulla strada e non alla guida e sui controlli”.

Quattro mesi di Governo a Cinque Stelle di Roma? Che idea si è fatto?
“Allo stato attuale a parte un po' di restaurazione ed essersi agganciati ai vecchia carri, mi pare che in termini di fatti ci sia ben poco”.

Lo dice perché è del Pd?
“Mi porti lei un esempio di una cosa anche piccola fatta”.

Il Grab... ?
“E' esattamente com'era quando sono andato via io. C'era un disponibilità del ministero al finanziamento. S'è detto presto solo presto avremo il progetto. A parte gli annunci come “abbiamo 25 nuovi bus” ma sono sempre quelli della commessa in cui ero io assessore”.

Le è dispiaciuto concludere l'esperienza romana?
“Sì, perché c'era la possibilità di incidere. Un peccato quando ti rendi conto che il capitano della squadra non ti consente di operare...”.

Parla di Marino?
“Abbiamo litigato subito. Lui continuava a spiegarmi che i dati che aveva erano di un Atac risanata e che tutto andava bene. Non lo dico io ma non era così. L'altro esempio era la delibera sui bus turistici. Io alla fine di agosti avevo pronta la delibera per metterli fuori dal cento e l'ho consegnata. Lui non l'ha mai calendarizzata”.

Secondo lei Ignazio Marino la fine ingloriosa se l'è cercata?
“Se ci fosse stato un modello per far bene il sindaco anche dal punto di vista dei rapporti politici lui ha fatto esattamente il contrario”.

Cosa cambierebbe di Roma? Dia una mano ai ragazzi del 5 Stelle
“Al di là delle posizioni politiche non avrei mai pensato che si fosse incartati in 2 settimane. Marra, assessori in fuga, e la lotta di potere così brutale tra di loro;  tra la Raggi-Frongia e la Lombardi-Taverna io non immaginavo che avrebbe cominciato ad ammazzarsi così. Poi si è fatto un gran parlare di Marra... guardi che Marra è il vero padrone del Campidoglio,.. lo hanno messo in un punto strategico come il Personale e inviterei tutti cosa sta facendo. Bandi per promozioni interne, ricerche comandante vigili... Lui messo in quel posto lì dove nessuno va a a vedere è il vero capo. In campidoglio i sta riorganizzando un sistema di potere basato su vecchie logiche.

Che impressione le ha fatto il sindaco Raggi nel corse dell'audizione alla Commissione Antimafia?
“Sono rimasto basito, il sindaco di Roma viene in Commissione fa una lunga relazione in cui ci spiega quello che ha trovato e che sapevamo già tutto – e non dice una parola su uno dei più grandi municipi di Roma commissariato per Mafia, veda lei”.

Cosa cambierebbe subito nell'organizzazione del Campidoglio?
“Metterei a capo dei dipartimenti tutte persone diverse da quelle che ci sono e prese da fuori dell'amminsitrazione. Cambierei dipartimenti e partecipate  con gente esterna e ben pagata”.

Ma come, il tetto sulle retribuzioni?
“Per spezzare la clientela bisogna valorizzare e il merito. Con contrati annuali legati ai risultati. Ci vorrebbe una classe politica pronta a sfidare l'impopolarità. Pensavo che M5S si potesse permettere di ripulire e spezzare le catene. Invece non avevo capito niente, ben prima di vincere già legati al peggio del peggio”.

Ma lei non aveva in animo di trasferirsi a Roma con la famiglia?
“Mi è stato prospettato e sono contento di non averlo fatto. Sono contento per la mia famiglia, I romani sono eroici, vivere e lavorare a Roma è un'inferno tra caos e rifiuti. L'immagine del tram spinto dai cittadini sembra essere riferita a una qualunque immagine di un paese non europeo invece succede a Roma. Per questo i romani sono eroici”.

 

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