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Roma
Corruzione in Italia, l'Eurispes smonta la stima catastrofica dei 60 mld

Corruzione dilagante e legata a doppio nodo con la criminalità e le mafie: che il fenomeno sia diffuso nel nostro Paese non ci sono dubbi, ma che l'Italia sia uno dei più corrotti al mondo, pare un po' esagerato.

 

A intervenire a gamba tesa sul tema è il presidente dell'Eurispes, Gian Maria Fara. Nell'ambito del convegno organizzato dalla Procura di Tivoli e dall'Ordine dei Commercialisti e degli Esperti Contabili, sul tema “Codice Antimafia e corruzione”, che si è svolto a Tivoli, il professor Fara spariglia con una provocazione: “La vulgata parte dal dato reso pubblico da alcune agenzie internazionali secondo il quale in Italia si produrrebbe corruzione per 60 miliardi di euro. Mi permetto di fare qualche rapido calcolo. Se la corruzione consiste in 60 miliardi, vuol dire che i 60 milioni di italiani producono una corruzione per mille euro ciascuno, neonati compresi; se applichiamo il dato al sistema dei 5 milioni di imprese, il 90% delle quali sono medie e piccole, ogni impresa produrrebbe 12mila euro di corruzione l'anno; se poi applicassimo il dato ai 3 milioni di dipendenti della pubblica amministrazione, dovremmo arrivare alla conclusione che tutti sono corrotti o producono corruzione per almeno 20mila euro l'anno; se applichiamo il dato dei 60 miliardi ai 300mila dipendenti della pubblica amministrazione che hanno potere di firma, arriveremo ad un calcolo di 200mila euro ciascuno. Se proiettiamo il dato a livello territoriale, le nostre 20 regioni produrrebbero 3 miliardi ciascuna di corruzione, le 100 province 660 milioni di euro, i gli comuni 8000, 7,5 milioni di corruzione l'anno.

Fara spiega ancora: “Dove non arriva la scienza, soccorre il buon senso: si può ragionevolmente capire che il dato non sta né in cielo né in terra. Il dato di partenza deriva dall'utilizzo di indicatori di carattere soggettivo e percettivo, applicati da grandi agenzie internazionali che producono risultati scarsamente attendibili. Paradossalmente più si combatte la corruzione e più la si rende percepibile, più si perseguono i fenomeni sul piano della prevenzione e della repressione e più il fenomeno viene percepito dalla collettività. Occorre dunque lavorare e ragionare per mettere a punto sistemi di rilevazione che abbiamo caratteristiche di maggiore scientificità, che abbiano sì caratteristiche soggettive ma che puntino a informazioni e dati più oggettivi.

Al dibattito hanno partecipato, tra gli altri, Cafiero De Raho, Procuratore nazionale Antimafia, Raffaele Cantone, Presidente dell’Autorità Anticorruzione, don Tonino Palmese, Presidente della Fondazione Polis, Gian Maria Fara, presidente Eurispes, Giovanni Salvi, Procuratore generale di Roma, Franco Roberti, già Procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Gianluca Tartaro, Presidente ODCEC di Tivoli.

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