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Roma
Cucchi, il legale: "Azione contro il ministero". Il presidente della Corte: "No alla gogna mediatica"

"Mi devono uccidere per fermarmi". Così Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, all'indomani della sentenza della Corte d'appello di Roma che ha assolti tutti gli imputati accusati della morte del fratello, Stefano Cucchi. "Non ce l'ho con i giudici di appello - aggiunge - ma adesso da cittadina comune mi aspetto il passo successivo e cioè ulteriori indagini, cosa che chiederò al procuratore capo Pignatone". Ilaria Cucchi spiega che "il prossimo passo è la Cassazione e la Corte europea. Non è finita qui. Se lo Stato non sarà in gradi di giudicare se stesso, faremo l'ennesima figuraccia davanti alla Corte europea. Sono molto motivata".

Intanto, il legale della famiglia Cucchi, Fabio Ansemlo, annuncia che: "Aspetteremo le motivazioni della sentenza per preparare il nostro ricorso per Cassazione ma intraprenderemo anche un'azione legale nei confronti del ministero della Giustizia affinchè si possa riconoscerne la responsabilità rispetto alla morte di Stefano". Secondo la difesa della famiglia Cucchi da entrambi i processi emerge che comunque un pestaggio nelle celle del Tribunale c'è stato e quindi si chiama ora in causa il ministero della Giustizia affinchè riconosca la sua responsabilità dal punto di vista di un risarcimento danni.

IL PRESIDENTE DELLA CORTE D'APPELLO DI ROMA - "Il giudice penale deve accertare se vi sono prove sufficienti di responsabilità individuali e in caso contrario deve assolvere. E' quello che i miei giudici hanno fatto anche questa volta". Lo afferma il presidente della Corte d'Appello di Roma, Luciano Panzani. "Questo è il suo compito per evitare di aggiungere orrore ad obbrobrio e far seguire ad una morte ingiusta la condanna di persone di cui non si ritiene provata la responsabilità", aggiunge invitando a evitare la "gogna mediatica".

IL COMMENTO CHOC DEL SINDACATO DI POLIZIA - "Tutti assolti, come è giusto che sia". Gianni Tonelli, segretario generale del Sap, uno dei sindacati di polizia, nel commentare la sentenza sulla morte di Stefano Cucchi non fa sfoggio di diplomazia. Tutt’altro. "In questo Paese - scrive in una nota - bisogna finirla di scaricare sui servitori dello Stato le responsabilità dei singoli, di chi abusa di alcol e droghe, di chi vive al limite della legalità. Se uno ha disprezzo per la propria condizione di salute, se uno conduce una vita dissoluta, ne paga le conseguenze. Senza che siano altri, medici, infermieri o poliziotti in questo caso, a essere puniti per colpe non proprie". Indignazione sui Social.

LA SENTENZA: NESSUN COLPEVOLE - Sono stati tutti assolti per insufficienza di prove gli imputati per la morte di Stefano Cucchi il geometra di 31 anni, arrestato il 15 ottobre del 2009 e deceduto una settimana dopo al reparto di medicina protetta dell’ospedale Sandro Pertini. Lo ha deciso la I Corte d'Assise d'Appello concludendo così il processo di secondo grado nei confronti di 12 tra medici (sei), infermieri (tre) e agenti della polizia penitenziaria (tre). Il procuratore generale aveva chiesto la condanna per tutti gli imputati.

"Prima o poi qualcuno ci dovrà spiegare come è morto il giovane Stefano. Vicino alla famiglia." Lo scrive il vicepresidente della Regione Lazio, Massimiliano Smeriglio, sul suo profilo Facebook. Parla di "omicidio" Nichi Vendola, presidente di Sinistra Ecologia Libertà: "Una ferita aperta di fronte al bisogno di verita' e giustizia. Una ferita insopportabile".

Se la sentenza in primo grado aveva lasciato profondamente delusa la famiglia di Stefano tanto da far parlare la sorella Ilaria di una "pietra tombale" sulla morte del ragazzo, la reazione alla nuova assoluzione anche in Corte d'Appello fa gridare rabbia e amarezza alla famiglia: "La giustizia ha ucciso Stefano Cucchi - denuncia la sorella Ilaria - e la giustizia ancora una volta non è stata giusta. In primo grado si ammetteva il pestaggio e mi aspettavo che almeno in appello si individuassero i colpevoli".
E' stato ucciso tre volte". Così Giovanni Cucchi, padre di Stefano. "Lo stato si è autoassolto - ha commentato invece la madre, Rita Cucchi - l'unico colpevole, per lo Stato, sono quattro mura. Andremo avanti fino alla fine per avere giustizia per Stefano". L'avvocato della famiglia Cucchi ha già annunciato il ricorso in Cassazione.

La sentenza infatti scagiona i tredici imputati, agenti penitenziari, medici ed infermieri dell'ospedale Pertini, coinvolti a vario titolo nel processo per la morte giovane il 19 ottobre del 2009. Già in primo grado la corte aveva stabilito che Stefano Cucchi non sarebbe morto per le violenze denunciate dalla famiglia. Secondo l’originaria imputazione infatti, Stefano sarebbe stato picchiato nelle celle del Palazzo di Giustizia di piazzale Clodio poco prima dell’udienza di convalida del suo arresto, poi abbandonato dai medici e dagli infermieri che lo ebbero in cura nel reparto detenuti del Pertini.

Il primo grado di giudizio si era concluso con la condanna per omicidio colposo del primario dell’ospedale Aldo Fierro, dei medici Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Luigi De Marchis Preite e Silvia Di Carlo, con la condanna di Rosita Caponetti per falso ideologico e con l’assoluzione degli infermieri Giuseppe Flauto, Elvira Martelli, Domenico Pepe, e degli agenti di polizia penitenziaria Nicola Minichini, Corrado Santantonio e Antonio Domenici. Secondo le 188 pagine della sentenza depositata il 3 settembre dello scorso anno, infatti, il ragazzo morì per “sindrome di inanizione”, ovvero per malnutrizione, vittima dunque di una inadeguata condotta dei medici ''contrassegnata da imperizia, imprudenza e negligenza".

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