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Roma
Dalla Pecora Elettrica all'Esquilino: ecco la Roma che va aiutata e sostenuta

di Andrea Catarci *

Roma è una città piegata dalla lunga crisi di natura economica, sociale, culturale ed etica. Nell’ultimo decennio è stata incapace di darsi strategie per uscirne e anche solo per arginare la caduta.

Subisce quotidianamente le conseguenze di una cura e manutenzione urbana al limite dell’inesistenza, di servizi pubblici con standard indecenti, dell’assenza prolungata e autolesionista di piani di sostegno al lavoro, ai giovani e alla nuova impresa, di aziende comunali in crisi profonda, di un’urbanistica incapace di programmare e di perseguire il Bene Comune, di un immenso patrimonio immobiliare in parte inutilizzato e malgestito, del consolidamento di piccole e grandi organizzazioni criminali, di un arretramento del sistema scolastico e del contrasto a povertà vecchie e nuove.

Solidarietà e aggregazione

Roma è al contempo una città ricca di realtà di base che non si arrendono al deterioramento progressivo, né si limitano ad attendere l’avvento di una stagione politico-amministrativa maggiormente adeguata. In mezzo alla corrente contraria, animano iniziative di solidarietà, di cooperazione, di riaggregazione, di produzione economica e culturale, combattendo per conquistare brandelli di civiltà e di vivibilità. Spesso nel silenzio, talvolta con l’appoggio di qualche livello istituzionale più attento, attraverso presenza costante o progetti di scopo, costituiscono un anticorpo alla spersonalizzazione dei quartieri e rappresentano un elemento di controtendenza a crisi, declini e decadenze. Assumono la forma dell’associazionismo, dei centri sociali, di scuole popolari, di ambulatori di frontiera, di centri di ascolto, di librerie. Nascono intorno alla resistenza dei movimenti per l'abitare, alla rabbia suscitata dall’abbandono di edifici e territori, all’innovazione di creativi, coworking e fablab, a parrocchie, palestre popolari, comitati civici, al lavoro di cura di operatori pubblici e del maltrattato mondo della cooperazione sociale. 

A Centocelle brucia la libreria antifascista

A Centocelle una di queste realtà, la libreria-caffetteria “La pecora elettrica”, ha subito il secondo attentato incendiario in sette mesi. Alla vigilia della riapertura è stata di nuovo divelta la saracinesca, gettato liquido infiammabile e lanciato uno scooter all’interno del locale, distruggendo la vetrata, i libri e gli interni. Era già andata a fuoco la notte del 25 aprile e allora, trattandosi di un locale antifascista, la data sembrava non essere stata scelta a caso. Stavolta, poiché meno di un mese fa è toccata una sorte simile alla pizzeria vicina, viene più da pensare a una ritorsione per il “disturbo” allo spaccio provocato dalle due attività, le uniche aperte nelle ore notturne. Aldilà dei moventi da accertare, è chiara la volontà di fare un deserto e ribadire il controllo militare del territorio. Dove si accendono le luci, si creano occasioni d’incontro e si porta la cultura rinasce la vita e si producono diverse relazioni, togliendo spazio all’oscurità, alle solitudini, al disagio personale e alla gestione dei flussi di sostanze stupefacenti. E’ quanto hanno ribadito le migliaia di persone accorse a Centocelle la sera stessa per sfilare in corteo, stringendosi intorno ai proprietari della libreria: c’è un’altra Roma, che si misura con l’enorme portata delle attuali problematiche sociali e che non si arrende, nemmeno di fronte a chi utilizza pratiche distruttive e criminali.

All’Esquilino rischia la chiusura la Casa dei diritti sociali

Un’altra realtà preziosa, l’associazione di volontariato laico Focus – Casa dei Diritti Sociali, rischia di essere azzerata, stavolta non per il fuoco ma per volontà amministrativa: Roma Capitale rivuole indietro i locali assegnati nel 1998 in via Giolitti, nel quartiere Esquilino a due passi dalla stazione Termini, dove Focus ospita da più di vent’anni un centro polifunzionale dotato di uno sportello socio-legale, che svolge attività di accoglienza, segretariato e orientamento ai servizi per le persone italiane e straniere in condizioni di vulnerabilità economica e familiare. C’è poi una scuola popolare, che ogni giorno accoglie decine di persone fornendo gratuitamente lezioni di lingua italiana, insieme a tutta una serie di esperienze di inclusione cosiddette “collaterali”, laboratori di musica, teatro, scacchi, fotografia, incontri a tema, cene solidali, passeggiate culturali. La partecipazione ai corsi si attesta a circa 1.600 studenti l’anno e lo sportello fornisce consulenze a una media di 900 persone l’anno. Ancora prima, dal 1985, nei vicini spazi di via Principe Amedeo, la storica associazione aveva allestito un ambulatorio popolare in cui hanno trovato cure di base e specialistiche centinaia di persone ai margini del sistema sanitario, grazie al volontariato di medici e operatori. Dal 1989 hanno avuto inizio le attività di sostegno alla scolarizzazione rivolte agli adulti, attraverso i corsi di italiano e di educazione civica. Dal 2001 al 2016 allo sportello legale della Casa dei diritti sociali è stata riconosciuta la facoltà di iscrizione anagrafica di cittadini senza fissa dimora: circa 2.000 persone risultavano residenti in Via Giolitti e grazie a ciò hanno avuto la possibilità di accedere a tutta una serie di servizi essenziali per vivere dignitosamente e costruirsi un futuro. I numeri sono importanti ma rispecchiano solo parzialmente l’impatto delle attività svolte dalla Casa dei diritti sociali a via Giolitti, che sono di vitale importanza per il territorio in un contesto di abbandono e di micro criminalità diffusa. Ma Roma Capitale rivuole indietro gli spazi e agli inizi di dicembre ci sarà l’udienza davanti al T.A.R. Lazio a seguito dell’ingiunzione di rilascio e sgombero legata al provvedimento di "riordino gestionale del patrimonio capitolino", che rischia di comportare l’interruzione dei servizi alla cittadinanza.

Dalla “Pecora elettrica” alla “Casa dei diritti sociali”, da Centocelle all’Esquilino, c’è una Roma che migliora i quartieri e non si arrende alle difficoltà. E’ la Roma che esiste e resiste, quella che porta il mutuo soccorso civile proprio lì dove l’amministrazione non riesce a intervenire, quella che non si ferma di fronte alle intimidazioni violente né di fronte a chi sacrifica buone pratiche storiche sull’altare di una vuota concezione della legalità.

* Andrea Catarci, Movimento civico per Roma

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