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Roma
Disabili dimenticati: cure a rischio per 160 bambini. Appello dei genitori

di Massimiliano Martinelli

Bambini disabili abbandonati dalle istituzioni; la Regione Lazio dimentica oltre 160 piccoli pazienti con difficoltà fisiche e psicologiche. Scatta l'appello dei genitori al Garante dell'Infanzia Marzetti, nel tentativo di evitare la chiusura del centro Unisan di via Quirino Majorana.

 

L'ambulatorio è da tempo un'eccellenza tra le realtà socio-sanitarie della Capitale, che offre cure specialistiche per molti bambini e ragazzi con disabilità. Una realtà che però ora rischia di soffocare, schiacciata sotto il peso dei tempi biblici della burocrazia. La chiusura del centro riabilitativo è infatti attualmente fissata per il 27 febbraio, data oltre la quale molti ospiti della struttura rischiano di trovarsi senza servizi per loro essenziali. Una situazione non tollerabile dai genitori dei piccoli pazienti, i quali, attraverso una delegazione, hanno chiesto l'intervento del Garante dell'Infanzia del Lazio Jacopo Marzetti. A fare luce sulla vicenda è Michelangelo Riccio, direttore amministrativo della struttura di via Majorana, che sceglie Affaritaliani per spiegare nel dettaglio la situazione.

Direttore, la struttura è veramente a rischio chiusura?
“Il pericolo è concreto, perché entro il 27 febbraio dobbiamo restituire le chiavi di una parte della struttura sulla quale, essendo in affitto, non siamo riusciti a metterci d'accordo con il proprietario. Dovremmo quindi trasferirci in una seconda struttura più piccola, ma per farlo dobbiamo aspettare il via libera da parte della Regione Lazio e dell'Asl Roma 3. Se entro quella data non avremo l'autorizzazione non potremo più erogare certi servizi”.

Quali sono i servizi che offrite?  Quanti pazienti sono attualmente in cura?
“Noi siamo un centro non residenziale, ex articolo 26. Ci occupiamo di patologie complesse in età pre-evolutive ed adulte; autismo, patologie muscolari, ritardi mentali medi e gravi. Abbiamo in cura attualmente 160 bambini, 70 adulti e oltre 260 pazienti a domicilio. Quello che offriamo sono tanti trattamenti diversi, sia psicologici che logopedici, ed ovviamente fisioterapici. Abbiamo una presa in carico dell'utente e della famiglia, con interi progetti riabilitativi. Attualmente abbiamo in cura anche pazienti con patologie complesse, alcuni bambini vengono qui da 12-13 anni. Spesso ci occupiamo di progetti a lungo termine, durante i quali costruiamo con loro un rapporto positivo. I genitori sanno che chiudere la struttura sarebbe un danno importante, quindi si sono mossi in tal senso. Già anni fa hanno mosso denuncia al Tar, vincendola.”.

Quali sono i reali motivi dietro questi ritardi? C'è speranza?
“È tutta una procedura andata a rilento, per legge dobbiamo attendere diverse firme ed autorizzazioni. Ci sono tempi che vanno rispettati. C'è dialogo continuo con le istituzioni, sanno che il nostro è un lavoro di qualità e funzionale, ma ci troviamo impantanati in una situazione paradossale. Accelerando i tempi non ci dovrebbero essere problemi, visto che siamo sempre stati rispettosi e corretti. La nostra preoccupazione sarebbe chiudere un centro che da anni eroga servizi di qualità, ma speriamo che questi impedimenti burocratici si dissolvano”.

 

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