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Roma
Divorzio, il Forum Famiglie: “Il ddl Pillon è pieno di criticità per i bambini

di Valentina Renzopaoli


Affido condiviso, stop all'assegno di mantenimento, una “doppia” vita per i figli che avranno due case per non togliere tempo né a mamma né a papà: la proposta di legge non convince affatto il Forum Nazionale delle Associazioni Familiari, guidato da Gigi De Palo, ex assessore alla Famiglia e ai giovani del Comune di Roma.

“I bambini devono essere soggetti di attenzione e non oggetto di diritto di qualcuno”, sostiene Vincenzo Bassi, responsabile delle questioni economiche giuridiche del Forum e docente universitario alla Lumsa di Diritto Tributario. L'avvocato, abruzzese di Vasto ma romano d'adozione, sposato e padre di tre figli, spiega le criticità della riforma firmata dal senatore della Lega Simone Pillon.

Avvocato, sta per iniziare l'iter parlamentare del ddl presentato dal senatore Pillon che che rivoluzionerebbe le separazioni. Qual è la posizione del Forum Nazionale delle Associazioni Familiari?

“La questione è molto delicata, chi ci ha messo mano lo ha fatto perché esistono effettivamente dei problemi: l'alienazione parentale e la povertà dei papà è un fatto inequivocabile; bisognava provare a risolvere un problema e il loro è un tentativo”.

Ma?

“Ma ci sono diverse criticità: innanzitutto sulle modalità con cui la riforma è stata pensata e maturata: sembra infatti una proposta “di parte” che riguarda invece un tema, come la famiglia, che è l'essenza di una comunità. Occorre al contrario, arrivare ad una visione condivida, ci deve essere un confronto e non uno scontro. La seconda considerazione nasce dalla sfiducia, non dichiarata, di chi propone questa riforma, nei confronti dei giudici. Il retropensiero che sta dietro la riforma sostiene che i giudici non giudichino a favore del figlio ma contro un genitore, cioè generalmente del padre. Il che spesso a accade, ma la soluzione sta nel formare il giudice con strumenti culturali e di formazione. Di fatto, la contemperazione del miglior interesse del bambino, in concreto la deve analizzare prima e valutare dopo il giudice, quindi gli strumenti per impedire l'alienazione parentale devono essere individuati in maniera flessibile, perché ciascuna famiglia ha esigenze diverse dalle altre. Non può un modello così rigido essere imposto in tutte le realtà. Poi c'è un altro fatto”.

Quale?

“Il disegno di legge attribuisce e crea delle aspettative e dei diritti in modo netto e questo aumenterà il contenzioso non lo diminuirà, e l'aumento del contenziosi è un fatto negativo”.

Si spieghi meglio..

“I bambini devono essere soggetti di attenzione e non oggetto di diritto di qualcuno: i diritti dei genitori rischiano di “cosificare” i figli, e di farli diventare un “bene” di scambio”.

Senta avvocato, uno degli aspetti maggiormente criticati riguarda la proposta di stabilire “tempi paritari”: i figli avranno due case, doppio domicilio e tempi equamente divisi tra mamma e papà. E questo permetterà di eliminare l'assegno di mantenimento, lei cosa ne pensa?

“È difficile prendere posizioni a priori: sarebbe sbagliato commettere lo stesso errore contenuto nel disegno di legge. Infatti, non si può escludere a priori, ma non si può neanche determinare senza valutare la situazione. Bisogna invece capire in che modo l'affido condiviso può manifestarsi attraverso una suddivisione del tempo. La ragionevolezza non deve essere imbeccata da norme di legge ma deve essere valutata sulla realtà, altrimenti si crea un diritto che può generare contenzioso. Ciò che la legge non mette in evidenza, è il tema della responsabilità che non impone rigidità”.

C'è qualcosa di buono in questa legge?

“Credo che l'aspetto positivo vada individuato laddove questa legge mette in evidenza la voglia di responsabilità dei genitori nell'educazione dei figli, attraverso lo strumento dell'elaborazione di un piano genitoriale e la possibilità di proporsi per stare più tempo con i propri figli. Il giudice deve tener conto della voglia dei genitori di stare con i figli”.

Il senatore Pillon è stato tra gli organizzatori del primo Family Day ed è stato membro direttivo del consiglio direttivo del Forum delle Associazioni Familiari. Si è confrontato con voi prima di presentare la sua proposta di riforma?

“Non, non c'è stato un confronto con il Forum. Io credo che si debba avviare un processo culturale di condivisione. Se abbiamo fatto una legge per impedire la discrezionalità dei giudici, che finora hanno sbagliato, per mettere una toppa, rischiamo di fare un buco e di creare derive pazzesche”.

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