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Roma
Dolore cronico, ne soffrono 13 mln di persone. In campo la fondazione Isal

Dolore alle gambe, dolore alla testa. Dolori articolari. Il dolore cronico per chi magari è affetto da una patologia tumorale: in Italia, oltre 13 milioni di persone lottano quotidianamente contro il dolore cronico.

Una difficile convivenza, che diventa una vera e propria battaglia lunga anni, a volte anche decenni, e che può condurre chi ne soffre ad una vita condizionata da stati depressivi, dissociata dalle relazioni sociale. Ma cosa sappiamo, davvero, a proposito del dolore cronico e delle terapie a disposizione dei pazienti nel nostro Paese? La risposta la offre Fondazione ISAL, l’istituto che si occupa  di promuovere la ricerca e comunicazione sociale nell’ambito della terapia del dolore, con la giornata “Cento Città contro il Dolore”, che sabato 1 ottobre coinvolgerà in 135 città italiane ed estere. “Dal  2009, lavoriamo a questa manifestazione per dare sollievo ai pazienti, attraverso una corretta informazione sulla natura del dolore cronico, vera e propria malattia, e sulla gamma di terapie a disposizione per contrastarlo, di cui, ad oggi, ancora pochi sono a conoscenza”, spiega Gianvincenzo D’Andrea,già Primario di Anestesia e Rianimazione e vicepresidente di Fondazione ISAL.

Professor D’Andrea, ci racconti meglio l’iniziativa
Anche quest’anno, medici specialisti, volontari e 35 associazioni italiane ed estere saranno a disposizione della cittadinanza nelle piazze, nei centri commerciali e nelle strutture sanitarie, dalle farmacie agli ospedali pubblici e privati, per fornire indicazioni e consigli utili alla cura delle diverse patologie che causano il dolore cronico, oltre a una mappatura delle strutture in cui è possibile usufruire dei trattamenti e per raccogliere fondi destinati alla ricerca sul dolore.

Perché è così importante fare una corretta informazione sul dolore cronico e sulle sue terapie?
"Partiamo da un dato significativo. Secondo le ultime rilevazioni del Ministero della Salute in materia, su 13 milioni di italiani affetti da dolore cronico, ben quattro milioni non sono a conoscenza né delle possibilità di cura né della vera natura della patologia da cui sono affetti. In Italia, ad oggi, non vi è un’adeguata consapevolezza delle dimensioni del problema, ma soprattutto è ancora insufficiente la risposta offerta ai bisogni di cura di chi soffre di dolore cronico. Ciò conferma quanto da tempo sospettavamo: il dolore cronico è un problema  sanitario paragonabile ad un’epidemia nascosta, sconosciuta, di dimensioni amplissime".

Chi ne viene colpito? Ci sono categorie più sensibili?
"Bisogna smontare la convinzione secondo cui la terapia del dolore sia pertinente solo nel caso dei malati oncologici, che tuttavia rappresentano una bassa percentuale dei nostri pazienti. Il dolore cronico è assolutamente trasversale , seppur prevalente nelle nel sesso femminile,e riguarda chiunque soffra di patologie comuni, e perciò assai diffuse, come mal di schiena, emicrania, endometriosi, vulvodinia, fibromialgia, artrosi, nevralgie, esiti da trauma, herpes zoster,sclerosi multipla,neuropatia diabetica e tante altre ancora".

In molti non conoscono le terapie del dolore, ma in Italia l’accesso a tali metodi di cura è tutelato dalla legge 38 del 2010…
Esatto. Sul tema il nostro Paese  dispone di una legge da considerarsi  all’avanguardia, al punto  che è stata utile all’estero per ispirare altre legislazioni. Ma, come spesso accade, siamo bravi teorizzatori, meno abili ad attuare. In una buona parte del territorio italiano, l’offerta di strutture di cura non è sufficiente, e ove lo sia, ci scontriamo con la scarsa informazione sui benefici  forniti dalla terapia del dolore. Per non dire,poi, dell’abitudine tutta italiana di privilegiare l’utilizzazione degli antinfiammatori non steroidei per tutte le diverse manifestazioni di dolore cronic"o.

L’efficacia della terapia del dolore si infrange, perciò, contro il pregiudizio verso alcune tipologie di farmaci?
"Al momento sembrerebbe che non vi sia posto per una cultura della terapia del dolore, sia tra i medici che tra i pazienti e la popolazione più in generale. Utilizzare farmaci oppioidi e cannabinoidi è per molti,ancora oggi, un tabù.  Si crede che il loro impiego sia da limitare ai casi di terapie oncologiche e  nei casi terminali, o che ci siano alti rischi di gravi effetti collaterali, primo fra tutti l’avvio verso una condizione di tossicodipendenza. Mi permetto di affermare che si tratta di leggende metropolitane e che,purtroppo,costringono tanti pazienti ad una sofferenza inutile. Gli oppioidi, utilizzati in maniera corretta, danno un enorme aiuto al paziente, che sia il caso di un dolore dovuto ad una grave artrosi o ad un tumore.
Attraverso i questionari somministrati durante la scorsa edizione di Cento Città contro il Dolore, Fondazione ISAL ha rilevato un preponderante uso di antiinfiammatori non steroidei per il trattamento del dolore cronico. Abitudine quanto mai scorretta, se si tiene conto che proprio questa classe di farmaci è controindicata per questi trattamenti, come abbiamo riscontrato nel 25 percento degli intervistati che ha dichiarato di assumerne, riferendo,peraltro, numerosi  effetti collaterali. Parliamo di farmaci molto comuni, che tutti abbiamo in casa, come diclofenac, nimesulide, ketoprofene, a scarsa efficacia clinica e ad alta potenzialità di rischio per l’apparato gastrointestinale, reni, fegato e che nella popolazione anziana si è visto aumentano l’incidenza di complicanze cardiovascolari quali l’infarto miocardico e l’ictus cerebrale".

Quali i danni può provocare, in termini economici, l’uso diffuso di terapie inadeguate per la lotta al dolore cronico?
"Circa un terzo delle persone affette da dolore cronico si affida a cure scorrette, con costi pro-capite familiari pari a 600 euro. In Italia il costo sociale medio annuo del dolore cronico per ogni paziente è di almeno 4.500 euro. Il costo indiretto complessivo per il Servizio Sanitario Nazionale, invece, è di circa 11,2 miliardi di euro, ovvero il 9,6% della spesa sanitaria pubblica complessiva. Il costo totale del dolore cronico in Italia ammonta a circa 36,4 miliardi ogni anno. “Una vita senza dolore è un diritto” è l’appello di Fondazione ISAL rivolgerà durante la giornata del 1 ottobre".

Qual è la via più efficace per raggiungere questo obiettivo?
"La via è sempre quella della conoscenza,della consapevolezza e della ricerca. Per questo la nostra Fondazione mette a disposizione borse di studio per gli specializzandi in Italia e all’estero. Ma non solo. Lavoriamo alla costruzione di un Istituto di Ricerca che rappresenti una legittima speranza per chi soffre,  e che sia luogo autorevole per il raggiungimento di nuove soluzioni  terapeutiche in ambito medico e per una corretta diffusione della terapia del dolore".

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