Ecco chi sono i rottamatori del sindacato dei trasporti romani

Autisti, meccanici e operai restituiscono le tessere sindacali e si autoorganizzano. Chi sono i leader del Coala, il gruppo nato per protestare contro clientele e vantaggi delle sigle tradizionali e che ora chiede rappresentanza diretta. “Non facciamo la lotta al sindacato ma a questi sindacalisti”. Intanto nel metrò spunta l'ombra di Aurelio Speranza, il capo della Cnl che tenne in scacco Roma


di Fabio Carosi

Autisti, meccanici, movimentisti dei piazzali, addetti alle pulizie. Tutti uniti contro il sindacato. Tenete a mente questi nomi: Gabriele Croce, deposito Tor Sapienza; Claudio Bua, deposito di Grottarossa; Ezio Ottaviani, deposito di Collatina. E poi Alessandro Scarpa e Simone Ruggeri, sempre di Tor Sapienza.
Anche se l'obiettivo non è diretto sono i “rottamatori del sindacato dei trasporti romani”, un gruppo nato su Facebook che con la sigla Co.A.L.A. (Coordinamento  autonomo lotta autoferrotranvieri) che ha deciso di tramutare in azione il pensiero che molti nell'Atac covavano da anni: “Via il sindacato anzi, i sindacalisti. Da oggi facciamo da soli”. E con il Coala, in prima linea anche il "Gruppo Atac" animato notte e giorno da Claudio Comisso, Pino De Persiis e Andrea Lucchetti: più di mille iscritti che hanno condiviso il basta al "vecchio".

alessandro scarpa


Alle prese con un piano industriale di rigore, stremata dai tagli alla Finanziaria e dalla mancanza di trasferimenti del Comune e della Regione Lazio che non pagano neanche i debiti, l'Atac si avvia ad una rivoluzione. Chi è a rischio stavolta sono i “vecchi sindacalisti” quelli che con Parentopoli, appaltopoli e cubistopoli sono stati chiamati in causa come e più dei politici. “Quelli che grazie ai permessi sindacali – dicono al Coala – hanno i riposi sempre di sabato e domenica e che fanno carriera diventano responsabili d'impianto e che prendono ferie e permessi senza problemi”.

Due i leader (ma preferisocno essere chiamati animatori) di questo gruppo di resistenza antisindacalista, Simone Ruggeri e Alessandro Scarpa che insieme agli altri alimentano e coordinano via Facebook la protesta che rischia di travolgere il sindacato tradizionale. “All'inizio eravamo una trentina – spiega Scarpa – e cercavamo qualcosa di eclatante contro la distrazione dei sindacati. Il pirmo atto è stata la restituzione della tessera sindacale. Li ho guardati e ho detto: “Vi siete mangiati tutto”. Poi siamo  cresciuti e abbiamo pensato di organizzarci per avere un riconoscimento”.

“L'hanno scorso ho restituito alla Cisl la tessera e mi sono ripreso le trattenute – aggiunge Simone Ruggeri, 32 anni, al terzo anno di Scienze della Comunicazione – perché non mi sentivo più rappresentato.  E come me si sono cancellati in molti perché ormai nel sindacato c'è rimasto o chi ci crede oppure chi sta lì per avere benefici personali. Sia chiaro: noi non facciamo la guerra al sindacato, ma ai sindacalisti, ai moralmente corrotti. Il sindacato se vuole sopravvivere deve ristrutturarsi”.
E dopo i primi flash mob con la paralisi involontaria di via Prenestina, sede di Atac, ora si fa sul serio: “Il 14 siamo autorizzati a manifestare davanti alla Regione Lazio – spiega Scarpa – e saremo almeno 500 persone in strada. Certo che se poi diventiamo mille o di più sarà difficile che la Cristoforo Colombo non ne risenta. Sia chiaro: noi agiamo nella legalità, non vogliamo bloccare la città e l'azienda ma farla crescere. E a chi parla di politica rispondiamo che noi siamo un gruppo di lotta e basta”.

simone ruggeri


Già, perché nel Coala le anime sono diverse. Simone Ruggeri è un moderato che guarda a destra, Alessandro Scarpa viene da una tradizione di sinistra; qualcun altro addirittura dall'Ugl e dalla sinistra radicale. Tutti uniti, stavolta per dire basta alle clientele e chiedere una rappresentanza diretta: “Negli ultimi 10 anni hanno pensato solo ai rapporti personali – dicono in coro – oggi noi siamo un soggetto alternativo e parallelo. Se poi il sindacato dovesse tornare a lottare, allora cesseremo l'attività”.

Mentre i sindacati siedono al tavolo con l'azienda, i fuoriusciti rottamatori fanno campagna acquisti. Secondo i bene informati, il gruppo avrebbe avuto contatti con i meccanici delle Officine Centrali di via Prenestina, gli interinali espulsi a fine estate e i dipendenti della Ciclat, la coop chiamata in causa nell'appaltopoli.
La base, insomma, chiede di abbandonare i vecchi schemi e cambiare.
All'orizzonte sindacale si preannuncia una rivoluzione, con una differenza: la classica divisione tra personale di movimento e colletti bianchi non c'è più. Ieri nella sede di via Prenestina oltre 300 impiegati hanno lasciato il posto di lavoro e si sono radunati nel piazzale spontaneamente. E questo nonostante i sindacalisti presenti abbiano sconsigliato la riunione. In meno di mezz'ora si sono riuniti, sfidando i procedimenti disciplinari.

Intanto la città sta a guardare la bomba a orologeria innescata da Comune, Regione e Finanziaria. La prove tecniche di collasso sono in corso e sono state messe in atto ieri, con i macchinisti in sciopero bianco. C'è chi sussurra che ad alimentare la protesta sia stato una vecchia conoscenza del sindacato, quell'Aurelio Speranza che prima del Duemila tenne in ostaggio la città. Allora la sigla che faceva paura era il Cnl.


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