ESCLUSIVO. “Alzai la coperta e vidi il cadavere”. Parla l'uomo che ha trovato il corpo di Aldo Moro

ESCLUSIVO. A 34 anni di distanza dal rapimento del leader della Dc, il poliziotto che arrivò per primo in via Caetani il 9 maggio del 1978, Elio Cioppa, ricostruisce le ore del drammatico ritrovamento del presidente del partito. “Il questore chiamò la squadra mobile e risposi io perché ero di turno in quel momento... Davanti alla Renault 4 rossa non c'era nessuno... controllammo l'auto e decisi di aprire il portellone”. E confessa di aver sbagliato a non attendere gli artificieri. Tolta la coperta, “aveva le mani incrociate ed appoggiate lungo il corpo. Era coperto da una serie di bossoli che andavano dal petto alle gambe... Sul suo volto c’era solo rassegnazione”


di Patrizio J. Macci e Manlio Castronuovo

Era il 9 maggio 1978. Dopo un sequestro durato 55 giorni, il cadavere del presidente democristiano Aldo Moro viene ritrovato nel portabagagli di una Renault rossa che le Brigate Rosse hanno parcheggiato nel cuore di Roma in via Caetani, a metà strada tra le sedi della Dc e del Pci. Si conclude così la più oscura e intricata vicenda della Prima repubblica, iniziata il 16 marzo con il rapimento dello statista democristiano e la strage di via Mario Fani.
Il funzionario di polizia, Elio Cioppa, che ha scoperto il corpo di Moro racconta per la prima volta in esclusiva per affaritaliani.it l'esatta sequenza di quel ritrovamento.

Dottor Cioppa, lei in quella primavera del 1978 non era impegnato nelle indagini sul sequestro dell'Onorevole Moro...

“Trattandosi di sequestro politico la competenza era della Digos. Mentre io in quel periodo ero alla Squadra mobile. Sarei potuto intervenire se, incidentalmente, fossi venuto  a conoscenza di qualcosa di attinente alla vicenda. Nel qual caso, poiché mi reputo persona corretta professionalmente, mi sarei rivolto ai miei superiori. Quel giorno, la mattina del 9 maggio 1978, mi chiamò il Questore Emanuele De Francesco che mi disse della telefonata delle Brigate Rosse a casa di uno dei collaboratori dell’onorevole Moro e mi chiese di recarmi sul posto per verificare quanto comunicato dai brigatisti”.

Ricorda che ora fosse e come mai il questore avvisò proprio lei?

A distanza di trent’anni non riesco ad avere un ricordo estremamente preciso su questo particolare. Di sicuro era dopo l’una. Diciamo tra le tredici e le quattordici.  Per il resto, adesso che ci rifletto, il questore chiamò la squadra mobile e risposi io perché ero di turno in quel momento”.

Qual è il primo pensiero che le venne a seguito della telefonata del questore? In quei cinquantacinque giorni di falsi allarmi ne avrete sicuramente avuti molti…

“Ce n’erano di continuo per lo più opera di mitomani che dicevano di aver visto Moro, di essere sicuri che la prigione fosse in uno specifico appartamento. Ma, purtroppo, capii subito che questa volta non si trattava di falso allarme. Il fatto che il Questore facesse riferimento alla telefonata delle BR a casa di uno dei collaboratori di Moro, escludeva si potesse trattare di uno scherzo”.

E' in grado di ricostruire le sue azioni esattamente?

cadavere moro via caetani cioppaVia Caetani. Nel cerchio il dottor Elio Cioppa

Non c’era tempo da perdere. Presi un’auto di servizio, non una volante, quelle auto con doppia targa (davanti normale, dietro con targa ministeriale) a disposizione della Squadra Mobile e con tre uomini mi recai subito verso via Caetani che era molto vicina, meno di due chilometri dal mio ufficio. Andammo ad andatura sostenuta ma senza fare utilizzo della sirena ad aggancio magnetico che avevamo a disposizione. Imboccammo via delle Botteghe Oscure e passammo proprio davanti l’allora sede del Pci. Non appena svoltammo su via Caetani si intravedeva la Renault 4 rossa circa cento metri più avanti parcheggiata sul lato sinistro della strada. La vidi distintamente. Entrammo nella via, ci accostammo accanto alla macchina e l’autista fece scendere me e i due uomini che erano sul sedile posteriore. Dopo di che fece retromarcia e, come da prassi, si appostò all’inizio della strada per controllare la situazione a distanza”.

C’era qualcuno nei pressi dell’auto? Si è recentemente parlato di una testimonianza di una coppia che, attorno all’una del pomeriggio, transitò casualmente da via Caetani e fu colpita da 4 uomini vestiti da operai, che erano fermi sul marciapiede sinistro proprio all’altezza della R4. Non stavano facendo nulla e, alla coppia, non parvero operai in pausa…

“No, non c’era assolutamente nessuno. Di questo ne sono certo. Quando siamo arrivati noi il luogo era deserto. Mentre operavamo attorno all’auto si iniziarono a fermare dei passanti, incuriositi dalla situazione. Naturalmente furono allontanati per non intralciare le operazioni".

Come procedeste?

“Come prima cosa , assieme ai miei uomini, cercai di verificare se l’auto potesse essere in qualche modo “pericolosa”, cioè se fossero presenti degli esplosivi che avrebbero potuto essere innescati dall’apertura delle portiere o del vano bagagli. Ispezionammo accuratamente il veicolo, sia osservando dall’interno dei finestrini delle portiere che dal lunotto posteriore. Controllammo anche sotto l’auto. Non c’era traccia di fili o di congegni che potessero insospettirci e quindi decisi di aprire il portellone”.

Quindi non attese l’arrivo degli artificieri?

No. Secondo me non era necessario. Ed infatti l’auto era “pulita”.. Certo sbagliammo perché in quelle occasioni dovrebbe essere lasciato il campo alla "Scientifica". Ma la concitazione del momento mi fece optare per l’intervento immediato”.

Siamo arrivati al momento cruciale di quella mattinata…

“Aperto il portellone posteriore, rimossi la coperta che occultava il cadavere dell’Onorevole Moro e lo trovai con il capo adagiato sul fianco laterale sinistro del bagagliaio. Aveva le mani incrociate ed appoggiate lungo il corpo. Era coperto da una serie di bossoli che andavano dal petto alle gambe. La prima cosa che feci fu di guardare il viso, per capire come fosse morto. E’ una cosa che fanno tutti gli investigatori. Aveva gli occhi semiaperti ed un’espressione distesa, quasi rassegnata. Capii che era andato incontro alla morte con grande dignità, senza paura. “Ho capito. E’ finita” deve aver pensato al momento cruciale. Non c’era uno sguardo di spavento, di terrore. Sul suo volto c’era solo rassegnazione”.

Un appartenente alle forze dell’ordine dell’epoca ha scritto nelle sue memorie di aver attivato lui l'allarme: intorno alle 13.20 seppe dalla radio di servizio, pochi minuti dopo fu il primo ad arrivare in via Caetani (“la via è deserta”).

“Mah, cosa dirle… Quando arrivai sul posto non c’era assolutamente nessuno. Di questo ne sono più che certo. E l’auto era chiusa. Forse lui è arrivato in un momento successivo e ha aperto la macchina non sapendo che era stata già aperta da me. Mettiamola così”.

In questo caso, però, non avrebbe potuto affermare che la strada era deserta. C’eravate lei e i suoi uomini…

“Certo. Ed infatti io restai li fino all’arrivo di un altro collega di un grado più alto di me che mi sostituì. Non ricordo il nome, in questo momento mi sfugge. Era vice Questore primo dirigente, un tipo molto alto e si vede nelle foto. Bisognava controllare la situazione affinché al più presto il corpo fosse portato in obitorio”.

Agli atti della Commissione Moro ci sono dei verbali di esponenti del commissariato che raccontano una versione simile alla sua ma retrodatata di circa 45 minuti e che l’auto sarebbe stata da loro piantonata poco dopo le 12.30. Che ne pensa?

“Non ho motivo di dubitare dei miei colleghi. Ribadisco, però, che quando giunsi sul luogo con i miei uomini (ed era sicuramente passata l’una del pomeriggio) non c’era nessuno, né in strada né nei pressi della R4. E’ possibile che un eventuale piantonamento sia stato fatto da posizione un po’ defilata ed avendomi riconosciuto, il collega abbia deciso di non intervenire”.

Dopo aver aperto il bagagliaio e constatato che si trattava proprio dell’Onorevole Moro, cosa fece?

“Chiamai subito il Questore e lo informai. E lui mi disse di attendere l’arrivo dei colleghi e provvedere alla sicurezza del luogo. Dopo pochi minuti, direi non più di un quarto d’ora, sono arrivati i primi politici. Per primi quelli del partito comunista che avevano la sede a pochi metri. Non vorrei sbagliarmi ma vidi arrivare Pajetta. Immediatamente dopo vidi il ministro dell’Interno Cossiga il quale mi chiese di chiamare gli artificieri. Gli spiegai che non ce n’era bisogno perché l’auto l’avevo già aperta io, ma lui fu irremovibile. Dovetti ottemperare alla richiesta, anche perché avevano ragione. Non appena arrivarono la scientifica e gli artificieri, i politici (che nel frattempo erano aumentati) si misero in una chiesetta nei paraggi ed attesero che le operazioni fossero completate”.

Il Questore le chiese di occuparsi di un aspetto molto delicato…

“Sì, perché l’operazione non si concludeva con il ritrovamento del cadavere dell’onorevole Moro ma c’era bisogno di provvedere a che la signora Moro potesse vedere il marito. Per cui non appena arrivò sul posto il collega, con i miei uomini ci recammo immediatamente a via Trionfale per accompagnare la signora Moro all’obitorio. La moglie di Moro era una persona molto forte e nonostante il grande dolore mantenne il pieno controllo della situazione. Accarezzava con dolcezza i capelli del marito restando al suo fianco in silenzio mentre la figlia maggiore (Maria Fida, nda) giunse in un secondo momento e fu colta da crisi di pianto. Essendo stato incaricato di provvedere alla sicurezza della signora Moro, dopo questa visita in obitorio la riportai a casa. Era facile immaginare che li si sarebbero recati politici, amici della famiglia, giornalisti e quindi mi intrattenni in casa per garantire che tutto filasse liscio”.

Cosa ricorda in particolare?

“Ricordo un silenzio assordante. Mi misi all’ingresso ed accoglievo i politici che giungevano in rapida successione. Li accompagnavo in salotto e assistevo con discrezione alle loro brevi visite mantenendomi ad una certa distanza. Ad un certo punto, poiché il flusso delle persone aumentava, chiesi ai miei uomini di scendere nel portone ed effettuare un primo filtro. Anche perché la signota Moro era molto provata e volevamo evitarle ogni possibile fastidio in più… …".

Ed anche perché la signora Moro non deve aver accolto con troppa allegria proprio quei politici che, secondo lei, erano in buona parte responsabili della morte del marito avendo chiuso ogni forma di dialogo con i rapitori.

"Di questo preferisco non parlare. Non toccava a me giudicare. Io mi sono limitato a garantire la sicurezza della famiglia in quel momento così doloroso ed impegnativo per loro”.

Cosa le rimane dentro di quella vicenda a distanza di 34 anni?

“E’ stata una storia drammatica oltre che per la vita umana persa anche per il ruolo così importante che ricopriva. E’ stato un momento tragico per tutta la nazione. Però, secondo me, quell’esito così doloroso ha segnato la fine delle Brigate Rosse perché il popolo che loro volevano portare alla rivoluzione a questo punto gli ha detto no”.


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