“Fate sparire le copie di quel libro”. L'odore dei soldi finisce in discarica

ESCLUSIVO. Ormai in pensione, un dipendente di una società che offriva servizi allo Stato, racconta come nel Duemila girava per la città a caccia di libri scomodi con l'unico obiettivo di toglierli dagli scaffali per evitare la lettura e la diffusione. La testimonianza: “Volumi gettati alla rinfusa su due pacchi incartati ancora intatti. Deduco che della stessa collana perché vedo che hanno tutti la medesima copertina e anche il dorso e la costa sono uguali. Oso un po' di più e apro completamente”. Quando assoldò gli universitari per “ripulire la libreria di piazza della Repubblica, con un malloppo di soldi in contanti

di Patrizio J. Macci

Sembrava una leggenda metropolitana, invece è la realtà. Se il libro è di quelli scomodi addio tiratura e addio lettori e opinione pubblica. Affaritaliani.it ha trovato e intervistato quelle che tecnicamente viene definito un “rastrellatore di libri”, un personaggio decisamente misterioso che, per conto e con i soldi di qualcuno, ha girato in lungo e in largo le librerie della città per acquistare più copie possibili. E farle così sparire.
La persona che ho avuto davanti per circa un'ora dimostrava una settantina d'anni. Ha accettato di incontrarmi dopo ripetute sollecitazioni tramite l'amico di un amico, un agente editoriale. Non sono riuscito a sapere il suo vero nome. Abbiamo fissato un appuntamento "al buio", con il segnale convenuto di un quotidiano sportivo in mano, in un luogo simbolico: la Bocca della Verità.
Lei ha rastrellato libri nelle librerie della Capitale? Quando, per conto di chi e quali soprattutto?
"Sì, ma ci tengo a dire che da quasi cinque anni sono un pensionato. Sa, la gabbietta con il canarino, la piantina nel vaso e il pesciolino rosso. E poi non sarebbe più possibile svolgere un lavoro simile. Adesso ci sono i computer, le tecnologie, la possibilità di acquistare i libri su internet. Ho un nipote che ha dodici anni e per il suo compleanno ha ricevuto una di quelle tavolette..."Il libro è scomodo
Reader, forse vuole dire reader un lettore di libri.
"Sì insomma, lettore o come diavolo si chiama".
Tiro fuori dallo zaino il mio iPad. Questo intende?
"Si', ecco proprio uno simile. Oltre a leggere i libri mio nipote ci va anche in internet. Rastrellare libri non avrebbe senso, ora i mezzi di diffusione delle informazioni sono altri".

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Potrebbe spiegarmi il vostro modus operandi? Come vi muovevate e soprattutto quali libri rastrellavate?
"Guardi all'inizio non avevo capito cosa facessimo. Perché ero un semplice fattorino. Ero arrivato a quell'impiego tramite mio cognato, i casi della vita. Diciamo che lavoravo in una società che forniva servizi a una sorta di "baraccone di stato". Poi un giorno, accade un evento curioso".
(Ride e si rifiuta di dire il nome dell'azienda). Quindi la sua attività professionale non aveva nulla a che vedere con i libri?
"Assolutamente no. Io seguivo un tizio che ogni mattina mi diceva cosa fare, aveva l'ordine di servizio.
Ma i libri, torniamo a quelli...
"Ecco si', una mattina rammento era il 2001, l'anno in cui caddero le Torri in America, usciamo con il furgone di gran carriera io pensavo fosse per fare il solito giro di manutenzione. Invece il collega imbocca la strada quella che conduce all'aeroporto di Fiumicino. All'inizio pensavo che forse l'azienda avesse degli uffici in quella zona".
Invece cosa accadde?
"Arrivati al Leonardo da Vinci il collega mi dice di aspettare con il mezzo a motore acceso, avevamo un vecchio furgoncino di quelli della SIP - la compagnia telefonica italiana- ricondizionato, con le insegne maldestramente cancellate. Era fatto apposta per cercare di non dare nell'occhio. Io me ne sto tranquillo ad aspettare con la sigaretta accesa, quando lo vedo arrivare dallo specchietto con un carrellino di quelli con i quali si trasportano i bagagli con sopra alcuni scatoloni, chiusi. Li carica e partiamo".
Di solito gli scatoloni hanno una qualche indicazione che suggerisce il contenuto, le merci, oppure delle generiche scritte alto, basso, fragile non c'era nulla di simile?
"No, niente. c'erano solamente dei numeri tracciati a pennarello "70", "120", "90". In quel momento potevano essere anche numeri da giocare al lotto per quanto mi riguarda, infatti non ci badai più di tanto. Mi limitai ad aiutare a caricare le scatole nel furgone, non erano eccessivamente pesanti ma neanche leggere. Non avevo visto in quale punto dell'aeroporto era stato effettuato il carico. Quindi, per me, potevamo anche essere banane. Provai a dargli una scrollata per vedere il suono che usciva, ma senza risultati. O meglio sentii quello di una massa che tutta insieme si muoveva".
E poi?
"Rientriamo alla base, in ufficio. Il mio collega che a tutti gli effetti è il caposquadra, mi ordina di scaricare le scatole in una sorta di andito, una portineria. Poi apre una porta ed entra in una stanza, una sorta di salottino dove c'e' il nostro dirigente e se ne va.".
Da come descrive la scena sembra la residenza segreta dei cattivi nei film di 007...

libreria


"Aspetti perché il bello deve ancora venire. Io mentre aspetto ciondolando con le mani in mano comincio a esaminare le scatole. Sono tentato di aprire un foro per vedere se è possibile capire cosa c'è dentro, ma il cartone è immacolato e la cosa si noterebbe. Però lo scotch di una non ha tirato bene, perché é piena per tre quarti. Posso tentare di scollarlo delicatamente. Tiro via il nastro, sollevo un lembo della scatola e quasi mi viene un colpo".
Cioè?
"Dentro la scatola ci sono libri, io chissà che mi aspettavo.
Volumi gettati alla rinfusa su due pacchi incartati ancora intatti. Deduco che della stessa collana perché vedo che hanno tutti la medesima copertina e anche il dorso e la costa sono uguali. Ho una certa pratica in materia: uno zio materno faceva il rilegatore e io da bambino passavo i pomeriggi a casa sua a fare i compiti. Oso un po' di più e apro completamente. Sono copie di uno stesso titolo: "L'odore dei soldi" di  Marco Travaglio, il volume su Berlusconi e l'origine della sua fortuna imprenditoriale. Si trattava della prima edizione, quella dei vecchi Editori Riuniti, con le austere copertine dal design grigio sovietico. Ecco questo è stato il primo titolo che ho visto in quantità, o meglio la prima volta che io mi sono accorto di ciò".
Altri libri che avete prelevato?
"Questa è stata la prima volta che ho preso coscienza di cosa trasportavamo. In seguito l'operazione si e' fatta più "sgamata", organizzata come si dice a Roma. Facevamo proprio il giro delle librerie".
Cioè, mi spiega?
"Organizzarono una squadra con due motociclette con portapacchi giganti che andava a rastrellare i libri direttamente nei punti vendita. Perché andare sempre in giro con quel furgone poteva dare nell'occhio".
Avevate un itinerario preciso di librerie da visitare?
"Si'. Il primo obiettivo erano le librerie all'aeroporto di Roma e quelle intorno alla stazione Termini, poi Croce a Corso Vittorio Emanuele. Fino al Duemila a Roma non c'erano tantissimi punti vendita. Diciamo che con una mattinata di lavoro si poteva far temporaneamente sparire un volume dalla circolazione. Parecchi deputati, senatori e onorevoli acquistavano i volumi prima di rientrare nel collegio elettorale o quando transitavano negli aeroporti o nelle grandi stazioni. Toglierli da lì subito era fondamentale. Una volta arrivammo ad arruolare alcune persone "a contratto": amici e parenti furono coinvolti nella caccia al libro. Se interrogati dai commessi curiosi, la giustificazione era che si trattava di un regalo aziendale. Compresi che gli editori avevano difficoltà a ristampare una seconda edizione in breve tempo dopo l'esaurimento della prima. L'importante era che il libro fosse irreperibile per il primo mese. La difficoltà cronica nel nostro paese della logistica faceva il resto. Il tempo gioca a favore della dimenticanza, con il tempo il polverone si abbassa. Queste sono mie deduzioni chiaramente. Anche se non faccio parte del mondo dell'editoria e non ho titoli in merito per parlare ho capito che il meccanismo era più o meno questo. Poi c'era il problema dei pagamenti".
Cioè?
"Non potevamo acquistarli con la carta di credito i volumi, avremmo dato nell'occhio e lasciato una traccia. Quindi dovevamo uscire con un bel gruzzolo. Una volta avevo sette milioni di lire in contanti in carte da diecimila, me lo ricordo ancora. Ma un giorno accadde un imprevisto..."
Quale?
"Nella libreria quella grande in piazza Esedra..."
Feltrinelli, e la Piazza ora si chiama piazza della Repubblica, sono ancora tutte e due lì. Che avvenne?
"Si' quella li'. Il volume che dovevamo comprare doveva uscire il venerdì mattina alle 11 ma qualcuno dei miei colleghi sbagliò i tempi. Si presentò a chiedere notizie del volume sin dalle 9 di mattina. I commessi mangiarono la foglia, e la direttrice del negozio quando arrivò' il corriere con i pacchi disse che per un criterio di giustizia non avrebbe potuto darcene più di 5 copie. Ricordo che mi telefonarono disperati perché non sapevano cosa fare. Davanti alla libreria c'era la il Magistero, la facoltà di Lettere e Filosofia e l'università era occupata, c'era una protesta in corso. Ho avuto un'intuizione: sono entrato in un'aula dove bivaccavano una cinquantina di studenti e ho detto: "Ragazzi, stiamo facendo un gioco a premi. Chi vuole può seguirmi davanti alla libreria. Vi darò una banconata da 50 mila lire. Dovrete entrare e comprare cinque copie di questo libro -e gli mostrai la copertina-, io vi aspetto qui". Al ritorno mi darete le copie e vi regalerò altre diecimila lire".
E che accadde?
"All'inizio mi presero per un matto oppure per una guardia come si dice a Roma. Mostrai il malloppo di soldi che avevo in tasca, si convinsero immediatamente".
Un'ultima domanda. Secondo lei esistevano in altre città italiane strutture o persone che operavano nella medesima maniera, e – insisto -ha mai avuto sospetti su chi ordisse il tentativo di far sparire i volumi? Insomma, chi era il mandante?
"Mi sono posto il quesito spesso negli anni, ma non sono mai riuscito a darmi una risposta. Neanche a reperire tracce o indizi tali da fare un'ipotesi. Il collega che mi accompagnava cambiò lavoro dopo poco tempo, e alla fine era diventatoun lavoro di routine che svolgevo da solo. Non c'era accanimento, sembrava tutto normale. Indubbiamente eravamo efficenti: mia nipote che studia a Bologna e divora letteralmente libri ha scoperto che Marco Travaglio ha riportato nella prefazione della nuova edizione di quel libro questo fatto: a un certo punto si era accorto che qualcuno faceva acquisti in blocco del suo volume. Quell'uomo ero io”.


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