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Roma
Fiumicino, le Terme di Matidia sono “fantasma”. Tesoro seppellito dai rovi

di Diana Maltagliati

Tesori abbandonati nel degrado: rovi, ortica alta mezzo metro, muretti sgretolati dalle intemperie, recinzioni divelte. Le Terme di Matidia di Fiumicino sono “fantasma”.

 

A Isola Sacra, appena al di sotto dell'ansa del Tevere rispetto al centro di Fiumicino, esistono tesori nascosti di cui anche i residenti iniziano a dimenticarsi. Colpa dell'incuria e dell'abbandono a cui sono lasciati: le Terme di Matidia ancora esistono, ma bisogna avventurarsi tra i rovi come Indiana Jones per raggiungerne le mura.
Trovarle è un'impresa. Su internet non ci sono informazioni; soltanto un sito internet racconta ancora che sorgono accanto al ponte innalzato da Matidia, nipote di Traiano e suocera di Adriano. Il sito archeologico più grande della zona è Portus, il porto di Traiano, e il ponte servivano proprio come passaggio commerciale e forse come collegamento per raggiungere i depositi che ipoteticamente sorgevano a Isola Sacra.

Per trovare le terme bisogna chiedere ai residenti più anziani, che ancora ricordano come tempo fa fossero alla luce del sole e le scolaresche ci andassero in gita. Il perimetro è circondato da una rete in molti punti divelta, bucata e accasciata al suolo. Di fronte c'è un campetto da calcio dove nei giorni festivi giocano squadre di bambini, cosa non da poco per riuscire a non perdersi nella distesa di rovi, una volta che si decide di addentrarvisi.

Le persone a cui si chiedono informazioni ci guardano confuse: “Perché cercate le terme di Matidia? Sono abbandonate, non si riescono più a vedere”. E la risposta dovrebbe essere logica per tutti: sono patrimonio di chi abita a Fiumicino e di chiunque si trovi anche per caso a visitare la zona. Non dovrebbe essere strano volerle visitare, ma farlo con gli stivali e un doppio paio di jeans per non ferirsi, sì, lo è.
Esiste un cancello di legno che indica il vecchio ingresso. Lo si apre con facilità, non ci sono catene, né lucchetti. Chiunque volesse arrivare alle terme per depredarle lo può fare con tutta tranquillità senza passare “dal retro”. Se si osserva con attenzione l'erba alta, si riesce a distinguere una sorta di sentiero creato dai passi di chi ci ha preceduto. Poi iniziano i rovi, le spine che si aggrappano ai vestiti, i rami secchi all'altezza degli occhi. Al suolo, una distesa d'ortiche. Dopo poche decine di metri che però si percorrono lentamente e a fatica, una bassa recinzione di legno avvisa che si è arrivati in prossimità dello scavo archeologico. Poco al di sotto, si incominciano a vedere le mura. Quella è l'unica parte attualmente raggiungibile e lo si fa scavalcando un muretto e superando una discesa di ortiche. Chi lo ha fatto di recente non ha avuto il rispetto dovuto per il piccolo tesoro nascosto tra i cespugli: a fare infatti compagnia a un archetto precedente al 100 d.C. ci sono diverse bottiglie di plastica e una piccola lastra di compensato.

Uscendo dai rovi il sito archeologico della Necropoli, è invece perfettamente tenuto e sorvegliato dal custode Pasquale. “Nessuno ne parla più, sono contento che qualcuno si ricordi di loro. Ho un pannello informativo che parla di quel sito”, racconta il custode che recupera il cartello dietro alle ciotole dei suoi cani, appoggiato al muro di casa. “Il problema delle terme è che non si sa nemmeno più chi ne sia responsabile. Ora le mura appartengono ai Beni Culturali, ma non il perimetro, a quanto mi hanno detto. Quando mandano i giardinieri a tagliare l'erba, i lavori vengono fatti solo all'interno delle mura, ma non fuori. Quindi rimangono nella condizione che avete visto, non sono visitabili”.
Fiumicino potrebbe attirare turisti non solo con mare e ristoranti, ma grazie a un patrimonio archeologico ricco e variegato. I lavori fatti negli anni '70, dopo che la bonifica agricola degli anni '20 aveva permesso di trovare le prime mura, sono stati letteralmente “gettati ai rovi”. Un team di archeologi ha riportato alla luce un tesoro che si è scelto volontariamente di abbandonare all'incuria. Mesi di lavoro persi per un sito regalato alle ortiche.

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