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Roma
Foto strappate per dar spazio all'immaginazione: i frammenti di Marina Paris
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di Maddalena Scarabottolo

L'arte contemporanea di Marina Paris è in vetrina a Roma con una personale dedicata al frammento artistico intitolata “Urban Fragments”: un insieme di trenta opere tra installazioni, lavori fotografici e collages visibili fino al 16 marzo 2019 alla galleria Spazio Nuovo Contemporary Art.

 

Una mostra che vuole indagare il valore metaforico del frammento e come esso possa essere il punto di partenza per la creazione di nuovi scenari, paesaggi e pensieri. L'artista accoglie i visitatori con un'opera intitolata “Un caro saluto democratico”: una fotografia risalente al 1955 e che inquadra un tassello di vita estiva in una delle colonie marine presenti a Marina di Ravenna. L'opera è emblematica in quanto permette di capire quanto la parola frammento possa assumere connotazioni diverse: un frammento può essere qualcosa di tangibile ma allo stesso tempo effimero come un ricordo.

In ogni caso la visione di Marina Paris è positiva ed è in linea con la concezione del frammento che aveva anche l'architetto Aldo Rossi: la consapevolezza di una trasformazione sempre in atto. Proprio in nome di questa continua trasformazione, Marina Paris compone i suoi frammenti a partire dalla raccolta privata di cartoline degli anni '50 o con scatti da lei stessa eseguiti in tempi recenti con ambientazioni per lo più in abbandono. A partire da queste foto, con la gestualità dello strappo, l'artista compone nuovi scenari che cerca di mettere in dialogo o in contrasto con le architetture presenti nello spazio fotografico. Introduce spesso nelle foto a sfondo architettonico i contorni di un elemento naturale ben identificabile come ad esempio le Dolomiti o il Nilo e altri elementi naturali che a causa delle loro linee frastagliate si inseriscono bene nella sua ricerca di frammento. In molti casi, grazie al lavoro accurato e certosino, non si riesce a capire realmente dove finisce la foto e dove inizia il il suo lavoro.

L'azione gestuale rimarca ancora una volta l'impostazione positiva che sta al di sotto di questo lavoro artistico: è una ricostruzione, una rielaborazione e non un'azione basata sulla nostalgia o sul rimpianto. Per comprendere ancora più a fondo l'azione della Paris, dobbiamo vedere i suoi lavori attraverso una delle massime più famose di Mies van der Rohe: “less is more” (“meno è di più”).

Il gesto di togliere dalla fotografia non si deve intendere come una sottrazione di significato ma anzi come l'esaltazione del prodotto artistico, un arricchimento che introducendo la possibilità di nuovi scenari.

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