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Roma
Funerali Diabolik, Roma città dei divieti: Piscitelli come un terrorista

di Patrizio J. Macci

Dopo 332 ore e 10 minuti o meglio 1.195.800 secondi Fabrizio Piscitelli alias Diabolik, capo tifoso romano, potrà salutare questa terra mercoledì 21 agosto in un assolato pomeriggio. Dalle ore 18:50 del 7 agosto, giorno in cui è stato barbaramente ucciso, è rimasto sospeso. Un morto senza tomba con il corpo imprigionato in una buia cella frigorifera.

 

Tanto è durato il tira e molla tra la Questura di Roma che chiedeva un funerale privato ai familiari, anzi blindato, al quale mancava, lasciatemelo dire, dopo la cremazione del corpo solo lo spargimento delle ceneri in acque sconosciute. Oltre ad essere il leader della Curva Nord, Piscitelli era un personaggio di caratura criminale, potrebbe attirare gruppi violenti con il rischio che il funerale si trasformi in una celebrazione "spettacolare" come quella di Vittorio Casamonica. Queste le motivazioni della Questura per il diniego a una funzione religiosa nel suo quartiere.

Cose che non si sono viste neanche negli anni bui del Terrorismo o per delinquenti con un fascicolo giudiziario spesso come i due volumi dell’elenco del telefono. "Al fine di non negare il funerale a Fabrizio che normalmente si riserva a tutti gli esseri umani, le reitero la proposta di optare per il santuario del Divino Amore la cui conformazione consentirebbe il controllo degli ingressi e dunque di bilanciare e rispettare i principi di uno Stato di diritto, garantiti dalla Costituzione, quali appunto la sicurezza e l'ordine pubblico, con il diritto al rito delle esequie cristiane". Lo ha scritto Angela Piscitelli, la sorella dell'ultras della Lazio ucciso nei giorni scorsi a Roma, in una lettera alla Questura di Roma. Complice la paura per le passate esperienze in tema di ultimo sacramento nella Capitale, all’Autorità preposta è scappata la frizione: anche nella nuova destinazione, il Santuario del Divino Amore, la cerimonia sarà con solo 100 persone ammesse e una “zona rossa” che sarà interdetta con transenne e ostacoli visto l’ingente flusso di persone previste per salutare Diabolik.

Il rischio di cadere nel ridicolo è dietro l’angolo, ancora una volta Roma si conferma la città dei divieti e della paura e di una certa volontà di nascondere la realtà, di tentare di soffocarla. La toppa che diventa peggiore del buco, come chi per smacchiare una camicia, che è tutto meno che essere linda di bucato, strofina fino a ingigantire l’inzaccheratura.

L’immagine di migliaia di tifosi che invadono Roma da tutta Europa per salutare Diabolik e che creano tafferugli è peggio del fumo negli occhi, quando invece la trave piantata nel bulbo oculare è che un cittadino viene ucciso alla luce del giorno in un parco pubblico e un altro si salva solo perché l’arma del delitto si inceppa.Tutti i nodi vengono al pettine, scriveva Leonardo Sciascia, quando il pettine c’è. Ma a Roma rapare i capelli a zero è sempre la soluzione migliore, così non serve il pettine e chissenefrega se poi si riformeranno i nodi. Saranno competenza di qualcun altro chissà quando. Magari nella prima partita di campionato quando qualsiasi evento potrà rientrare nell’ordinario delirio di una città in cui l’anormalità è la norma, quando si potrà dire che era un evento “imprevedibile”.

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