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Roma
Hacker e "maghi" della Finanza, 17 arresti. Mega truffa per salvare il Parma Calcio

"Stasera è venuto da me il nuovo proprietario del Parma. Praticamente ce la mette a disposizione". Questa la conversazione che testimonierebbe come i due interlocutori, Angelo Augelli e Adelio Zangardi, prefigurano di inserire la società calcistica di Giampietro Manenti, una volta acquisitane la gestione finanziaria, nel meccanismo riciclaggio di denaro frutto di truffe informatiche ai danni istituti bancari esteri.

I Finanzieri del Comando Provinciale di Roma hanno arrestato, su ordinanza del gip di Piazzale Clodio, 17 persone che, secondo gli investigatori avevano costituito una pericolosa organizzazione criminale dedita alla commissione in Italia e all'estero di una serie di truffe informatiche.
Gli indagati, tra cui il Presidente del Parma Calcio, Giampietro Manenti, sono accusati di associazione a delinquere, frode informatica, utilizzo di carte di pagamento clonate, riciclaggio e per la prima volta di autoriciclaggio aggravato dal metodo mafioso.

Il patron dei ducali per "reperire risorse per fare fronte alla situazione di deficit finanziario del Parma" si sarebbe infatti rivolto a una rete di riciclatori con i quali avrebbe "avviato una serie di tentativi di scarico nelle casse della società sportiva di ingenti somme di denaro provento di frodi informatiche e giacenti su carte di pagamento frutto di clonazione quale corrispettivo per simulati acquisti di biglietti e di merchandising del Parma o comunque a titolo di apparente sponsorizzazione". Secondo gli inquirenti, l'accordo tra Manenti e il gruppo dei riciclatori prevedeva un accredito di 4,5 milioni di euro per il Parma Calcio e una spartizione al 50% della somma riciclata.

L'inchiesta, coordinata dai sostituti procuratori Nello Rossi e Michele Prestipino, ha portato alla luce una struttura composta da due diversi nuclei, uno formato da hacker e l'altro da professionisti del settore finanziario, interconnessi grazie a un'opera di costante collegamento.
Lo schema illecito sviluppato dall’organizzazione prevedeva tre distinti passaggi. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la prima fase consisteva nell’acquisizione della “moneta elettronica” da parte del gruppo degli hacker, i quali accedevano abusivamente a piattaforme informatiche di primari istituti bancari e sottraevano somme di denaro mediante il loro trasferimento su carte di credito clonate ovvero su posizioni bancarie estere controllate dall’organizzazione stessa.
La seconda fase era rappresentata dall’invio del denaro illecitamente acquisito su conti intestati a fondazioni-enti di beneficienza nella disponibilità dell’associazione criminale, a titolo di apparente donazione anonima. Tale fase “operativa”, in cui entrava in scena la componente “finanziaria” della consorteria criminale, si concretizzava nello “scarico” delle somme presenti sulle carte di credito clonate mediante l’utilizzo di appositi apparecchi POS collegati a posizioni bancarie riconducibili alle fondazioni ovvero attraverso le procedure per l’effettuazione di “donazioni” on line. Le somme acquisite mediante intrusione nei server di istituti di credito, invece, venivano direttamente trasferite sui conti correnti della fondazione di cui l’organizzazione aveva la disponibilità.
La terza ed ultima fase, infine, si sostanziava nella restituzione delle somme inviate secondo modalità prefissate, che prevedevano: l’effettivo trattenimento di una parte dei capitali “donati” da parte della fondazione ricevente; la remunerazione, in termini percentuali rispetto ai capitali inviati, della componente “finanziaria” e degli altri membri dell’organizzazione intervenuti; la retrocessione della residua parte del denaro al gruppo degli hacker.

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hackerfinanzariciclaggioautoriciclaggioparma calciomanenti
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