Il best seller è alla romana. Il segreto? Rete e social net

L'AVVOCATO CONFESSA. Al debutto con il primo romanzo Vincolo di Sangue, il legale-scrittore Gianluca Arrighi festeggia il sesto posto nella classifica Ibs dei libri più venduti del settore “romanzi real”. Ad Affaritaliani.it svela il segreto di tanto successo.. e quando negli Anni '90 “ero un giovane penalista neppure trentenne, squattrinato, ambizioso e pieno di belle speranze... sommerso da un’infinità di casi giudiziari disperati”. LA GALLERY

Venerdì, 7 settembre 2012 - 19:45:00


di Patrizio J. Macci

Primo Edoardo Nesi. A seguire Oriana Fallaci, poi Mauro Corona. A sorpresa il sesto posto della classifica IBS dei libri più venduti in Italia nel settore “romanzi real” è mr. Gianluca Arrighi, l'avvocato ormai divenuto autore cool del settore “crime”. A dispetto delle dinamiche editoriale, il segreto di tanto successo è nella rete. Nell'impatto straordinario con cui è stata curata la diffusione del libro sui sociale network. Insomma, il best seller “Vincolo di Sangue” nasce su un computer e vive la sua miglior vita in rete.

Affaritaliani.it ha chiesto l'avvocato-scrittore Gianluca Arrighi di svelare il suo segreto. L'incontro è in un bar affollato vicino al Tribunale, dopo che ha battagliato per un'ora in una causa complessa. Da quello che si può comprendere, ha tagliato l'argomento del contendere come si fa con i gomitoli di lana quando la situazione è compromessa. Viene riconosciuto da alcuni clienti del bar, che confessano anche di essere suoi lettori. Vorrebbero parlare con lui, discutere. Si avverte la presenza del tribunale, come un'entità minacciosa, incombente. L'immagine è di migliaia di fascicoli (inevasi!), e i casi umani contenuti al loro interno, attendano giustizia. L'uomo, è riuscito a riscattare almeno uno di questi casi.


Arrighi, dalla professione di avvocato a scrittore di successo. Ci racconta per filo e per segno la genesi della sua avventura?

“Dunque, dobbiamo fare un passo indietro e ritornare alla fine degli Anni ’90. All’epoca ero un giovane penalista neppure trentenne, squattrinato, ambizioso e pieno di belle speranze. Ma ero anche sommerso da un’infinità di casi giudiziari, devo dire la maggior parte disperati, che tuttavia avevano come protagonisti alcuni dei personaggi più rappresentativi dell’umanità capitolina. Per questa ragione molti dei processi di cui mi occupavo erano seguiti dai media, quasi come dei fenomeni giuridico-cultural-popolari. Fu così che divenni amico di una giornalista, che mi spinse a scrivere romanzi crime, ispirandomi all'esperienza nelle aule di tribunale. L’idea mi piacque. Venni presentato ad un piccolo editore romano e così nel 2009 nacque “Crimina romana” che, al di là di ogni aspettativa, si rivelò un successo straordinario. Il volume, sbaragliando i colossi dell’editoria, rimase per diversi mesi nella top ten dei libri di genere più venduti”.

Il caso che ha scelto invece di raccontare nel suo primo romanzo (Vincolo di sangue,  è quello di Rosalia Quartararo, madre assassina ed ergastolana. Perché?

“Perché la storia di Rosalia Quartararo è perfetta per essere narrata nella forma del romanzo. E poi perché la sua vicenda meritava davvero di essere raccontata. Innanzi tutto per consentire a questa donna, rinchiusa in carcere da vent’anni e dimenticata da Dio e dagli uomini, di gridare al mondo la sua verità, in gran parte diversa da quella che raccontarono i media in quella maledetta estate del 1993. E in secondo luogo perché bisogna provare a comprendere, ovviamente senza alcuna indulgenza, i motivi e le ragioni che conducono uomini e donne a commettere crimini così efferati. Senza mai dimenticare come la nostra Costituzione preveda che la pena debba sempre tendere alla rieducazione del condannato, anche del peggiore assassino”.

Arrighi, chi siamo noi per giudicare?

“Non basterebbero dieci interviste per rispondere a questa domanda. Negli ordinamenti democratici la giustizia e il diritto vivente operano attraverso le sentenze che, come tali, devono essere sempre rispettate. Sia quelle di condanna che, soprattutto, quelle di assoluzione. Tuttavia magistrati e avvocati amministrano la cosiddetta giustizia in senso tecnico, che spesso ricostruisce verità processuali in gran parte divergenti dalle verità storiche. Questo è un limite di tutti i sistemi giudiziari. Sotto l’aspetto umano, invece, riscontro purtroppo una crescente e diffusa tendenza a giudicare persone e situazioni solamente da ciò che viene proposto e rappresentato dai media. Attenzione, per giudicare moralmente un nostro simile è necessario conoscerne bene il vissuto, il pensiero, l’intimo. Non possono certo essere sufficienti  telegiornali o trasmissioni televisive di approfondimento, che peraltro forniscono spesso versioni parziali o incomplete sulle vicende delittuose”.

E’ vero che il grande successo del suo ultimo romanzo è dovuto anche al tam tam del web e dei social network?

“Sì, è vero. D’altra parte il passaparola è lo strumento più formidabile per il successo di un libro e i social network come facebook ne hanno esaltato a dismisura le potenzialità. Inoltre i social network consentono ai lettori di entrare in contatto diretto con l’autore. Si può interagire con lui, criticare il romanzo, porre delle domande, fare complimenti o manifestare perplessità. Il risvolto della medaglia è che in questo modo ci si espone, talvolta, anche agli insulti degli squilibrati di cui pullula il web”.

Come e quando scrive? Dal punto di vista dell'organizzazione della giornata?

“Tra udienze, interrogatori, studio dei processi e molteplici incombenze della professione, sicuramente non riesco a dedicare alla scrittura tutto il tempo che essa meriterebbe. Nondimeno tutto ciò che scrivo, sia esso una true crime story o un romanzo di fantasia, è intimamente collegato all’essere un avvocato penalista. Scrivo quando posso e quando sono ispirato. Per fortuna lavorano con me delle validissime colleghe, senza le quali non potrei mai ritagliarmi il tempo per scrivere”.

Quanto tempo impiega, a scrivere un romanzo?

“Guardi, nonostante i miei romanzi non sino mai eccessivamente lunghi, impiego circa un anno per terminarli. Uno scrittore “professionista” ci impiegherebbe, credo, tre o quattro mesi”.

Il programma cult di Mediaset "Il calamaio rosso sangue" l'ha già inserita tra gli 8 migliori giallisti italiani insieme ad autori come Lucarelli, Carrisi e De Giovanni. Se l'aspettava?

"Francamente no, quando da Milano mi hanno contattato per l'intervista ho pensato fosse uno scherzo".


L'intervista si conclude con in mente il finale "felliniano" del suo romanzo. Il cielo di Roma è lo stesso che deve aver visto l'ergastolana Rosalia Quartararo. “Uno strappo nel cielo di carta. La grazia dopo la pena di una vita”.




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