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Roma
Il Maxxi ospita la Spagna. Arte, giochi e simboli in “Al Norte de la tormenta”

di Maddalena Scarabottolo

La Spagna è ospite al Maxxi di Roma con una parte della collezione Ivam. La mostra, visitabile fino al prossimo 8 settembre, ospita nomi come Antoni Tàpies, Robert Rauschemberg, Bruce Nauman, Eduardo Chillida, Tony Cragg e Juan  Muňoz.

 

Il Maxxi di Roma torna a collaborare con un altro museo di calibro internazionale: Ivam, l'Institut Valencia d'Art Modern. La mostra “Al Norte de la tormenta. Da Robert Rauschenberg a Juan Muňoz” s'inserisce nel programma Expanding The Horizon con il quale il museo si prefigge di collaborare con altre istituzioni e collezioni. In questa specifica occasione è stata scelta una selezione di opere rappresentative dell'arte spagnola e internazionale.

José Miguel G. Cortés, direttore dell'Ivam, ha specificato che “la mostra ha lo scopo di mostrare al pubblico romano l'identità propria di questa collezione. Un riassunto artistico  di ciò che potrà vedere e godere anche a Valencia”. Il direttore artistico del Maxxi, Hou Hanru, ha ammesso che “questa collaborazione va intesa come un patto bilaterale perché nel 2020 un focus sulla collezione del Maxxi sarà ospitato all’interno delle sale dell’Ivam”.

L'esposizione accoglie il pubblico con una scultura, appartenente al Maxxi, che rappresenta una figura dalla fisionomia asiatica sorridente. Di fronte invece si presenta l'enigmatica scultura, sempre di Muňoz, che dona il titolo anche alla mostra: una forma di ferro circolare che assomiglia ad un astrolabio, da cui spuntano però coltelli, portoni, ringhiere. Queste due sculture iniziali rappresentano il dialogo aperto e sincero tra le due istituzioni ma anche lo spirito che muove l'intera esposizione, curata da Hou Hanru e Chiara Bertini. Il pubblico sarà accompagnato, attraverso le opere, in un mondo che alle volte è illusorio e alle volte visionario, dove spesso non si capisce dove inizia e dove finisce la realtà.

S'inseriscono proprio in questo contesto le opere di Tony Cragg e Robert Rauschenberg, le quali richiamano aspetti paradossali e ludici.

Uno stato di indefinitezza è invece veicolato attraverso l'opera di Bruce Nauman, Model for tunnels, che simula un tunnel vuoto simbolo del processo che porterà a completare l'opera d'arte. Protagonista è anche il senso della meraviglia, suscitato dall'opera di Richard Tuttle e di Cristina Iglesias.

Le opere che catturano l'attenzione sono sicuramente quelle di Antoni Tàpies: La ligne rouge e Gran diptic roig i negre. Due esempi evocativi della capacità di trasformare la tela in muro, dove gli elementi frammentari ed eterogenei riescono a portare il pubblico in una dimensione senza tempo. Una sedia, una forbice, una linea rossa spuntano dal nulla come fossero semplici accadimenti. In queste opere, di grande formato, si forma una vera e propria alchimia. In alcuni punti  si possono scorgere persino simboli matematici che fanno sembrare queste trame grafiche come un big bang di forze invisibili pronte a materializzarsi.

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