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Roma
Il nemico numero uno del Movimento 5 Stelle. Infiltrato per svelare la verità

di Patrizio J. Macci

Marco Zonetti, due lauree, traduttore dall’inglese e dal francese, esperto di comunicazione e consulente politico, giornalista freelance. “Infiltrato” per qualche mese nel Movimento Cinque Stelle e collaboratore di affaritaliani.it, è stato inserito nella lista di proscrizione degli avversari del M5S, di cui è stato definito ”il nemico pubblico numero uno”.

Quotidianamente analizza su facebook personaggi e dinamiche del Movimento di Beppe Grillo. Un esponente di spicco del Movimento che ha chiesto di rimanere anonimo ha affermato: “Ogni suo articolo contro di noi è come un’incursione del Signor Anderson in Matrix. Zonetti potrebbe far deflagrare il Movimento romano, per questo lo detestiamo”.

Dottor Zonetti, come e perché è entrato nel Movimento Cinque Stelle?

“Alla fine del 2012 dopo il ventennio berlusconiano e l’esperienza di Monti, in Italia non si muoveva una foglia, tutto sembrava statico, immutabile. Alle primarie del PD la vittoria di Bersani contro Renzi fu la sciagura finale. Disgustato dal deserto politico e indeciso se votare per protesta Ingroia o il movimento, fui casualmente fermato a un banchetto del M5S. Improvvisai un’approfondita disamina della situazione italiana che piacque molto agli astanti. Mi chiesero di dare una mano. Da quel momento bruciai le tappe. Poco dopo ero all’accoglienza dello “Tsunami Tour” a sedare liti con i giornalisti (che proteggevo dalle intemperanze degli attivisti esagitati), per poi fare il ghost writer di diversi candidati portavoce del Movimento. Ma esprimevo già dissenso e subodoravo che non era tutto oro quello che luccicava, impaurendomi non poco per certe dinamiche oggi sotto gli occhi di tutti. Iniziai quindi a operare come infiltrato, o come “sentinella della democrazia”, incamerando una gran quantità d’informazioni che, quando pochi mesi dopo mi dissociai dal m5s, mi tornarono utili per cominciare a denunciare pubblicamente opacità e contraddizioni. E pericoli.”

Perché la ritengono il nemico numero uno? Si è domandato perché così tanto odio nei suoi confronti, la sua permanenza nel movimento è stata relativamente breve…

“In primo luogo perché, ancora oggi, continuo a ricevere informazioni dall’interno. I dissidenti e gli scontenti, anche illustri, in seno al m5s sono tantissimi e mi tempestano di notizie in anteprima. E poi perché, nel mio breve periodo nel m5s, sono stato molto benvoluto, o – se vogliamo essere malevoli – considerato molto utile. A me faceva gioco perché, più mi utilizzavano pensando di manipolarmi a loro vantaggio, più io acquisivo informazioni ai fini della mia indagine. Nel momento in cui ho palesato pubblicamente la mia reale avversione per il m5s, si sono resi conto che, ben lungi dall’essere sfruttato da loro, ero stato io a utilizzare la loro finta e interessata benevolenza nei miei confronti per raccogliere materiale e iniziare ad attaccarli a ragion veduta. Non mi pento di nulla, l’ho fatto per dovere civico. Siccome anch’io ci sono cascato all’inizio ritengo necessario cercare di aprire gli occhi agli altri. Sfatare, insomma, quello che ritengo il più grande abbaglio politico nella storia di questo Paese.”

Come mai ha cambiato idea su di loro in un tempo così breve?

“All’epoca del mio ingresso non frequentavo i social network, neanche facebook. Per me il volto del m5s era Federico Pizzarotti, che smorzava l’aggressività di Beppe Grillo (a me mai piaciuto). La vittoria del mite Pizzarotti mi convinse della bontà del progetto. Poco dopo la mia iscrizione al movimento aprii un profilo facebook e rimasi inorridito dalla violenza verbale del mondo m5s, dallo squadrismo e dagli attacchi misogini, xenofobi, perlopiù sgrammaticati, dal turpiloquio generalizzato e dalla scarsità di argomenti, ripetuti pedissequamente e privi di senso critico. Scrissi subito a un noto giornalista televisivo amico di famiglia: “Dove sono finito!”. Approdato sui social li vidi sguazzare nel loro habitat naturale e capii il mio errore di valutazione. Un errore che commettono tanti elettori che li vedono solo in TV, senza contraddittorio e con la loro maschera migliore. Il quadro che ne fa la televisione non li ritrae nei loro veri, agghiaccianti colori.”

Quello che descrive è un quadro a tinte non fosche ma nere…


“Sì, trovo il nero il colore più azzeccato per definire il movimento. Un nero diverso da quello di movimenti come CasaPound o Forza Nuova, senz'altro meno perniciosi di una realtà politica guidata da una SrL che opera sul web, e amministrata da non si sa chi, che potrebbe impossessarsi dei dati sensibili degli italiani. Un incubo.”


Ovviamente non vota il m5s, chi sostiene in questo momento?

“Dopo l’ascesa a Palazzo Chigi di Matteo Renzi, da cittadino/elettore ho sostenuto l’ex premier nella recente battaglia referendaria per il Sì. Al momento, parlo di metà gennaio 2017, malgrado la cocente sconfitta del 4 dicembre scorso, Renzi è ancora l’unico a disporre dei consensi sufficienti ad arginare l'avanzata del m5s verso Palazzo Chigi. Ma la situazione è proteiforme e magmatica e, magari chissà, di qui a settembre-ottobre lo scenario sarà totalmente diverso. Se nei prossimi mesi il centrodestra dovesse riunirsi, potrebbe essere un eventuale trittico Berlusconi-Salvini-Meloni a evitare a questo Paese la sciagura dei grillini al governo. Da italiano innamorato del mio Paese, è questo a premermi più di ogni altra cosa: scongiurare l'immane catastrofe di un regime pentastellato. Chiunque abbia le carte in regola per riuscire in questo intento avrà il mio sostegno.”


Regime pentastellato che per lei sarebbe una catastrofe doppia essendo stato definito “nemico pubblico numero uno del m5s”: oltre all’accusa di essere un “disertore” la potrebbero anche tacciare di essere passato al nemico. Ha paura di ritorsioni?

“Vede, la prima volta che ho ascoltato l’espressione “nemico pubblico numero uno” è stato a fine 2013 da Salvatore Romeo, ex caposegreteria della sindaca di Roma, il quale mi rivelò che i consiglieri comunali dell’epoca, fra cui Virginia Raggi, Daniele Frongia e Marcello De Vito, mi consideravano tale. In seguito Annalisa Taverna, sorella della senatrice, mi ha fatto oggetto – pubblicamente sul web – delle sue auliche carinerie solo perché avevo difeso i parlamentari fuoriusciti dal m5s. Le mie foto e i miei post sono stati sviscerati nelle chat segrete dei portavoce e spesso ci gioco, pubblicando scatti con personaggi a loro invisi e scatenando le illazioni più disparate. Mi hanno attribuito relazioni segrete con Mossad, Servizi Segreti USA, Sarkozy per via delle mie frequentazioni francesi. Sono stato anche convocato dalla Digos. L’ispettore incaricato è stato però molto cordiale e lo ricordo con simpatia.
Nel m5s sanno che posso provare ogni singola proposizione contenuta nei miei interventi. Proprio per questo non ho paura e sono sicuro che, malgrado tutto, gli amici grillini mi augurino una vita lunga, serena e prospera.”

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