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Angelo Maria Perrino

Il Pd romano si frantuma nei 4 nomi per la segreteria. Rispuntano le correnti

Ricciardelli, Casu, Santoro, Baglio: ecco il futuro Pd della Capitale

Il Pd romano si frantuma nei 4 nomi per la segreteria. Rispuntano le correnti

Si è dovuto attendere l'ultimo giorno previsto per la presentazione delle candidature per conoscere la rosa dei quattro nomi in corsa per aggiudicarsi la segreteria romana del Pd. Dopo la candidatura  del consigliere del I Municipio Livio Ricciardelli e quella dell'ex presidente del IX Municipio Andrea Santoro, spuntano i nomi della consigliera capitolina, ex presidente dell'Assemblea, Valeria Baglio e di Andrea Casu, uno dei fondatori dei Giovani Democratici.

 

di Diana Maltagliati


Quattro nomi che mostrano come il Partito Democratico ancora non si sia disfatto delle correnti interne, nonostante la volontà di proporre una candidatura che appianasse ogni dissidio. E quella persona c'è, si tratta di Casu, il candidato dell'accordone tra gli orfiniani e i renziani, nonostante lui sia più vicino a questa seconda corrente che alla prima.
Viaggia da solo e lo fa già da qualche tempo, invece, Livio Ricciardelli che con la sua auto-candidatura ha risposto ad un'esigenza concreta: quella di dare almeno un volto agli aspiranti alla segreteria romana. É stato l'unico nome per 20 giorni e ha avuto diverso tempo per recarsi di persona alle sedi della Capitale per conoscerne i militanti. “Non voglio fare il primo della classe perché mi sono candidato per primo, ma questo dimostra che ero l'unico pronto a metterci la faccia, libero da condizionamenti esterni”. E proprio questa sua libertà dalle correnti di partito è diventata il suo baluardo e ciò che offre al Pd in caso di vittoria: “Io metto a disposizione del partito la mia autonomia politica. Sono un militante che 20 giorni fa ha deciso di candidarsi perché pensava di poter dare qualcosa al partito e l'ho potuto fare perché non dovevo chiedere il permesso a nessuno”.  Secondo Ricciardelli il Pd deve fare attenzione a non arroccarsi sulla logica delle correnti: “È un sistema escludente che va scardinato”, ha dichiarato, precisando che le correnti sono legittime fintanto che non impediscono di vedere il quadro completo e non escludono i tanti militanti che vorrebbero partecipare più attivamente alla vita politica. Ricciardelli, classe '89, è duro nei confronti dei suoi concorrenti e dichiara che il fatto di presentare un candidato all'ultimo non solo è sintomatico di precarietà nel partito, ma mostra anche come non ci sia interesse nel comunicare con la città – visto che non ne rimane il tempo – ma solo “con 4-5 referenti chiusi al Nazareno”.
E una critica nei confronti del Pd o almeno di una sua tendenza alla chiusura la fa anche un altro candidato alla segreteria del partito, Andrea Santoro. Quarantun anni, di cui 20 passati in politica e più in specifico nella politica del IX Municipio di cui è stato anche presidente, Santoro il Pd lo conosce bene e sa quali sono le sue criticità: “Il Partito Democratico deve uscire una volta per tutte da quella sfera di cristallo per cui crede che il centro del mondo sia solo all'interno delle stanze del Pd. Il centro del mondo è ogni cittadino di questa città”, sottolinea. E proprio per riavvicinarsi all'ottica di chi Roma la guarda “dal basso”, Santoro a marzo ha deciso di lasciare il suo posto da consigliere di municipio per aprire un'agenzia di comunicazione: “Mi sono dimesso per fare entrare un ragazzo molto più giovane di me, che non appartiene nemmeno alla mia cultura politica, perché penso che nelle istituzioni bisogna mettere persone che hanno voglia di fare. Io avevo bisogno di fare anche altro”. Adesso però si sente pronto a ripartire e ad affrontare una nuova sfida politica, portando con sé un bagaglio di esperienze in più rispetto a prima: “Serve un segretario del partito democratico che conosca le contraddizioni e il conflitto che vive Roma”. Per Santoro il candidato ideale deve capire sofferenze, esigenze e richieste dei cittadini e per questo ha scritto una lettera che è anche un appello non solo agli iscritti al Pd, ma a tutti i cittadini d Roma perché “le sfide si vincono in maniera collettiva, non in solitaria”.
Quando gli si chiede come mai il suo nome sia stato fatto all'ultimo momento, Santoro risponde che è da gennaio che insieme ai suoi collaboratori si sta preparando per la corsa alla segreteria romana: “È da mesi che stiamo costruendo una nuova idea di Partito Democratico. Roma ha bisogno di un Pd utile ai cittadini e non di un ostacolo. Persone per bene che mettano insieme la città. La Raggi la sta spappolando, sta mettendo i quartieri gli uni contro gli altri e cittadini gli uni contro gli altri. Roma ha bisogno di una forza politica in grado di unirla”.
Un'unitarietà che non sembra essere il cavallo di battaglia di un Pd che ha trovato la quadra sul nome dell'accordo tra le sue correnti soltanto in calcio d'angolo. Andrea Casu, classe 1981, alla politica sembra crederci con tutto il cuore e la ritiene il mezzo per incidere sulla qualità della vita dei cittadini. La sua candidatura è appoggiata dalle alte sfere del partito e c'è chi già lo dà per vittorioso. Di sicuro la presenza di altri tre candidati, però, può spaiare le carte in tavola rendendo più difficile superare il 50% dei consensi per aggiudicarsi un facile successo.
Da battere c'è anche Valeria Baglio, forte di un'esperienza al Campidoglio iniziata nel 2013 dopo la gavetta come consigliera al XI Municipio. Anche lei sarebbe potuta essere la candidata dell'accordo tra i renziani e gli orfiniani. Invece si è proposta autonomamente: “Avevamo provato a costruire un percorso unitario e in questa direzione si era fatto anche il mio nome. Quando poi sono prevalse sulle esigenze di Roma quelle della politica nazionale, io ho sentito il dovere di candidarmi”. Il “suo Pd” è aperto al dialogo, all'inclusione, un partito accogliente e vicino alle persone, ci racconta. L'interesse della comunità è al primo posto tra le priorità di Baglio: “Quando il Pd si è fermato, si è fermata Roma e allora bisogna rilanciare il Pd per rilanciare e trasformare la città. Questa è la sfida che abbiamo davanti”. E proprio per questo lei e la sua squadra - che come ha specificato non è stata assemblata all'ultimo minuto, ma lavora su questo progetto già da un anno - si autodefiniscono i “trasforma-Roma”. Per lei la sfida contro il Movimento 5 Stelle non sembra difficile: “Il primo oppositore della Raggi è proprio lei stessa. Il suo movimento è nato dalla rabbia e dalla delusione, noi dobbiamo rimotivare le persone”, dichiara.

 


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