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Roma
In 13mila in fila per un pasto; 2400 senza casa. Nei numeri della Caritas la Roma disperata

Oltre 7.800 i volontari coinvolti nei 45 centri diocesani per dare da mangiare a quasi 13mila persone, accogliere 2.400 senza dimora, curare 5.700 malati indigenti. Questi sono alcuni dei numeri del rapporto “Caritas in cifre 2014” con i numeri dell’animazione alla carità realizzata nel corso lo scorso anno dalle comunità parrocchiali della diocesi di Roma.
Stando al rapporto inoltre sono stati migliaia i volontari nelle parrocchie che hanno dato “ascolto” a 42mila famiglie. Oltre 348mila i pasti distribuiti, 186mila pernottamenti, 15mila prestazioni sanitarie, 10mila visite domiciliari a famiglie e anziani. Un’azione “pedagogica” - di promozione umana e di sensibilizzazione attraverso le opere-segno della comunità - che, nel corso del 2014, ha coinvolto anche più di 8mila studenti delle scuole romane, e ha visto anche la partecipazione a 200 convegni e seminari, i corsi di formazione per medici e giornalisti, un master universitario e la pubblicazione di 8 libri e sussidi pastorali. Non mancano le emergenze, anch’esse segnalate nel rapporto con numeri che ne evidenziano la drammatica attualità, a cui la Caritas chiama a rispondere. Tra queste: i richiedenti asilo provenienti dall’Africa e dalla Siria a cui si sono aggiunti, negli ultimi mesi dell’anno, crescenti flussi provenienti dall’Ucraina; i senza dimora malati che, una volta dimessi dagli ospedali, non hanno luoghi idonei per proseguire le cure o vivere un periodo di convalescenza; i nuclei familiari che vivono in strada perché hanno perso la casa; i minori stranieri non accompagnati, in aumento soprattutto quelli provenienti dall’Egitto e prossimi alla maggiore età.

IL DRAMMA CLOCHARD

Sono stati 186.000 pernottamenti per circa 2.400 persone offerti nei centri di accoglienza per senza fissa dimoara della Caritas di Roma. Nei Centri di accoglienza per stranieri sono stati invece accolti 150 uomini (25.244 pernotti) e 67 donne (10.812 pernotti): cinque su dieci sono titolari di protezione internazionale o richiedenti asilo, quattro su dieci avevano già ottenuto il riconoscimento dello status di rifugiato.
I minori transitati nei tre Centri di Pronto Intervento Minori sono stati 404, di cui 379 in sede civile e 25 con provvedimenti penali, a fronte dei 392 presenti nel corso del 2013; di questi 340 sono maschi (84%) e 64 sono femmine (16%) per un totale di 11.000 permanenze. Il numero di minori di origine straniera è rappresentato quasi dalla totalità (97,3%): 342 provenienti da paesi non Ue e 39 comunitari (12 sono di nazionalità non attribuita), mentre sono solamente 11 (2,7%) i minori italiani. I ragazzi arrivano da 32 Paesi: le nazionalità maggiormente rappresentate sono l’Egitto (186) il Bangladesh (34) la Romania (25) l’Albania(15) la Bosnia Erzegovina (13) e il Senegal (12). Seguono Gambia e Mali con 10 presenze ciascuno. La maggior parte di essi ha meno di 16 anni (16,2) e dichiara di aver frequentato nove anni di scuola; sono presenti anche un certo numero di ragazzi analfabeti (13) e con un livello di scolarità non superiore ai 6 anni (58). Trentadue i ragazzi che hanno richiesto asilo politico: 28 quelli provenienti dall’Africa (Mali, Gambia, Nigeria, Senegal, Burkina Faso, Ghana, Mauritania, Somalia); 3 dall’ Afghanistan, 1 dalla Turchia. “Le crisi sociali e politiche dei loro Paesi favoriscono condizioni di estrema povertà e incentivano la ricerca di condizioni di vita migliori all’estero – si legge nel Rapporto - per contribuire anche al mantenimento della propria famiglia. I minori che arrivano in Italia da soli riferiscono di aver lasciato, nella maggior parte dei casi, uno o entrambi i genitori nel Paese d’origine, il 30,7 %, tuttavia, si dichiara orfano e un altro 1,8% afferma di avere genitori separati o divorziati. E’ stata riscontrata in 38
casi (14,1%) la presenza di parenti entro il 4° grado in Italia; in 14 casi, tuttavia, la disponibilità all’accoglienza del minore era, al momento della registrazione dei casi, ancora da verificare. La percentuale dei minori che si sono allontanati dai centri spontaneamente risulta in netta diminuzione rispetto agli anni precedenti (25,1% nel 2014; 41,6% nel 2013). I malati di Aids accolti nelle tre Case famiglia di Villa Glori sono stati 25 (9.125 pernotti).

DOPO L'OSPEDALE, ABBANDONATI

“Gli operatori Caritas raccolgono le richieste, ma spesso non possono fare altro che registrare un vuoto strutturale nei servizi pubblici e privati del territorio romano per quanto riguarda i senza dimora dimessi dagli ospedali”.
“Nel corso degli ultimi mesi i Centri di ascolto diocesani sono stati ripetutamente contattati da assistenti sociali di strutture ospedaliere che si rivolgevano alla Caritas per essere supportati nelle dimissioni di pazienti senza fissa dimora ricoverati – si legge nel Rapporto - Non è una novità il fatto che gli assistenti sociali degli ospedali chiamino per segnalare pazienti senza dimora in dimissioni, ma lo è la frequenza con cui si stanno verificando tali segnalazioni. I medici, una volta risolta l’urgenza sanitaria che aveva portato al ricovero, dovendo dimettere il paziente in tempi piuttosto brevi in modo da avere la disponibilità per accogliere nuove emergenze, attivano gli assistenti sociali che verificano la dimora abituale o contattano i familiari del degente. Alcuni, italiani e stranieri, non hanno una dimora abituale e molto spesso neanche una famiglia. Sono uomini e donne soli, con un percorso di integrazione precario, spesso interrotto proprio a causa della malattia subentrata. L’ospedale non si occupa della degenza post-ricovero e ha bisogno di liberare il posto letto; la persona in dimissioni ha bisogno di un luogo sicuro e salubre dove poter recuperare le energie e rimettersi pienamente in salute evitando le ricadute”.

MADRI E BIMBI SFRATTATI

Nelle Case per Madri con bambini della Caritas di Roma sono state accolte 67 mamme e 113 bambini per un totale oltre 13.000 permanenze. “Circa il 60% delle mamme accolte ha un’età compresa tra i 30 ed i 40 anni – si legge nel Rapporto - Tra tutte le donne accolte in gran parte prevale un disagio dovuto a fragilità sociale e precarietà alloggiativa a causa di sfratti e sgomberi. Diversi i casi di mamme con problematiche psichiatriche o con dipendenze da alcool e quelli di bambini con problematiche legate all’apprendimento (dislessia) o con disturbi del comportamento (iperattività)”.

GLI UOMINI CHIEDONO AIUTO
Sono state quasi 42mila le persone incontrate nei 4 Centri di Ascolto diocesani della Caritas capitolina e nei 70 Centri di Ascolto parrocchiali appartenenti alla rete diocesana “fatti Direte” nel corso del 2014 abbiamo incontrato quasi 42.000 persone.
Per i cittadini stranieri si conferma la preponderanza della componente maschile (69,4%) rispetto a quella femminile (30,6%). Rispetto alla provenienza geografica, la nazionalità prevalente è stata la Romania, immediatamente seguita dal Mali, Afghanistan e poi Nigeria e Bangladesh. Per quanto riguarda la condizione giuridica, l’88% degli stranieri che si sono rivolti ai centri aveva una situazione regolare, o perché titolari di permesso di soggiorno o perché cittadini di Paesi membri dell’Ue. Relativamente agli accessi presso il Centro di Ascolto diocesano per italiani, la componente maschile è prevalente (74,5%) rispetto ai flussi femminili (25,5%). Per quanto riguarda le fasce di età si osserva un aumento nei gruppi 30-39 e 50-59 anni. Diverse le richieste di supporto cui gli operatori hanno dovuto far fronte: oltre al dormire, mangiare e cure mediche, è stato chiesto apprendimento della lingua italiana, formazione, assistenza legale. Il rapporto inoltre evidenzia un “preoccupante il fenomeno dell’abbandono scolastico dopo la III media che registra un costante aumento”. Erogati invece complessivamente dai servizi mensa oltre 348 mila pasti per oltre 11.000 persone.

 

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