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Roma

di Emma Evangelista



Roma, Comando operativo interforze, quarantacinque minuti di collegamento con Kabul, in linea il generale Giorgio Battisti, capo di stato maggiore della missione ISAF, che spiega come le forze armate italiane si stiano avvicinando alla fine della seconda fase di transizione prima del ritiro dall'Afghanistan previsto per il prossimo anno e di quanto sia importante la presenza delle forze ISAF e ONU nel Paese. 


Le valutazioni del generale delineano un quadro chiaro e come lui stesso lo ha definito "non catastrofico, nonostante gli attentati “spettacolari” fatti ad arte per sostenere la propaganda anti-occidentale. L'Afghanistan è un Paese in cerca della propria autonomia; un Paese, per ovvi motivi con una popolazione molto giovane - spiega Battisti - dove più del 50 per cento della popolazione ha meno di trent'anni. Una nazione che oggi vive un clima di incertezza anche per la fine della missione, ma in cui si cerca di condurre la vita in una normale quotidianità".

battisti isaf 01


Il ritiro delle truppe italiane, fissato per il 2014, non è stato ancora stabilito nelle modalità operative né nelle disposizioni, "è certo - spiega il generale - che secondo quanto deciderà il Parlamento si parla di lasciare qualche centinaio di uomini in una missione non operativa nella zona ad Ovest. Per ora, però, continuiamo il nostro lavoro: fino ad oggi la missione ISAF ha addestrato circa 350mila uomini delle forze afghane. Questo lavoro di mentoring ha permesso di rendere autonomi i locali nel controllo del territorio".


Da qualche mese, infatti, il controllo delle basi avanzate e degli avamposti nelle zone estreme del Regional Command West, l'area sotto la protezione italiana, è stato trasferito alle forze di esercito e polizia locali ma come ha confermato lo stesso generale ad Affaritaliani, "non sono state registrate forme di aggressività o aumento della violenza nelle aree cosiddette 'a rischio' rispetto agli anni passati, questo proprio grazie al lavoro di addestramento e supporto svolto anche dalle nostre forze armate, i locali riescono ad espletare bene il loro compito nonostante alcune carenze nel coordinamento. Nel 2001 arrivai per la prima volta in Afghanistan, da tredici anni ormai seguo l'evoluzione di questo stato che cerca di risollevare le proprie sorti da trent'anni di conflitti".

battisti isaf 02


Un mezzo di sostegno alla popolazione arriva, attraverso le Forze armate, dalla cooperazione, con fondi e strutture "Certamente è importante il sostegno che Per quanto riguarda invece l'opera di sostegno alla popolazione locale e gli aiuti che la cooperazione civile e militare italiana, ma tutta la cooperazione internazionale offrono al Paese. Sicuramente è necessario e utile investire nell'educazione: dal 2002 grazie al supporto della comunità internazionale 9 milioni di bambini hanno frequentato le scuole elementari e di questi il 40% erano femmine. Ci sono stati 140mila diplomati e 9mila laureati. L'educazione è sicuramente il miglior investimento, a mio avviso, per far crescere il Sistema Paese. In secondo luogo il sostegno alle risorse agricole è fondamentale perché l'Afghanistan è pur sempre un Paese rurale".

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