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Roma

Questa è una "storia semplice” con tre elementi che spiccano come macchie nere sul pavimento, uno di essi è oscenamente fuoriposto. L'errore si annida nel dettaglio, fa vibrare la realtà innescando ipotesi investigative. La protagonista della vicenda è una giovane donna, la giovane Federica Gagliardi soprannominata la Dama Bianca, rampante trentenne che ambisce a un futuro in politica. Ha collaborato con Renata Polverini alla Regione Lazio e con politici legati a partiti della sinistra (ipse dixit), il picco della sua carriera politica lo raggiunge rivestendo il ruolo di accompagnatrice in alcuni viaggi al seguito di Silvio Berlusconi.
Gole profonde raccontano che il numero di cellulare dell'ex Cavaliere era nelle sue disponibilità ventiquattro ore su ventiquattro, le stesse che interrogate dopo il fattaccio che qui si racconta parleranno di "un'umbra manzoniana", che si può confondere con decine di altre api che svolazzano intorno al miele della politica romana. Un'avvenente ragazza "sempre in tiro", che bazzica ministri, imprenditori, ristoranti extralusso e suite da sogno in giro per il mondo.
Dice di lei Vittorio Sgarbi "fosse vivo ancora Pasolini direi che è una ragazza di strada". La letteratura tratteggia il soggetto umano dal punto di vista antropologico, meglio di qualsiasi carta giudiziaria. Dunque, la Dama Bianca è il primo elemento. Atterra il 13 marzo scorso all'Aeroporto Leonardo da Vinci (secondo elemento della storia), proveniente dal Venezuela con un trolley, un voluminoso bagaglio da circa ventisei chilogrammi proveniente dal Venezuela. Il contenuto del trolley non sono vestiti e neanche il frutto di uno shopping compulsivo, ma cocaina.
Se fossimo nel film "Rapina a mano armata" di Stanley Kubrick a questo punto ci sarebbe un flash back, un salto all'indietro da vedere con l'arrivo dell'automobile della Dama Bianca all'aeroporto. Nulla di strano, fino al parcheggio. Perché l'automobile (terzo elemento della storia) viene parcheggiata bel bella in uno spazio gestito dalla Polizia di Stato, all'interno della Caserma Iavarone. È l'automobile con la quale dovrà allontanarsi senza dare nell'occhio, da un'uscita aperta da mani compiacenti.
In uno di quei luoghi dove di solito si viene identificati, o comunque si deve essere ben conosciuti per poter circolare liberamente. Questa è l'anomalia selvaggia, frutto di uno spiffero riferito dal sito nottecriminale.it che fa prendere alla storia un'altra direzione. Ma dietro alle quinte la situazione è ben altra. Orecchie scaltre hanno udito, intercettato e preparato la trappola che consiste nel lasciar passare la giovane donna. Si chiama metodo dei "rami verdi", il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa ci ha fatto a pezzi le Brigate Rosse che erano ben più toste e determinate della rete dei narcos. Lasciare in libertà di agire le pedine per vedere su quali caselle vanno a collocarsi. Per ricostruire l'intera struttura dell'albero, per stringere la rete intorno a tutta l'organizzazione criminale. Per paura di commistioni e contaminazioni il giorno precedente allo sbarco, gli uomini della Polizia sul campo sono stati sostituiti con personale proveniente da altre sedi. Invece l'arresto intempestivo della Dama manda all'aria ogni proposito degli investigatori. Consegna alle manette la donna che si dichiara inconsapevole del contenuto del bagaglio, le persone che avrebbero dovuto coprire il suo viaggio in automobile rimangono nell'ombra.
La notizia dell'esatta collocazione dell'automobile getta un'ombra sinistra su tutta la vicenda. Se questo fosse un film e si potesse fare un'illazione sulle motivazioni che spingono i protagonisti a compiere un determinato gesto, quello di salvare la rete che copriva la "Dama Bianca" è stato un atto esagerato per chi quella rete del malaffare gestisce e regola. Ventisei chilogrammi di cocaina e una "smagliatura" nella rete dei controlli (chiuso un buco se ne trova un altro perché la carne è debole sopratutto quando si dispone di quantità di denaro per corrompere pressoché illimitate), sono troppo poco per giustificare il suicidio dell'operazione innescato con l'arresto. A meno che, invece che ad una casa o a una piazza di spaccio, una parte consistente di quella droga fosse destinata a un Palazzo.

Patrizio J. Macci

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