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Roma
La donna "accoglie" e si mette in gioco. Gli uomini fuggono alla "prova del coraggio"

di Marco Zonetti

Il 14 febbraio 2016, mentre sui media dilagavano gli articoli più stucchevoli su tutte le declinazioni possibili di San Valentino, l’edizione capitolina del Corriere andava in controtendenza decretando Roma la capitale dei divorzi, chiesti – a quanto pare – sempre più dai lui. La città del Papa insomma, fra le più romantiche del mondo, vedrebbe dunque un sempre più diffuso interrompersi dei rapporti coniugali, in un crescendo che sembra essere ben lungi dall’arrestarsi.
Il trend, ovviamente, è riscontrabile anche nelle altre città italiane, e – statistiche alla mano – la fine dei matrimoni appare un elemento assolutamente globalizzato, una piaga che miete vittime dagli Appennini alle Ande, passando per gli Appalachi.
Se un tempo si pensava che gli uomini venissero da Marte e le donne da Venere, per parafrasare il titolo del best-seller di John Gray, il libro sui rapporti di coppia più venduto al mondo, parrebbe invece che oggi provengano da due galassie a milioni di anni luce di distanza, simili a due rette parallele che s’incontrino (forse) soltanto all’infinito.
Uomini e donne vanno sempre meno d’accordo, insomma, e pare che negli ultimi tempi la situazione sia in netto peggioramento. Per mille motivi le coppie sposate hanno sempre meno rapporti sessuali, il tradimento effettivo o virtuale è esponenzialmente facilitato dalle piattaforme digitali, la pornografia diffusa su internet finisce per uccidere il desiderio e al tempo stesso produce e alimenta fantasie sempre più estreme che finiscono per stridere con la quotidianità e la routine, compromettendo le relazioni fra marito e moglie, e fra maschi e femmine in generale.
Del rapporto conflittuale dei sessi si disquisisce fin dalla notte dei tempi, dall’epoca di Adamo ed Eva per la precisione, ma forse nessuno è riuscito a catturare la vera essenza della diversità fra l’uomo e la donna come Karen Blixen (1885-1962), nota soprattutto per il romanzo autobiografico La mia Africa (Feltrinelli, 1959), una sorta d’inno all’amore doloroso e passionale per il Kenya – da cui, negli anni Ottanta, Sidney Pollack trasse l’omonimo mélo con Meryl Streep nella parte della scrittrice e Robert Redford nei panni del fascinoso e aristocratico cacciatore Denys Finch-Hatton. L’autrice danese pubblicò nel 1934 sotto lo pseudonimo di Isak Dinesen le sue Sette storie gotiche (Adelphi, 1978), fra cui spicca il racconto Le strade intorno a Pisa, una sorta di trattato sentimentale di grande lungimiranza e acume.
In particolare il dialogo fra il protagonista, il conte danese Augusto von Schimmelmann, e una non meglio identificata signorina in una locanda nei pressi di Pisa, offre spunti di riflessioni alquanto interessanti. Partendo da un dipinto che raffigura per l’appunto Adamo ed Eva, la signorina in questione fa notare al conte che, creando l’uomo e la donna, Dio ha disposto che, nelle faccende amorose, il primo fosse l’invitato e la seconda la padrona di casa. Questa differenza appare cruciale per comprendere quanto, nel sesso, e di conseguenza anche nell’interazione sociale, l’uomo e la donna siano su due pianeti diversi. Sessualmente la donna, in quanto padrona di casa, è obbligata infatti a mettersi maggiormente in gioco, mentre l’uomo – da “invitato” qual è –  può permettersi di fare il bello e il cattivo tempo nella dimora muliebre, salvo poi avere la facoltà di andarsene del tutto a cuor leggero. L’uomo può andare e venire come al Grand Hotel, insomma, e comportarsi da ospite educatissimo, da cafone o addirittura da criminale, tanto è la donna, in ultima analisi, a dover affrontare le conseguenze liete o nefaste della sua “visita”. Scrivendo questa storia, la Blixen doveva aver ben in mente il rapporto disastroso con l’egoista marito Bror, che le attaccò la sifilide, o l’amore agrodolce con Finch-Hatton, novello Ulisse che, pur amandola sinceramente, aborriva la stanzialità e gli schemi affettivi predefiniti ed era sempre in viaggio. A Karen restava soltanto il ruolo di padrona di casa devota in attesa dei suoi amati. “Gli uomini se ne vanno quando il loro coraggio viene messo alla prova. Di noi ciò che viene messo alla prova è la pazienza, il saper vivere senza di loro” dice la Blixen nella Mia Africa.
Tornando al rapporto fra i due sessi, se diamo retta all’intuizione della scrittrice giungiamo alla conclusione che, forse, l’uomo non potrà mai rendersi conto che, pur a distanza di tempo, anche se è stata soltanto un’avventura occasionale, una donna che lo abbia accolto in “casa propria” ha comunque investito una parte più cospicua di sé e che quindi qualcosa, anche solo una suggestione, un profumo, il ricordo di una lacrima di dolore versata al buio accanto a un corpo maschile sazio e addormentato rimane sempre. Figuriamoci poi se il rapporto si è consolidato sfociando in qualcosa di più solido e duraturo. E al tempo stesso, la donna fatica a capire la “disinvoltura” affettivo-sessual-amorosa dell’uomo, che – per la sua natura meno impegnativa d’invitato, di ospite – ha molte meno remore a farsi ricevere (effettivamente o solo con il pensiero) da tante donne – forse tutte le donne possibili – che non necessariamente vorrebbe ricevere in casa sua.
Forse, partendo dall’accettazione di queste innate e imprescindibili diversità psico-fisiche fra i due sessi che tanto icasticamente ci descrive Karen Blixen, l’uomo e la donna potrebbero ritrovare un solido terreno su cui costruire un percorso comune di rispetto reciproco. Tornare a rispettarci proprio in quanto fisiologicamente diversi, arricchendoci reciprocamente, accettandoci e amandoci per le nostre differenze, potrebbe essere l’unica linea di condotta indicata per non naufragare in un limbo d’incomprensioni e di rancori, cercando con impegno quel punto di spazio e quell’attimo di tempo in cui incontrarci, fosse anche – ce lo insegnano nientemeno che i matematici – all’infinito.

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