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Roma

di Riccardo Agostini *

La recente sentenza di incostituzionalità della legge Fini Giovanardi della Corte costituzionale ha riportato anche nel nostro paese il dibattito sull’antiproibizionismo al centro dell’attenzione.
Anche l'ex ministro della sanità, e prima ancora medico e ricercatore di fama mondiale, Umberto Veronesi, indica inequivocabilmente la via della legalizzazione delle droghe leggere per controllarne e limitarne l'uso e per colpire la criminalità organizzata che su questi traffici fonda le sue fortune. Le sue tesi, oltre che sottoscrivibili in toto, sono alla base della mozione che ho presentato un mese fa in Consiglio regionale del Lazio per la liberalizzazione e la statalizzazione all'interno di un progetto sperimentale anche nella nostra regione.
Nel 2011 la Commissione globale sulla politica delle droghe, organismo di cui fa parte l’ex presidente dell’Onu Kofi Annan, ha pubblicato una relazione in cui si spiega che “la lotta alla droga iniziata cinquant’anni fa è fallita”, e si sottolineava come in primis per la cannabis, “occorre sperimentare modelli di legalizzazione che colpiscano la criminalità organizzata salvaguardando la salute dei cittadini. In Uruguay il Senato lo scorso dicembre ha dato il via libera definitivo alla legge che permette al governo guidato da Josè Mujica di coltivare e vendere direttamente marijuana a circa un dollaro al grammo.
Quest’anno gli Stati di Washington e Colorado hanno legalizzato attraverso un referendum popolare il consumo personale di marijuana non solo a scopo medico ma anche per uso ricreativo e presto saranno seguiti da Arizona e Michigan.
Nel mondo i divieti finora imposti non hanno fermato la diffusione capillare della cannabis: se nel 1998 i consumatori accaniti erano stimati in 140 milioni, nel rapporto dell’Onu del 2012 erano lievitati a 180. In Colorado solo per le entrate fiscali della cannabis terapeutica ammontano ad oltre 5 milioni di euro, mentre un report del Medical Marijuana Business Daily prevede che alla fine del 2018 il mercato Usa della cannabis, grazie ai due referendum, arriverà a sfiorare i 6 miliardi di dollari. In Italia lo Stato potrebbe percepire dalla legalizzazione fino a 8 miliardi di euro: nella relazione Ue 2012 l’Italia si segnala infatti come lo Stato con la prevalenza più alta di consumatori rispetto alla popolazione generale. Il 32 per cento degli italiani ha provato marijuana almeno una volta nella vita, il 14,3 per cento l’ha usata nell’ultimo anno, il 6,9 per cento nell’ultimo mese, percentuale che raddoppia tra gli under 24.
In Italia, ora ci chiediamo cosa ne sarà dei 25mila ragazzi perseguiti per il possesso di modiche quantità di droghe leggere, che grazie ad una legge nata da un ottuso fanatismo hanno conosciuto il carcere, l’affidamento ai servizi sociali e il pubblico ludibrio. Chi pagherà i danni sociali ed economici conseguenza di questa legge?"
A questo punto credo che si debba aprire un serio dibattito nel nostro Paese sul tema delle droghe leggere, spazzando il campo da ipocrisie e fanatismi. La mozione che ho presentato nel Lazio propone un progetto sperimentale di statalizzazione delle droghe leggere, così come sta avvenendo gradualmente in tutti i paesi più avanzati del mondo. Un progetto che prevede un controllo statale su tutti i processi di coltivazione, produzione e vendita delle droghe leggere, con la destinazione degli utili in un primo momento al ripianamento del debito della sanità e successivamente alla ricerca in campo medico. Tutto questo consentirebbe di togliere dalle grinfie della malavita organizzata una delle principali fonti di introiti e porterebbe il nostro Paese, finalmente, fuori dal Medioevo.


* Riccardo Agostini
Consigliere regionale, membro della Commissione Sanità

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legalizzazioneregione laziodroghe leggeremarijuanacannabisagostinipd




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