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Roma
La nascita di Repubblica. Quando Scalfari progettò il sorpasso del CorSera
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di Patrizio J. Macci

Più che il racconto di come nasce un quotidiano “La mattina andavamo in Piazza Indipendenza – La nascita de La Repubblica storia di un miracolo editoriale” di Franco Recanatesi (Cairo edizioni) è da considerarsi un manuale di giornalismo che sbaraglia la maggior parte di quelli esistenti.

Perché è stato scritto e vissuto dall’autore in prima persona. Il titolo riecheggia il volume scritto da Eugenio Scalfari primo direttore e fondatore de La Repubblica, anzi si può tranquillamente affermare che ne è il seguito naturale.
La narrazione parte dall’embrione dell’avventura: il fecondo incontro fra i due protagonisti, Eugenio Scal­fari e Carlo Caracciolo, l’amore comune per la carta stampata, il tentativo fallito di coinvolgere Indro Montanelli, fino alla realizzazione del grande sogno accarezzato per oltre vent'anni.

La storia di due uomini che ebbero una visione e hanno fatto di tutto per realizzarla: “Il nostro obiettivo è superare nelle vendite il Corriere della Sera” così proclamò Eugenio Scalfari dal ponte di comando del suo vascello pirata e così è stato. La scelta della sede a due passi dall’università italiana più grande d’Europa, la selezione delle firme, i numeri zero, le difficoltà e la lenta ma costante crescita narrate minuziosamente. I capitoli sono scanditi dal report delle copie delle due testate, come i tempi di due automobili che si inseguono.
Il rapporto costante e privilegiato con il Presidente Sandro Pertini che chiamando in redazione si rivolgeva così all’onnipotente Montesperelli: “Rolando, perché mi dai del lei? Ma chi pensi di essere diventato!”, sarà uno degli assi nella manica del quotidiano.

L'uscita in edicola de Repubblica cambia per sempre il modo di fare informazione in Italia, diventa un modello da studiare. Le “mattine” a cui si riferisce il titolo cominciano alle ore 10,30, momento fatidico della riunione di redazione durante la quale si progetta il giornale del giorno successivo. La scelta grafica dei caratteri, i titoli che devono “cantare su una riga sola”, il formato tabloid per l’epoca inusitato, la folla di giovani sottoposti a tour de force di riscrittura.

L'appas­sionante testa a testa fra Repubblica e Corriere si svolge paralle­lamente a una delle fasi storiche più tumultuose e drammatiche vissute dal Paese, segnata da terrorismo, scandali epocali, furiose battaglie ci­vili e politiche. Il sorpasso avviene quando esplode lo scandalo della P2 e il Corriere della Sera perde alcune delle sue penne più affilate che fuggono verso Piazza Indipendenza.
La vita di redazione è raccontata nella sua quotidianità: le contrapposizioni Pansa-Bocca, i capricci di Biagi, il pianto di Natalia Aspesi, gli scherzi di Paolo Guzzanti diventati mitici, le fughe del vignettista Forattini e di Tiziano Terzani. La vita, gli amori dei giornalisti ma anche il rischio che si corre a raccontare la verità a ogni costo. Le minacce dei brigatisti arrivano sulle scrivanie dei redattori insieme ai comunicati del sequestro Moro, ma il direttore Scalfari mantiene la rotta della sua nave sulla posizione della “fermezza” senza concessioni.
Avere nella tasca del giaccone o del cappotto il quotidiano ben visibile diventa una moda, il giornale che inizialmente veniva deriso per il formato ridotto è primo in classifica tutti i giorni. Da qui in poi cominciano le defezioni, il linotype è solo un ricordo: il web si avvicina minacciosamente.

Ci vorrebbe un altro volume per raccontare cosa è diventato ora il quotidiano che nel frattempo ha cambiato anche sede (e l'informazione nel nostro paese), e che in edicola vende meno della metà delle copie di quegli anni. Ma il rimpianto, a volume chiuso, è che quel mondo oramai esista solo raccontato sulla pagina.

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