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Roma
La Terra dei fuochi di Roma: la politica è propaganda. Parla Cristina Grancio

di Cristina Grancio *

La terra dei fuochi, quella di Roma est, è il simbolo di come una politica ridotta a propaganda renda una città grande, quale la Capitale, in un cumulo di pericolosa mondezza perché delle due l’una: chi governa, da Marino alla Raggi non avevano la minima idea di cosa fare, oppure, più cinicamente, ci troviamo di fronte ad un Joker che ha in mente un preciso piano che ci sta mettendo in ginocchio?.

La trasmissioni di Formigli, Piazza Pulita, ha ben messo in luce quello che ormai qui a Roma tutti, da politici ai cittadini, conoscono bene: la disperazione. Quella disperazione in più occasioni emersa nell’inchiesta andata in onda giovedì scorso era già filtrata nei piani della politica allorquando, ricordo, nella Sala delle Bandiere del Campidoglio i Presidenti dei gruppi Capitolini avevano ricevuto una delegazione di rappresentanti di comitati di Valle Galeria (altra zona similmente martoriata) disposti a minacciare di morte i rappresentanti delle istituzioni a causa delle condizioni di vita nella quale erano costretti quotidianamente a confrontarsi: inquinamento atmosferico ed ambientale in una zona scelta per la trasferenza dei rifiuti che sarebbe dovuta durare pochi mesi, come promesso della Raggi, scelta invece, questa prima riconfermata quindi protratta di nuovo. 

Da Formigli la situazione di chi vive a Rocca Cencia è emersa con accenti quegli accenti appunto disperati, di chi si ammala e muore con percentuali inquietanti: è stato dimostrato che l’aspettativa di vita è tre anni inferiore rispetto a chi vive al centro di Roma, si muore di tumore, di patologie cardiovascolari e respiratorie. L’inquinamento uccide ed è stato ampiamente dimostrata dalla stessa Organizzazione Mondiale della Sanità la correlazione di causa effetto tra inquinamento ambientale e decessi: Livelli di Pm10 intollerabili, rifiuti bruciati che si trasformano in  roghi tossici sparsi un pò ovunque, non solo nei campi Rom, che trasformano l’aria irrespirabile al punto da costringere gli abitanti a vivere chiusi in casa ed i bambini a non uscire nei cortili di scuola per giocare. 

In Campidoglio sembra quasi che si respiri  una sorta di assuefazione all’inquinamento del tutto indifferente al fatto che siano stati censiti ben 122 siti inquinanti nel territorio di Roma est, un far west di illegalità ed ingiustizia sociale che, insieme allo spettro della morte, rende quel territorio socialmente fragile.  Quale la responsabilità di un sindaco che è al contempo anche autorità sanitaria locale? Quale la responsabilità di un socio unico quale è Roma Capitale nei confronti di Ama, la più grande partecipata d’Europa che si occupa dei rifiuti? 

Il bilancio di AMA resta impantanato sui 18 milioni di servizi cimiteriali che l’assessore Lemmetti si ostina a non volere riconoscere. Sul 2,2% del valore dell’intera produzione di AMA si bruciano due cda e si impedisce di portare a casa il Piano Industriale che è l’unico strumento per poter affrontare seriamente i problemi di Roma, mentre si avvicina velocemente il rischio che non vengano approvati i bilanci per tre anni consecutivi e che anche questa azienda possa essere mesa in liquidazione per poi magari privatizzare. 

Intanto all’aver chiuso la discarica di Malagrotta senza preparare un piano B si è aggiunta una incomprensibile inerzia di questa amministrazione, inerzia che permette a personaggi come Cerroni, il “re della monnezza”, di intonare il canto delle sirene sulla bontà delle sue soluzioni per Roma, e contemporaneamente ad Acea ad accarezzare l’idea del bocconcino appetitoso delle attività di AMA, quelle che possono portare i guadagni, lasciando all’amministrazione la sola porzione della dispendiosa raccolta. 

E l’amministrazione intanto che fa? Al momento sembra più una cortigiana che dice no al suo re, ben sapendo quale è il gioco, squallido ed immorale, delle parti.

* Cristina Grancio, consigliere DemA Gruppo misto

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