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Roma
Mafia Capitale, giudici: “Indagate su Zingaretti e Bubbico”. Scoppia la bufera

Mafia Capitale, bufera su Nicola Zingaretti. Potrebbe aver reso falsa testimonianza in udienza.

 

Il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, il presidente del Consiglio della Regione Lazio Daniele Leodori, la responsabile nazionale del Pd al Welfare e Terzo Settore Micaela Campana ed altre 24 persone, sentite a suo tempo come testi al processo 'Mafia Capitale', come l'ex viceministro all'Interno Filippo Bubbico o Antonio Lucarelli, ex braccio destro dell'allora sindaco Gianni Alemanno, potrebbero aver reso in udienza testimonianze false o reticenti su alcune circostanze.


E' quanto sostengono i giudici della decima sezione penale del tribunale di Roma che, nelle more del procedimento che ha coinvolto, tra gli altri, Massimo Carminati e Salvatore Buzzi condannati lo scorso luglio per associazione per delinquere semplice e corruzione, ha disposto la trasmissione degli atti (cioè i verbali delle dichiarazioni rese dai soggetti indicati) alla Procura per quanto di sua competenza. Le posizioni dei diretti interessati sono ora al vaglio dei pm.

I fatti

Per il collegio, presieduto da Rosanna Ianniello che a meta' ottobre ha depositato 3200 pagine di motivazione della sentenza che non ha riconosciuto il reato di associazione di stampo mafioso, sono emersi "elementi di reita' in ordine al reato di falsa testimonianza" per i testi: Sergio Conti, Antonio Lucarelli, Riccardo Solfanelli, Massimiliano Coladarce, Alberto Picarelli, Costantino Giustozzi, Maurizio Mattei, Nuria Guerra Munoz, Antonio Bravaccini, Alfonso Argentino, Danilo e Moreno Catini, Salvatore Nitti, Biagio Campanale, Gianluca Campagna, Maurizio Franchini, Angelo Chiorazzo, Micaela Campana, Filippo Bubbico, Elisabetta Longo, Rita Caputo, Nicola Zingaretti, Marco Casonato, Andrea Del Figliolo, Daniele Leodori, Carlo Pietropaoli e Patrizia Caprara. Il tribunale ha disposto la trasmissione dei verbali, sempre in ordine alla posizione di Sergio Conti, anche per il reato di falso, assieme all'imputato Angelo Scozzafava e del pentito Roberto Grilli, per una ipotesi di calunnia.

I dubbi su Zingaretti

A proposito di Zingaretti, il tribunale - stando alle motivazioni - scrive che "ha reso testimonianza (richiesta dalla difesa di Buzzi) escludendo radicalmente e con indignazione qualunque contatto con chiunque (Gramazio, Venafro, Cionci, Forlenza, Marotta) per la gara Cup, di cui si sarebbe occupato solo a livello di indirizzo politico nella fase della programmazione. E tuttavia tali dichiarazioni non risultano convincenti alla luce dello stretto rapporto di amicizia di Zingaretti con Cionci (che peraltro avevano facili occasioni di incontro lavorando vicini) e del rapporto di assoluta fiducia tra Zingaretti e Venafro (per come affermato dallo stesso Zingaretti), delle intercettazioni telefoniche sopra viste sui rapporti tra Buzzi, Forlenza e Cionci durante lo svoglimento della gara, del valore ingente della gara medesima, nonche' delle dichiarazioni di Venafro e Scozzafava (di cui appresso) e della figura di Gramazio per come accertata in questo processo come politico corrotto: tutti elementi che appaiono supportare la ricostruzione dell'imputato Buzzi sulla vicenda e che danno adito al sospetto di una testimonianza falsa o reticente di Zingaretti".

I dubbi su Bubbico

Quanto a Bubbico, le perplessita' dei giudici sono legate al fatto che abbia categoricamente escluso, senza risultare del tutto convincente, di avere avuto contatti con il 'ras' delle cooperative Salvatore Buzzi: "Ebbene, nonostante la testimonianza contraria del Bubbico - scrive il tribunale -, le conversazioni che lo riguardano, molteplici, provenienti (direttamente ed indirettamente) da fonti diverse e di significato inequivoco, attesterebbero invece suoi contatti con Buzzi, cosi' da delineare quantomeno il dubbio su un suo possibile coinvolgimento nelle vicende in esame".

I dubbi su Campana e Lucarelli

"I collegamenti di Buzzi con la parlamentare del Pd Micaela Campana - prosegue il tribunale - ed i contatti, per il suo tramite, piu' o meno diretti, con il viceministro Bubbico risultano verosimili anche alla luce della lunga testimonianza, in diversi punti poco credibile (stanti le inequivoche intercettazioni telefoniche e gli immotivati "non ricordo" della teste), resa dalla stessa Campana, sebbene abbia decisamente negato collegamenti diretti di Buzzi con Bubbico e l'interessamento di Bubbico alle vicende in esame". I numerosi "non ricordo" che hanno caratterizzato la sua deposizione hanno portato il collegio a sospettare "di reticenza e falsita'" la testimonianza dell'esponente nazionale del Pd: si tratta di "non ricordo - spiegano i giudici della decima sezione - spesso del tutto inverosimili in quanto apodittici e non meglio motivati e contrastanti con il contenuto chiaro delle intercettazioni telefoniche attinenti ad argomenti importanti nella vita politica o personale della donna". "Del pari - si legge ancora - si esprimono dubbi sulla genuinita' della testimonianza resa da Daniele Leodori, sentito (su richiesta della difesa di Buzzi) all'udienza del 21 marzo scorso, in quanto in alcuni punti fortemente contrastante con le intercettazioni agli atti".

Da chiarire, infine, quanto detto in aula da Antonio Lucarelli, stretto collaboratore di Alemanno che al processo "ha dichiarato di non conoscere affatto Massimo Carminati e comunque di non aver subito da lui alcuna intimidazione". Estraneita' ribadita dallo stesso ex esponente dei Nar, quando invece Buzzi ha prima affermato che Carminati aveva fatto la campagna elettorale per Lucarelli, nell'interrogatorio del 31 maggio 2015, poi ha precisato nelle spontanee dichiarazioni del primo dicembre 2016 di non sapere se i due si conoscessero e, infine, e' tornato a dire il 20 marzo 2017 che l'ex estremista di destra era stato "grande elettore" di Lucarelli.

 

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